Terrorismo, arrestato marocchino nel padovano ” Facciamo esplodere Roma”

0

Continua l’allerta terrorismo in Italia e proprio nella giornata di ieri un cittadino marocchino residente nel padovano è stato espulso dal nostro paese nell’ambito di un’operazione di polizia. Si tratta di Adil Bamaarouf, un marocchino che viveva a Monselice, nel padovano il quale avrebbe dichiarato le sue intenzioni di far esplodere la città di Roma.

Una minaccia piuttosto seria e pesante che gli è costata l’espulsione dal nostro paese. Il provvedimento di espulsione è stato emesso direttamente dal Ministero dell’Interno ed è stato eseguito dalla questura di Padova; l’uomo tenuto già sotto controllo da diverse settimane è risultato essere un pericolo per la pubblica sicurezza e per questo motivo si è ritenuto opportuno allontanarlo dall’Italia.

«Far esplodere la città di Roma», luogo «da dove deve iniziare l’Islam», per vendicare il mondo arabo per le iniziative dell’Ue e degli Usa nella lotta all’Isis“, sono risultate essere queste le intenzioni esternate dal marocchino espulso immediatamente dall’Italia direttamente dal Ministro Alfano. Il marocchino, inoltre, avrebbe anche manifestato la volontà di passare per la Turchia per raggiungere i combattenti mujaheddin impegnati al momento nella guerra mediorientale.

Dalle indagini, è inoltre emerso che il marocchino abbia frequentato con regolarità per un periodo di tempo molto breve l’Associazione culturale islamica locale, ma sarebbe stato allontanato dopo poco tempo in quando aveva esternato un credo radicale volto alla totale chiusura nei confronti del mondo occidentale. «Era offeso poiché sia l’Unione Europea sia gli Stati Uniti stavano combattendo gli appartenenti all’Isisper questo era intenzionato a vendicare il mondo arabo per le iniziative intraprese da questi Paesi, minacciando di far esplodere la città di Roma»,hanno dichiarato i Ros.

Si è aperto da meno di un mese l’Anno Santo e i piani dell’Isis sono già in fase avanzata. L’ultimo musulmano catturato dai Ros dei carabinieri puntava direttamente a colpire il Giubileo. Il suo primo obiettivo era ‘far esplodere la città di Roma’. Adil Bamaarouf, un 40enne marocchino, era convinto che la capitale delle Cristianità fosse il ‘luogo da dove deve iniziare l’Islam’. Lo hanno fermato ieri a Monselice, nel Padovano, e subito rispedito in patria, prima che potesse portare a termine il suo disegno, che prevedeva una fuga attraverso la Turchia per andare ad arruolarsi Ira i terroristi dell’Isis.

Ad accendere la sua sete di vendetta contro l’Occidente erano i raid aerei europei e statunitensi contro il califfato. E comunque il suo odio si rivolgeva anche verso i cristiani e gli ebrei in genere, che a suo dire non rispettavano il ramadan, e dai quali ‘come musulmano si sentiva oppresso ed offeso’. “Con questo, sono 65 i soggetti espulsi e rimpatriati”, ricorda il ministro dell’Interno Angelino Alfano, intervenuto personalmente perché le intercettazioni dei carabinieri e il giudizio del comitato di analisi strategica antiterrorismo indicavano che Bamaarouf ‘manifestava la volontà di commettere azioni terroristiche e l’intenzione di andare nelle zone di conflitto in Siria”. Era uno come tanti, spiega il titolare del Viminale, «conosciuto dalla comunità islamica di Monselice”, anche se «dopo una breve esperienza come imam, ne è stato allontanato proprio per le sue posizioni fondamentaliste e anti occidentali”.

Prima di passare al jihad armato, quindi, aveva potuto predicare indisturbato nelle moschee venete. E soltanto grazie all’intervento di alcuni musulmani di buon senso, fra i quali il fratello che lo aveva segnalato alle forze dell’ordine, gli era stato impedito di proseguire nell’attività di radicalizzazione e magari di reclutamento. Partito lui, comunque, sempre nel nordest, sono pronti a sostituirlo.

Sempre ieri, un segnale d’allarme è scattato nella provincia di Venezia, dove la Digos sta seguendo le tracce di due pachistani, inseriti in una lista nera di potenziali simpatizzanti dello Stato Islamico stilata dall’intelligence europea, che erano stati avvistati nei giorni scorsi a Portogruaro, non lontano dal confine con il Friuli Venezia Giulia, e segnalati dall’antiterrorismo. Erano arrivati a Natale e ripartiti a Santo Stefano, proprio in concomitanza con l’apertura della porta santa nella basilica di Concordia Sagittaria, e avevano trascorso la notte in un hotel della città del Lemene.
Monitorarli tutti si sta rivelando un’impresa ardua. Secondo i dati forniti dal Viminale, nel 2015 sono state controllate 74.177 persone, più di 20mila nell’ultimo mese, dopo gli attentati di Parigi. 259 sono invece gli arresti per estremismo religioso.

Qualcuno, invece, come rivela un servizio di Cristina Giudici sul Foglio, riesce ancora a partire per unirsi al Califfato. Due ragazzi marocchini, Moncef e Tank, non erano soddisfatti dell’accoglienza ricevuta dalla comunità cattolica Kayros a Milano. Così, all’inizio del 2015, si sono allontanati. Qualche giorno prima, don Claudio Burgio, il sacerdote che gestisce il centro, aveva capito quali erano le intenzioni dei suoi ospiti e aveva informato la procura dei suoi sospetti. Senza risultato, perché l’intervento non era stato abbastanza tempestivo. E ora anche il prete che aveva scommesso sul loro recupero dopo averli tirati Inori dal carcere minorile, si trova ad ammettere: “Il nostro problema è che non riusciamo ancora a capacitarci di essere in guerra”.

Rispondi o Commenta