Terrorismo e intercettazioni: ministro Orlando propone Procura Ue, monitoraggio chat Playstation

Per quel che riguarda la lotta al terrorismo servono maggiori ‘intercettazioni alla luce delle nuove tecnologie e più cooperazione tra le Procure’. Questo è quanto, tra l’altro, ha dichiarato il ministro della Giustizia Andrea Orlando sottolineando altresì la necessità di ‘monitorare anche le chat Playstation’. Questo perché sembra che gli attentatori delle stragi di Parigi si siano avvalsi di chat sfruttando le console di gioco per organizzarsi e per coordinare gli attacchi.

A conclusione del vertice antiterrorismo convocato in vista del Giubileo a Roma, il ministro ha sottolineato anche la necessità e l’importanza di istituire a livello europeo una Procura Ue. Ma in merito ha anche parlato di ‘battaglia politica’ in quanto, riguardo a ‘dare vita a una Procura europea antiterrorismo, questa posizione è minoritaria a livello Ue’.

Secondo il ministro Orlando, inoltre, c’è bisogno di più tecnici nella lotta al terrorismo considerando l’uso sempre più diffuso delle nuove tecnologie e dei nuovi media, ma servono anche più ‘mediatori culturali all’interno delle carceri, per impedire quelle forme di radicalizzazione che in altri Paesi si sono sviluppate proprio in quel contesto’.

A tal fine sono circa tremila i detenuti che, a seguito di comportamenti sospetti, vengono attenzionati con particolare riferimento ad alcuni istituti penitenziari, e tra questi quelli di Brescia, Gela, Agrigento, Rossano, Padova e Secondigliano. E questo anche considerando che negli istituti di pena italiani si stima che ci siano circa 160 imam attivi. Intanto, nel corso della trasmissione Rai ‘Virus’, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha reso noto che ieri è stato espulso dall’Italia un cittadino marocchino di 35 anni che viveva a Milano.

Dobbiamo potenziare la capacità di intercettare informazioni da qualunque tipo di strumento della rete: dalle playstation ai programmi per scaricare musica e alle chat». Andrea Orlando, ministro della Giustizia, annuncia un pacchetto di misure per rafforzare gli strumenti per carpire gli scambi di informazione tra i terroristi.«Un tempo lo scambio delle notizie avveniva solo per telefono. Oggi gli strumenti sono molti di più e la rete offre infinite opportunità. Per questo dobbiamo potenziare i nostri sistemi di intercettazione e questo oggi (ieri, ndr) abbiamo deciso», spiega Orlando al termine del vertice convocato a via Arenula per individuare novità per la prevenzione e il contrasto del terrorismo il vista del Giubileo.

Tre le linee di intervento ipotizzate dal Guardasigilli: «Più strumenti di intercettazione, nuovi supporti di informatizzazione, più traduttori e mediatori culturali nelle carceri». Il punto forte è il giro di vite su quegli strumenti tecnologici che non hanno un ruolo primario di comunicazione, ma permettono lo stesso agli utenti di entrare in contatto diretto. Le risorse per realizzare il programma, sostiene il ministro della Giustizia, già ci sono: 150 milioni di euro saranno destinati al potenziamento del sistema informatico, mentre determinanti saranno le figure dei tecnici e degli operatori culturali all’interno degli istituti di pena «per comprendere le dinamiche e impedire fenomeni di radicalizzazione». Proprio sui mediatori culturali, però, le risorse scarseggiano. È lo stesso Orlando a rivelare di aver «proposto un emendamento alla legge di Stabilità, perché riteniamo che le risorse non siano sufficienti.

Speriamo che il Parlamento risponda a questa necessità». La riunione di ieri a via Arenula sarà la prima di una lunga serie. «Il quadro preoccupante, dopo i fatti di Parigi, consiglia un monitoraggio costante» nei prossimi mesi, rivela Orlando, che conferma l’impegno italiano per l’istituzione di una procura unica europea: «È una battaglia che merita di essere combattuta. Serve un salto di qualità a livello europeo per lo scambio di informazioni e la cooperazione. Si tratta di un deficit che già abbiamo segnalato». In Italia, il Guardasigilli torna ad auspicare l’abolizione del reato di immigrazione clandestina: «Rende più complicate le indagini sul reati di traffico di esseri umani».

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