Silvio Berlusconi è stanco dei litigi e licenzia Brunetta: verrà sostituito dalla Carfagna

Una piena rivoluzione all’interno del partito guidato dall’ex Premier Silvio Berlusconi, il quale dopo aver rinnovato la fiducia a Renato Brunetta nelle scorse settimane, nella giornata di ieri ha invece ha cambiato idea, decidendo così di licenzialo e sostituirlo.

“Mara, il gruppo ci sta sfuggendo di mano, per la guida avrei pensato a te al posto di Renato Brunetta, che ne pensi?”, è questo quanto dichiarato da Silvio Berlusconi rivolgendosi  direttamente alla diretta interessata, ovvero Mara Carfagna, la quale sarebbe la prescelta dal Cavalier Silvio Berlusconi per sostituire Brunetta.

Berlusconi avrebbe dichiarato di essere stanco delle continue guerre che si sono dichiarati nelle scorse settimane i due capogruppo Brunetta e Paolo Romani. “La situazione non è piu gestibile, non posso sopportare che quei due litighino ogni giorno sui giornali e poi Renato ha più di mezzo gruppo contro, tutti vengono a lamentarsi”, ha dichiarato Silvio Berlusconi il quale ha anche anticipato la possibile sostituta,ovvero Mara Carfagna alla avrebbe anticipato la sua decisione nella giornata di giovedì nel corso di un pranzo avvenuto nella giornata di giovedì ed anche nel corso di un incontro avvenuto venerdì mattina al quale hanno partecipato anche i senatori Lucio Malan ed Andrea Mandelli.

“Per me devi fare tu il capogruppo, ti senti pronta?”, dice Berlusconi alla Carfagna la quale risponde ” Se tu me lo chiedi sono disponibile”.A questo punto, Berlusconi insiste ” Ti piacerebbe farlo?”, domanda alla quale ha seguito il commento di Maurizio Gasparri il quale da quanto emerso, rivolgendosi all’ex Premier avrebbe detto “Presidente, se ti ha detto che è disponibile, più di così”.

Mettiamola così: quella che si conclude oggi non è stata una delle settimane più esaltanti della storia politica di Forza Italia. La leadership intermittente, la divisioni in fazioni, una linea ondivaga tra filo governativi e ultrà dell’opposizione, la rissa tra i capigruppo, lo sfascio finale della cassa, con il licenziamento di tutto il personale assunto negli anni ruggenti. “What else?”domanderebbe George Clooney all’amico Silvio Berlusconi sorseggiando un espresso. Ieri mattina, ad Arcore, non era ancora l’ora del caffè e già squillava insistentemente il telefono. Alla cornetta, Renato Brunetta. Dopo le voci di un possibile cambio dei capigruppo a gennaio, adesso vengono fuori anche i nomi: Mara Carfagna alla Camera e Anna Maria Bernini al Senato. Sono settimane che va avanti questo tira e molla e l’ex ministro della Pubblica Amministrazione non ne può più. In un primo momento Brunetta aveva dovuto fronteggiare una rivolta dal basso, capitanata da Elio Vito. Ne era uscito promettendo una gestione più collegiale del suo ufficio e la chiusura del Mattinale, l’house or- gan del gruppo parlamentare, che sembra abbia sospeso temporaneamente le attività. In quella occasione Berlusconi difese il suo uomo. Ma adesso pare sia il Cavaliere in persona ad essersi convinto che ci voglia un ricambio ai vertici dei gruppi parlamentari.

È così? Il primo pensiero di questo sabato di pseudo inverno, per Brunetta, è stato quello di alzare il telefono e togliersi il dubbio. «Ma no, ma no, che dici Renato», ha risposto Berlusconi, respingendo le dimissioni offerte dal presidente dei deputati azzurri e assicurando che avrebbe fatto chiarezza sulla vicenda con una nota ufficiale. Eccola: «Confermo la mia piena fiducia al presidente Renato Brunetta, chiamato sempre più spesso a esercizi di sopportazione. Confido che ci riesca anche questa volta».Brunetta mangerà ilpanet- tone, come si dice degli allenatori con la panchina a rischio. Lo farà anche Paolo Romani. Probabilmente non saranno insieme quando succederà, visto che i due si stanno molto antipatici. Brunetta è il più implacabile censore di Maria Elena Boschi? «È una ministra bravissima», replica Romani, dall’altro ramo del Parlamento.

Però a gennaio qualcosa potrebbe succedere, se Berlusconi si dovesse decidere a riorganizzare Forza Italia. Il piano, che al momento prende polvere sulla scrivania di Palazzo Grazioli, prevede una iniezione di democrazia nella selezione delle cariche dirigenziali di un partito che, finora, ha avuto una organizzazione monarchica. Ciò significa che i gruppi parlamentari azzurri avranno la possibilità di esprimersi sui propri rappresentanti. Decidendo se rieleggere Romani e Brunetta o se sostituirli. Un analogo criterio dovrebbe essere seguito per gli incarichi di partito a livello centrale e periferico. Infine c’è il problema della linea politica. La vecchia guardia forzista chiede a Berlusconi di convocare una direzione nazionale che dia un’identità precisa all’azione degli azzurri. La posizione individuata da Berlusconi per Forza Italia, a destra di Renzi ma a sinistra di Salvini, non è facile da mantenere perché governo e Lega sono due luoghi politici molto attrattivi. Così, in questi mesi, Fi è finita per avere più problemi di posizionamento in campo del Milan di Mihajlovic.

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