Terrorismo – Inghilterra, l’Isis sta preparando attacchi di massa in Gran Bretagna

E’ allarme terrorismo in Gran Bretagna, forse senza precedenti.Mosca lancia l’allarme sulla possibile produzione di armi chimiche da parte dell’Isis e Londra quello di nuovi e clamorosi attentati in Gran Bretagna da parte dei jihadisti alla vigilia del vertice diplomatico di domani a Vienna sul futuro della Siria. Da quanto emerso e diffuso dalla Russia, l’Isis avrebbe da poco ottenuto l’accesso alle tecnologie per produrre armi chimiche, proprio quando il processo di smantellamento dell’arsenale chimico di Assad, è stato completato al 99%.

«Sono già stati registrati molti episodi sull’uso di armi chimiche da parte di militanti Isis in Siria e in Iraq», dichiara Mikhail Ulianov, il capo del dipartimento del Ministero degli Esteri russo per la non proliferazione delle armi, chiedendo un’indagine internazionale dell’Onu e dell’Organizzazione per il divieto delle armi chimiche. “Sono stati registrati molti esempi di uso di armi chimiche in Siria e in Iraq da parte di miliziani dell’Isis”, aggiunge il capo del dipartimento Ulianov. Nello specifico l’allarme sarebbe stato lanciato proprio in questi giorni da Andrew Parker, il direttore generale della sicurezza nazionale britannica il quale al Telegraph ha rilasciato delle dichiarazioni molto preoccupanti.

Stando a quando dichiarato da Andrew Parker, l’Isis starebbe pianificando nel Regno Unito una serie di attacchi di massa, con l’intenzione di provocare parecchi morti. Ad oggi sarebbero circa 4000 uomini dell’MI5 impegnati per prevenire le minacce terroristiche; purtroppo la minaccia degli jihadisti cresciuti e residenti in Gran Bretagna non accenna a diminuire. “Ci sono oltre 750 estremisti che da questo Paese sono andati in Siria e non c’e’ alcun segno che questi numeri si vadano riducendo”, dichiara Parker.

Il pericolo di attentati jihadisti in Gran Bretagna non è mai stato così alto da 32 anni in qua»: questo l’allarme lanciato da una fonte più che autorevole, il direttore del MI5, il servizio segreto inglese, che ovviamente vale per tutti i grandi Paesi europei. Mentre i grandi della terra, si riuniscono per l’ennesima volta a Vienna (inclusi Iran, Arabia Saudita e Turchia) per trovare una “soluzione politica” alla crisi siriana e per tentare un accordo – letteralmente impossibile – per contrastare l’Isis e al Qaeda, i fatti parlano chiaro: da quando è iniziata l’azione di contrasto dell’Occidente e dei Paesi arabi, come da quando nella “lotta al terrorismo” è scesa in campo la Russia di Putin, l’Isis si è sempre più rafforzato in Medio Oriente e in Africa e ha moltiplicato i suoi sforzi per attaccare col terrore i Paesi europei.

Andrew Parker, direttore delMI5 è stato chiaro: «Assistiamo al moltiplicarsi di tentativi di attentati contro il Regno Unito con la regia di terroristi in Siria, veicolati da contatti con la Siria di non meno di 750 terroristi di nazionalità inglese, con l’ausilio del più sofisticato uso della Rete. Soprattutto, abbiamo verificato il moltiplicarsi di iniziative per attentati con vittime di massa. La minaccia che stiamo affrontando – negli ultimi 12 mesi abbiamo sventato 6 complotti nel Regno Unito e 7 all’estero – è oggi su una scala così grande quale non ho mai visto in 32 anni di carriera nel MI5».

A questo allarme, si aggiungono i dati rivelati da IHS Jane’s, tra ipiù autorevoli think tank militari, che attestano come nell’ultimo anno l’Isis ha incrementato la sua capacità di attacco, nonostante i raid della Coalizione di Obama e di quelli russi. Nell’ultimo trimestre l’Isis ha sferrato infatti 1.086 attacchi, la media di 11 al giorno, contro gli 8,3 al dì precedenti. Il tutto, con una incremento dell’81% delle sue vittime che rispetto all’ottobre 2014.

Il tutto, disponendo tra i 50.000 e gli 80.000 combattenti con una straordinaria capacità di sostituire i caduti con nuovi foreign fighters. Significativi – circa i pochi danni inerti all’Isis – sono i dati dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani che attestano che da quando sono iniziati 4 settimane fa i bombardamenti russi, su 600 vittime, solo 131 erano militanti del- l’Isis, contro 185 civili e ben 279 militanti dell’opposizione siriana. Ennesima prova che l’impegno russo non è affatto diretto solo contro l’Isis (che ha subito perdite irrisorie rispetto al numero dei suoi miliziani), ma essenzialmente contro i ribelli siriani anti Assad, anche a costo di massacrare civili.

Gravissimo, inoltre l’allarme lanciato da Mikhail Ulianov, capo del dipartimento per la non proliferazione delle armi del ministero degli Esteri della Russia che ha rivelato che «sono stati registrati molti esempi di uso di armi chimiche carlo panella in Siria e in Iraq da parte di miliziani dell’Isis, non si tratta solo dell’uso di cloro a scopi militari, ma ci sono prove che l’Isis dispone e impiega vere armi chimiche, iprite, e forse lewisite, la cui produzione richiede l’uso di tecnologie piuttosto complesse».

Ulianov non lo ammette, ma peraltro vi sono ormai abbondanti prove che le milizie di Beshar al Assad – che la Russia vuole imporre come cardine del processo di transizione che si discute oggi a Vienna – impiegano diffusamente armi chimiche al cloro, segnando così il fallimento tragico della miserevole sceneggiata messa in piedi due anni fa da Barack Obama quando fermò all’ultimo istante un intervento militare contro Assad, dando il via all’ipocrita programma di disarmo chimico sotto la regia dell’Onu. Quanto alla riunione di Vienna, alla ricerca di una soluzione politica alla crisi siriana, è facile prevedere il suo terzo fallimento, per una ragione semplicissima che si aggiunge alle mire opposte e non conciliabili che dividono l’Iran, spalleggiato dalla Russia, da Arabia Saudita e Iraq: le opposizioni siriane non jihadiste non sono state invitate. E qualsiasi ipotesi di soluzione senza di loro non ha semplicemente senso.

I jihadisti avrebbero giustiziato oltre 200 suoi miliziani ceceni e di altre nazionalità dell’Asia centrale perché intenzionati a disertare. Il crimine sarebbe stato compiuto tre mesi fa, e secondo il racconto di un disertore siriano all’Osservato siriano per i diritti umani, molti volevano passare con il Fronte Al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda. Il disertore siriano ha poi spiegato che dietro

la decisione di combattenti ceceni e caucasici di abbandonare lo Stato islamico c’era la convinzione che quella condotta dai jiha- disti di Al Baghdadi fosse una guerra “sbagliata”. Tra Isis e Al Nusra infatti non esiste alleanza nonostante a settembre scorso il leader di Al Qaeda Al Zawahiri aveva lanciato attraverso un video un appello all’unione delle forze.

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