Brescia, Giuseppe Ghirardini è stato ucciso col cianuro

Il corpo dell’operaio Giuseppe Ghirardini “è stato ritrovato nel bosco rannicchiato su se stesso, immagine che ha subito fatto pensare che poteva trattarsi di avvelenamento”. “Bisogna capire quanto c’entri Ghirardini con la morte presunta dell’imprenditore e con quella fumata anomala che si levò dentro la fabbrica al momento in cui l’imprenditore scomparve”.

E’ trascorso quasi un mese da quando, lo scorso 18 ottobre 2015 Giuseppe Ghirardini, 50 anni, operaio della fonderia di ottone di Brescia ovvero la Bozzoli srl, è stato trovato privo di vita. Nello specifico l’uomo è stato trovato ormai senza vita in un bosco di Casa di Vivo, sulla strada del Passo del Tonale, è al momento del tragico ritrovamento non apparivano chiare le cause della morte che invece, adesso grazie all’attenta analisi degli esperti, è stata identificata. I Ris di Parma che hanno effettuato gli accertamenti sul corpo estraneo trovato nello stomaco di Giuseppe Ghirardini, l’operaio cinquantenne della Bozzoli di Marcheno, nel Bresciano, non hanno alcun dubbio: l’uomo è morto per avvelenamento da cianuro. Nello stomaco dell’operaio è stato nello specifico ritrovato un involucro contenente un’ anima di cianuro e proprio tale scoperta ha lasciato senza parole l’avvocato Marino Colosio, legale dell’ex moglie brasiliana di Giuseppe Ghirardini, il quale ha nello specifico affermato “Quanto emerso dall’accertamento è inquietante”.

«Oggi ho effettuato un sopralluogo nella zona dove è stato trovato morto Ghirardini e posso dire che è un luogo aperto ad ogni scenario», ha detto l’avvocato bresciano Marino Colosio. «Siamo parte offesa in un procedimento aperto per induzione al suicidio, ma la vicenda potrebbe assumere pieghe diverse. È un giallo nel giallo», «Erano telefonate per chiedere aiuto», dice oggi l’avvocato Colosio. «L’ex moglie di Ghirardini è terrorizzata, spaventata per suo figlio, che possa accadergli qualcosa».

L’avvocato Colosio ha inoltre raccontato che proprio la sera prima che si verificasse la tragedia, Giuseppe Ghirardini aveva chiamato per nove volte l’ex moglie senza ricevere però alcuna risposta e ad oggi, dopo ciò che è successo, l’avvocato è convinto che l’uomo non si sia suicidato e che quelle chiamate effettuate alla moglie erano state effettuate proprio per chiedere aiuto.

Che Ghirardini non fosse sereno lo rivelano anche gli ultimi messaggi scritti su Facebook, guarda caso all’alba di quel 14 ottobre, mentre cercava l’ex moglie. Alle 6,20 ha pubblicato quello più inquietante: “Guardati bene le spalle, le pugnalate arrivano sempre da chi meno te lo aspetti”. Poi, più nulla. E torniamo, quindi, a quelle voci che ipotizzano che il corpo di Mario Bozzoli sia in quella discarica vicino alla nuova fonderia. Magari Ghirardini aveva visto cos’era successo al suo datore di lavoro. Magari aveva capito che anche la sua vita era a rischio. Un uomo impaurito rimane sveglio tutta la notte e poi si mette a chiamare l’ex moglie, magari per chiudere i conti con il passato, temendo di non avere più un domani. Questa ipotesi non sembra improbabile, ma in questo caso l’assassino di Bozzoli avrebbe eliminato anche il suo operaio? E chi sarebbe questo spietato killer? Inevitabilmente si torna alla famiglia Bozzoli e ai dissidi tra eredi.

Le tinte del giallo di Marcheno diventano ogni giorno più fosche. Mentre la Procura di Brescia ieri mattina ha deciso di svuotare tutti i forni dell’azienda della Valtrompia dove è stato visto vivo per l’ultima volta Mario Bozzoli, l’imprenditore scomparso l’otto ottobre, l’autopsia sul corpo di Giuseppe Ghirardini, l’operaio sparito una settimana dopo il padrone e ritrovato cadavere il 18 ottobre, ha svelato come l’uomo sia morto per avvelenamento da cianuro.

Lo hanno confermato gli inquirenti in seguito alle analisi irripetibili svolte sull’oggetto rinvenuto nello stomaco dell’operaio 50enne della Bozzoli, morto tra i boschi di Case di Viso a Ponte di Legno. Secondo i Ris di Parma all’interno dell’involucro che misura un centimetro e mezzo per tre e mezzo, forse di plastica, è stata scoperta un’anima di cianuro. L’unica certezza, per ora, è che si tratterebbe di un oggetto «non naturale» che non si troverebbe sul mercato libero. E sembrerebbe simile alveleno usato per uccidere i cani.

Giuseppe Ghirardini è morto per avvelenamento e il fascicolo aperto in Procura continua a essere per «istigazione al suicidio». L’operaio la sera della scomparsa del suo datore di lavoro era di turno nella fabbrica di Marcheno come addetto al forno numero tre, lo stesso che alle 19.40 registrò una fumata anomala. Ghirardini, sentito il 9 ottobre dai carabinieri aveva dichiarato che la sera precedente in azienda non era successo nulla di strano. Proprio lui avrebbe dovuto essere interrogato il mercoledì della scomparsa, ma quella mattina l’operaio si era allontanato da casa facendo perdere le sue tracce. La sua Suzuki Gran Vitara fu ritrovata solo due giorni più tardi su una strada interpoderale alle pendici del passo del Tonale, nel comune di Ponte di Legno, a 120 chilometri da Marcheno.

Solo 48 ore più tardi il cadavere dell’uomo venne trovato dai Vigili del fuoco in una radura che costeggia il torrente Arcanello, a Case diViso. La svolta sul decesso solo pochi giorni fa, con il ritrovamento nello stomaco dell’oggetto definito dagli inquirenti «anomalo». L’obiettivo degli accertamenti era capire se il contenuto dello strano involucro potesse aver causato la morte dell’operaio dell’imprenditore bresciano scomparso Mario Bozzoli.

In un primo momento si era pensato che la morte fosse sopraggiunta per cause naturali, per un improvviso attacco cardiaco peraltro compatibile con l’avvelenamento da cianuro. «Se prima per tutti era una morte naturale e oggi spunta il cianuro penso che qualche riflessione vada fatta – ha rimarcato l’avvocato Marino Colo- sio, legale della ex moglie di Ghi- rardini -. Per il momento abbiamo come ipotesi l’istigazione al suicidio che rimane in piedi. Affronteremo ulteriori passi con la Procura per vedere se l’indagine possa essere aperta ad altri scenari».

Non solo. «Personalmente – ha ammesso il legale – non riuscirei ad ingerire una capsula del genere in maniera autonoma. Da come l’ho vista ritengo che una persona normale da solo non riesca a mettersi in gola un oggetto del genere. E comunque un cacciatore che vuole togliersi la vita lo fa con il suo fucile e non avvelenandosi». Come dire che l’ipotesi del suicidio è sempre più labile.

«Lo scenario è abbastanza inquietante – ha proseguito l’avvocato -. Il cianuro è pericoloso. Non si trova sul mercato». Ghirardini pensava al futuro, al Natale da passare con suo figlio. Ha aspettative positive per il futuro. Apparentemente non aveva ragione di suicidarsi. Anche il fatto che non si sia presentato al lavoro i giorni prima della scomparsa, magari era perché qualcuno lo ha invitato ad andare via. Ora la Procura dovrà indagare a tutto campo per fare chiarezza». Un’indagine doppia, visto che comprende anche il filone legato alla scomparsa di Mario Bozzoli. A Marcheno ieri sono iniziate le operazioni di svuotamento dei forni. Operazioni decise dalla Procura su indicazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo che proprio nei forni sta cercando da settimane tracce di Bozzoli.

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