Universitari italiani bocciati per lo stile di vita, maschi peggio delle studentesse

In Italia dalle Università spesso escono laureati con delle spiccate capacità. Sono quei ‘cervelli’ che spesso vanno all’estero, ma nel complesso gli studenti degli Atenei sono rimandati, anzi bocciati riguardo allo stile di vita. Questo perché sono troppo smartphone-dipendenti, fumano e bevono troppo, sono troppo sedentari in quanto frequentano poco la palestra, e mangiano male. E’ questo, in sintesi, l’identikit dello studente universitario medio che è emerso da un’indagine che è stata realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica.

Nel dettaglio, rispetto alle studentesse, sono i maschi in maggioranza a non seguire i corretti stili di vita, ma nello stesso tempo è netta per le donne la bocciatura in merito alla tutela della loro salute riproduttiva in quanto non fanno controlli periodici dal ginecologo.

Detto questo, la stragrande maggioranza del campione di studenti universitari che è stato interpellato dichiara comunque, e nonostante tutto, di sentirsi bene. I numeri sono però impietosi a partire dall’alimentazione visto che solo due studenti universitari su dieci dichiarano di assumere giornalmente le giuste quantità di verdura. Tanti sono poi quelli che settimanalmente consumano birra e vino, nel rapporto di ben 4 su 10, mentre 3 su 10 sono quelli hanno il dannoso vizio del fumo.

Verso le nuove tecnologie, inoltre, gli studenti universitari italiani mostrano, e c’era da aspettarselo, un’altissima attitudine che però spesso sfocia nell’abuso e nella dipendenza. Non a caso dall’indagine è emerso che ben sette studenti universitari su dieci utilizzano il proprio smartphone al fine di poter rimanere sempre connessi ad Internet.

“Indagini come questa dell’Università Cattolica, che esplora le abitudini e i comportamenti dei nostri giovani, rappresenta un prezioso strumento per poter programmare la prevenzione primaria soprattutto in vista dell’aumento dell’aspettativa di vita – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – Questi dati ci impongono di prestare una maggiore attenzione in tutte le politiche, e non solo in quelle sanitarie, all’educazione agli stili di vita salutari. Il vantaggio è doppio, individuale e collettivo: essere anziani con un buon tempo da spendere e poter affrontare una spesa sanitaria maggiormente sostenibile”.

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