Strage Parigi, Massimiliano Natalucci: Il miracolato che visse due volte

Camminavo sopra i morti, c’era sangue dappertutto, sparavano all’impazzata avevo un terrorista a pochi metri da me e anche lui uccideva le persone una alla volta, fino a quando le teste di cuoio hanno fatto irruzione nel teatro e siamo riusciti a metterci in salvo». Massimiliano Natalucci 45 anni, di Senigallia, in provincia di Ancona, è sopravvissuto alla strage che lo scorso venerdì 13 novembre, una dozzina di terroristi islamici ha perpetrato a Parigi provocando oltre 130 morti e quasi 200 feriti, tra sparatorie ed esplosioni kamikaze. Natalucci era tra gli spettatori del concerto rock degli Eagles of Death Metal presso il teatro Bataclan con una sua amica, Laura Apolloni, 46 anni, anche lei di Senigallia, rimasta ferita a una spalla. Lo stesso luogo in cui ha perso la vita l’unica vittima italiana delle stragi, Valeria Solesin.

«Ho sentito mio figlio la sera stessa dell’attentato», ci ha raccontato Massimo Nata- lucci, padre di Massimiliano. «È riuscito a mantenere il sangue freddo nonostante i terroristi fossero a tre metri da loro. Ogni volta che non li guardavano, Massimiliano e Laura procedevano verso le vie di fuga strisciando a terra, ma non appena gli spari tornavano sulla folla, rimanevano immobili fingendosi morti».

Non è la prima volta che Massimiliano Natalucci riesce a scampare a una carneficina: trent’anni fa uscì illeso dallo stadio belga dell’Heysel, dove il 29 maggio 1985 persero la vita trentanove persone, quasi tutti italiani. «Avevamo riservati i biglietti del settore Z dove ci furono poi gli scontri prima della finale di coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool», spiega Nata- lucci. «Ma proprio all’ultimo momento ci dissero che dovevamo andare nella curva antistante e così ci salvammo».

Non solo: Massimiliano è sopravvissuto anche atre gravissimi incidenti stradali, in uno dei quali persero la vita tre suoi cari amici finiti con l’auto nella acque del porto di Senigallia. «Penso che mio figlio possa contare sulla benedizione speciale di San Giovanni Paolo II», dice il padre Massimo. «Aveva otto anni quando in piazza San Pietro, Papa Wojtyla passando lo abbracciò baciandolo sulla testa. È l’unica spiegazione che riesco a darmi, visto quante volte mio figlio trovandosi di fronte alla morte, sia riuscito a sopravvivere».

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