Cucchi, parla l’ex moglie del carabiniere indagato: “Vi siete divertiti a picchiarlo”

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«Il pestaggio fu originato da una condotta di resistenza posta in essere dall’arrestato al momento del foto segnalamento –  con uno schiaffo, inducendo i tre militari a interrompere la procedura per fare ritorno presso la stazione Appia, così come disposto dal maresciallo Mandolini». Sul registro i tre carabinieri diedero atto che non era stato possibile ultimare il fotosegnalamento. Poi, però, qualcuno cancellò il nome di Cucchi con il bianchetto «come se l’arrestato non fosse mai passato di lì». Tra le dichiarazioni raccolte dal pm Musarò, c’è quella rilasciata il 30 giugno scorso da Riccardo Casamassima, all’epoca dei fatti in servizio presso la stazione di Tor Vergata: «Il maresciallo Mandolini mettendosi una mano sulla fronte mi disse: “È successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato”», per poi spiegare che si trattava di Cucchi. Mentre il 23 ottobre scorso l’appuntato Stefano Mollica ha descritto al magistrato le condizioni fisiche in cui si trovava Cucchi la mattina dopo l’arresto: «Il gonfiore del viso faceva impressione, non ho mai visto niente del genere in vita mia (…) stava malissimo, era molto sofferente, aveva difficoltà a camminare, per questo l’ho aiutato quando eravamo sulle scale».

Cucchi, pm invoca l’incidente probatorio. «Nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre 2009 Stefano Cucchi fu sottoposto ad un violentissimo pestaggio da parte di Carabinieri appartenenti al comando stazione di Roma Appia». Lo scrive la procura di Roma in una richiesta di incidente probatorio per chiedere al gip una nuova perizia medico legale sulle lesioni patite da Cucchi.

Riaperto il caso sulla morte di Stefano Cucchi, il giovane purtroppo deceduto all’Ospedale Pertini soltanto dopo sette giorni dal suo arresto, avvenuto il 22 ottobre del 2009.La riapertura del caso è stata fortemente voluta dalla Procura della Repubblica di Roma, la quale ha chiesto al Gip di provvedere allo svolgimento di un incidente probatorio per cercare di fare luce su quanto accaduto nelle ore e giorni precedenti la morte del giovane Stefano.

Ed ancora la Procura della Repubblica ha ipotizzato che Stefano Cucchi sia morte in seguito ad un pestaggio verificatosi per mano dei carabinieri della Stazione Appia. Nello specifico, nel pestaggio sarebbero coinvolti i carabinieri D’Alessandro, Di Bernardo e Tedesco i quali avrebbero agito in un secondo momento rispetto alla perquisizione domiciliare eseguita nell’abitazione dei genitori Cucchi, avvenuta tra le 2 e le 4.30 del mattino.Ai carabinieri indagati, dunque, si contesta di aver provocato lesioni personali, con frattura della quarta vertebra sacrale e della terza vertebra lombare, spingendo Stefano Cucchi e colpendolo con schiaffi, calci e facendolo violentemente cadere per terra.

“Nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre 2009, Stefano Cucchi fu sottoposto ad un violentissimo pestaggio da parte dei Carabinieri appartenenti al comando stazione Appia“, si legge in una nota diffusa dalla Procura della Repubblica.Inoltre, ad aggravare la posizione dei carabinieri indagati arriva la deposizione dell’ex moglie di uno di questi. «Non ti preoccupare? che poco alla volta ci arriveranno perchè tu come mi hai raccontato a me? lo hai raccontato a tanta gente quello che hai fatto? Hai raccontato la perquisizione? hai raccontato di quanto vi eravate divertiti a picchiare quel drogato di merda», ha dichiarato l’ex moglie.

Gli inquirenti: “non non fu arrestato in flagranza per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale perpetrato presso i locali della compagnia carabinieri di Roma Casilina né fu denunciato per tale delitto, omissione che può ragionevolmente spiegarsi solo con il fine di non fornire agli inquirenti alcun elemento che potesse spostare l’attenzione investigativa sui militari del comando stazione carabinieri di Roma Appia”. Quanto accaduto nella stazione Casilina, si legge ancora, “fu taciuto agli altri Carabinieri che avevano partecipato all’arresto di Stefano Cucchi”.

Secondo la ricostruzione fatta dal magistrato quella notte nella caserma è successo: «fu scientificamente orchestrata una strategia finalizzata a ostacolare l’esatta ricostruzione dei fatti e l’identificazione dei responsabili per allontanare i sospetti dei carabinieri appartenenti al comando stazione Appia».

«non si diede atto della presenza dei carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo nella fase dell’arresto di Stefano Cucchi. Il nominativo dei due militari infatti non compariva nel verbale di arresto, pur essendo gli stessi pacificamente intervenuti già al momento dell’arresto e pur avendo partecipato a tutti gli atti successivi». «fu cancellata inoltre ogni traccia di passaggio di Cucchi dalla Compagnia Casilina per gli accertamenti fotosegnaletici e dattiloscopici al punto che fu contraffatto con bianchetto il registro delle persone sottoposte a fotosegnalamento». «non fu arrestato in flagranza per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale perpetrato nei locali della compagnia carabinieri di Roma Casilina, nè fu denunciato per tale delitto. Omissione che può ragionevolmente spiegarsi solo con il fine di non fornire agli inquirenti alcun elemento che potesse spostare l’attenzione investigativa sui militari del comando stazione carabinieri di Roma Appia».

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