Attacco terroristico all’ hotel degli stranieri a Mali, morte circa 30 persone

Ennesimo attentato terroristico questa volta a Mali, dove nella giornata di ieri si è verificato un terribile attacco all’hotel Radisson Blue della capitale Bemako, hotel di lusso frequentato dagli stranieri nel centro della capitale. L’attacco sarebbe stato rivendicato nella giornata di ieri dal gruppo jihadista Mourabitoun, fondato dal terrorista Mokhtar Belmokhtar, da tempo molto attivo nell’area sahelo-sahariana. Purtroppo il bilancio dell’attentato è piuttosto pesante, visto che a perdere la vita sono state circa 27 persone; si tratta, tuttavia, di un bilancio provvisorio e destinato a salire.

Da quanto emerso, dieci uomini armati avrebbero fatto irruzione nell’hotel prendendo in ostaggio ben 170 persone, tra cui 30 facenti parte dell’albergo Radisson. Le forze speciali maliane avrebbero immediatamente sferrato un blitz, ed in seguito ad un secondo assalto avrebbero fatto irruzione nell’hotel. Gli ostaggi, per fortuna, sono stati tutti liberati nel corso della giornata dalle forze di polizia,stando a quanto riferito dal ministro maliano. Intervenuti sul posto, soldati, polizia e forze speciali maliane, aiutati da forze di peacekeeping Onu Minusma, oltre a truppe francesi, gli uomini della vicina ambasciata.

 “Ancora una volta i terroristi hanno voluto segnare la loro presenza barbara, in luoghi dove possono uccidere e impressionare. Dobbiamo dimostrare la nostra solidarietà al Mali, un Paese amico”, ha dichiarato Hollande, il Presidente Francese il quale ha approfittato per mandare un messaggio ai francesi presenti a Bamako a raggiungere l’ambasciata e mettersi al sicuro. Stando a quanto riferito dal Ministro Gentiloni,invece, non vi sarebbero italiani coinvolti.

Sembra che stavolta non fosse l’Isis, ma sempre di jihadisti si tratta. Sono almeno 27 i morti nell’assalto terroristico in un hotel di Bamako, capitale del Mali, che portano a ben 524 le vittime di attentati islamisti in soli 40 giorni. Centodue morti a Ankara il 10 ottobre, 224 nell’aereo russo caduto in Sinai il 31 ottobre, 43 dell’ attentato a Beirut del 12 novembre, 129 dell’ultima strage a Parigi appena una settimana fa. Secondo un macabro rituale ormai tipico dei jihadisti africani, i terroristi hanno chiesto agli ostaggi di recitare la Shada- da, la professione di fede islamica. Chi non riuscendo a pronunciare la frase in arabo si rivelava “infedele”, veniva messo da parte.

Il tutto all’hotel Radisson Blue di Bamako, capitale del Paese africano. Erano le 7 del mattino locale, le 6-6,30 italiane, quando 4 o 5 uomini armati sono entrati nell’hotel, abordo di un veicolo con targa diplomatica. Il comandante dell’esercito maliano Modibo Na- ma Traoré ha invece parlato di una decina di energumeni che hanno dato l’assalto all’edificio sparando e gridando «Allah Akbar!». Secondo la direzione dell’hotel, sarebbero stati presi in ostaggio 125 ospiti e 13 dipendenti. Associated Press e Al-Jazeera hanno parlato invece di 170 rapiti: 140 ospiti e 30 dipendenti. Tra i primi c’erano comunque 12 membri di un equipaggio dell’Air France, sei della Turkish Airlines, membri di una delegazione della Organisation internationale de la Francophonie, 10 cittadini cinesi, sette algerini di cui sei diplomatici, due russi, due marocchini, tre dipendenti dell’Onu, vari componenti di quella United Nations Multi dimensional Integrated Stabilization Mission in Mali che dovrebbe appunto riportare la calma nel Paese, e un numero cospicuo di altri cittadini francesi.

Nell’hotel c’era anche Sekouba Bambino: un cantante guineano da quelle parti piuttosto popolare. «Mi sono svegliato al suono di colpi d’arma da fuoco e pensavo fossero solo ban- ditellivenuti all’hotel per cercare qualcosa», ha raccontato alla Bbc. «Dopo 20 o 30 minuti ho capito che non erano piccoli criminali». Il quotidiano francese Libération ha riferito che l’attacco sarebbe avvenuto al settimo piano della struttura dove «si trovano le camere utilizzate dal personale di volo dell’Air France».Solo verso le 10,10 i militari del Mali sono riusciti a accerchiare l’edificio: una velocità di reazione di 2,30-3 ore nel cuore della capitale, che comunque è assolutamente in linea con le tre ore che ci hanno messo le forze speciali francesi per intervenire al Bataclan. In compenso, mentre aParigi l’operazione si è conclusa in una quarantina di muniti, da Bamako solo attorno alle 20,40 italiane, le 19,40 locali, è arrivata la notizia che i 13 terroristi erano stati tutti uccisi, dopo che al fianco dei maliani erano intervenute anche forze speciali statunitensi.

Almeno 12 ore di inferno, dunque. Un primo assalto è stato tentato alle 10,40 locali, provocando la morte di almeno tre ostaggi. Poco dopo, sono riusciti a liberare i tre dipendenti dell’Onu. Alle 11,09 sono stati liberati altre 12 ostaggi, in maggioranza perché capaci di recitare il Corano. Altri 80 ostaggi sono stati liberati alle 12, mentre arrivavano una quarantina di membri delle forze speciali francesi. Alle 13 sono riusciti a scappare una trentina di ostaggi. E molti altri sono stati salvati durante l’ora successiva. Ma intanto iniziavano a essere contati i cadaveri: prima 18;poi 27. 12 morti sono stati trovati nel piano interrato dell’hotel;altri 15 al secondo piano. Alle 16,35 sono stati abbattuti due terroristi, ed è stato comunicato che l’assalto era terminato. Ma evidentemente qualche terrorista era riuscito a scappare, el’azione per prenderli è durata fino alla serata.

Sicura la matrice jihadista, è però giallo sulla rivendicazione. I servizi di sicurezza del Mali sospettano che dietro l’attacco ci sia il network jihadista Ansar Din, di cui fa sapere di aver sventato vari progetti di attentati nella stessa capitale ad opera delle due brigate Khalid Ibn Walid e Fronte di liberazione di Massina. Poi i jihadisti di a Morabitun hanno rivendicato l’attacco sul loro account twitter all’hotel Radisson di Bamako. Ma Mokhtar Belmo- khtar, ex comandante di Al Qaeda nel Maghreb che poi ha fondato quel gruppo e si sarebbe da ultimo anche unito all’Isis, ha smentito. «Ancora una volta i terroristi hanno voluto segnare la loro presenza barbara, in luoghi dove possono uccidere e impressionare. Dobbiamo dimostrare la nostra solidarietà al Mali, un Paese amico», ha detto il presidente francese Francois Hollande, invitando i francesi a Bamako a raggiungere l’ambasciata e a mettersi al sicuro.
Il bello è che il primo ministro spagnolo Rajoy aveva appena offerto truppe per il Mali e la Repubblica Centrafricana, in modo da permettere alla Francia di concentrare forze in Siria. Un modo per far rientrare la Spagna in un grande giro da cui era uscita dopo i ritiri di Zapatero che subito si è rivelato non esattamente a bon mercato.

Profeta di sventure: parlando in pubblico giovedì, il presidente Hollande aveva detto che il sedicente Stato islamico ce l’ha con la Francia non solo perché Parigi lo bombarda in Siria, ma anche perché intervenne nel Mali nel 2013, ottenendo una“vittoria”. Meno completa e meno risolutiva, però, di quanto Hollande si illudesse: ieri, ci sono state almeno 27 vittime in un’azione terroristica, a Bamako, circa 170 ostaggi sono stati liberati, tre integralisti uccisi (per alcune fonti Onu sono 13). A una settimana esatta dalla carneficina di Parigi, il terrore jihadista torna a colpire la Francia e i suoi interessi. Lo fa nel Mali, una delle tante ex colonie.

“I TERRORISTI nel 2012 si sono accaniti contro la cultura di quel Paese”, “hanno imposto divieti, hanno sottomesso le donne”, “la Francia ha dovuto prendersi le sue responsabilità”, aveva detto Hollande. Sollecitando l’aiuto dei partner europei, lunedì, a Bruxelles, dopo la carneficina del venerdì 13, il governo di Parigi non aveva fatto riferimento alla Siria, ma aveva chiesto di non essere lasciato solo proprio nel Sahel e nell’Africa sub-sahariana. Dove, a dire il vero, nessuno ha mai dato mandato alla Francia di essere militarmente presente, come retroguardia della colonizzazione o avanguardia dell’Occidente. Ieri mattina, un albergo nel centro di Bamako, il Radisson/Blu, è stato attaccato e occupato da un commando armato integralista giunto a bordo di un veicolo con targa diplomatica.

Sono state prese in ostaggio almeno 170 persone, 130 clienti e una quarantina di dipendenti. Dopo ore di assedio, le forze speciali maliane hanno dato l’assalto a più riprese e a metà pomeriggio hanno completato la liberazione degli ostaggi, rinvenendo 27 cadaveri – 15 al piano terra e 12 al primo piano – fra cui almeno un francese e un belga. Gli terroristi avevano lasciato andare, per loro scelta, quelli che sapevano recitare il Corano: tra questi, cinque dipendenti della Turkish Airlines e 12 dell’Air France. Da Parigi partivano alla volta di Bamako una quarantina di teste di cuoio della gendarmeria e una decina di esperti della polizia scientifica.

AL MOMENTO della presa d’ostaggi, dentro l’hotel c’erano francesi, indiani, cinesi, turchi e guineiani. Il Radisson/Blu è un albergo con clientela internazionale, molto frequentato da diplomatici e da uomini d’affari stranieri, considerato il più sicuro della capitale. L’attacco jihadista alla struttura, nella zona residenziale della citta, è cominciato di buon’ora, intorno alle 7. Gli assalitori sparavano colpi di arma da fuoco e urlavano in arabo ‘Allah è grande’, ha raccontato un testimone. Sekou- ba Bambino Diabate, un cantante guineiano, ha detto di aver sentito i terroristi parlare tra di loro in inglese. Le autorità francesi hanno chiesto ai loro connazionali in città di non uscire dalle case e hanno chiuso le loro scuole.

Per varie ore, la confusione è stata massima. In un primo tempo i servizi di sicurezza maliani indicavano che il commando apparteneva ad Ansar Din, di cui numerosi attentati nella capitale maliana sarebbero già stati sventati. Poi, l’intelligence maliana chiamava in causa il gruppo militante al-Mourabitoun, legato ad al Qaeda e che avrebbe pure rivendicato l’azione su t- witter. Il gruppo al Mourabitoun è stato fondato da Mokhtar Belmokhtar, un ex comandante di al Qaeda nel Maghreb.

Nel 2012, il Malì settentrionale fu occupato da milizie jihadiste, in parte legate ad al-Qaeda. Molti gruppi jihadisti furono snidati grazie a un’operazione militare internazionale su iniziativa francese, lanciata nel gennaio 2013 e che è ancora in corso. Ma alcune zone del Paese, specie nel Nord, al confine con l’Algeria, rimangono fuori dal controllo delle forze ma- liane e straniere loro alleate. Dall’inizio del 2015 gli attacchi si sono estesi al centro e, da giugno, al sud del Paese, fino a raggiungere la capitale.

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