Tom Hanks: “E’ un Natale di gioia, mia moglie ha vinto il cancro”

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Se c’è lui, se c’è Tom Hanks, sappiamo già quello che ci aspetta. Sappiamo che torneremo a vedere un uomo ordinario che affronta eventi stra-ordinari. Che andremo a rivedere film come Philadelphia, Forrest Gump o Salvate il soldato Ryan. E non sappiamo resistergli. Il suo ultimo film, Il ponte delle spie, è una conferma. A dirigerlo è un’altra volta Steven Spielberg, come già nel 1998 con Salvate il soldato Ryan, poi con Prova a prendermi e The Terminal. Questa volta siamo nel 1960. La Guerra Fredda imperversa e da un lato e dall’altro della cortina di ferro le spie sono dappertutto. Ci sono tensioni, sotterfugi, a volte ci scappa anche il morto. E poi c’è Hanks, un avvocato che si occupa di assicurazioni, catapultato nella Berlino divisa dal muro.Hanks, il suo personaggio appare ingenuo, ma alla fine si rivela un fine e abile negoziatore. Lei?

«No, io bevo qualunque cosa: anche se entro in un negozio e cerco di trattare su qualcosa ho già perso perché dall’altra parte sanno già che lo voglio. Quindi è stato bello interpretare un personaggio così diverso da me».

E coi figli?

«Ma siamo pazzi? Chi negozia coi figli? Sono piccoli tiranni che si svegliano la mattina e fanno di te ciò che vogliono. Al ristorante la gente mi riconosce e dice: “Oh, Tom Hanks!”. Per loro sono solo il povero idiota che li portava a scuola e a un certo punto spero solo che arrivi presto il mio momento preferito della giornata».

Che sarebbe?

«Quando mi ritrovo a letto con mia moglie alle 10 e 10 di sera, infilo un cuscino sotto le ginocchia, apro le parole crociate, ci scambiamo commenti su che cosa hai fatto oggi e cosa ci aspetta domani e poi chiudo la luce e alle 10 e 20 sono nel mondo dei Sogni». Torniamo al film, siamo nel 1960. Che cosa ricorda di quei tempi? «Sono nato nel ’56. Per me la Guerra Fredda è iniziata quando a cinque anni i miei genitori mi hanno detto che Khrushchev aveva parlato all’Onu e aveva detto che ci avrebbe seppelliti sbattendo una scarpa sul tavolo. Sono cresciuto pensando che i russi sarebbero venuti in California e avrebbero aperto grandi fosse coi trattori e ci avrebbero messi tutti dentro».

Il muro di Berlino non c’è più ma si parla di nuovi muri…

«La realtà di allora era che il mondo era diviso in due. C’era tensione ovunque, se non era Berlino era il Vietnam

0 l’Angola o le Brigate Rosse da voi. Eravamo noi contro di loro, i buoni e

1 cattivi. C’era più chiarezza. Ora tutto è più complicato. Hai l’islamo-fasci-smo e poi hai i migranti e i rifugiati che lasciano le loro case e i loro Paesi. Il muro di Berlino era stato eretto per tenere la gente dentro. Ora i muri sono fatti per tenere la gente fuori». Parliamo di lei e Steven Spielberg. Litigate mai?

«Abbiamo i nostri disaccordi. La cosa più straordinaria è che ci mettiamo d’accordo per fare un film, poi vedo cose che non mi convincono. Così la mattina che dobbiamo girare arrivo e non so come dirglielo ma lui mi prende da parte e mi dice: “Sai, ho cambiato delle cose…”. E sono le stesse pagine che non mi convincevano».

Il Natale scorso è stato segnato dalla notizia che sua moglie Rita aveva un tumore al seno. Una battaglia vinta…

«Già, Rita lo ha scoperto in dicembre e le nostre feste sono state molto diverse da quanto avevamo immaginato. Sono stati mesi molto intensi, ora ha finito le sue terapie e mi metto in ginocchio di fronte alla bravura dei suoi medici e al coraggio di Rita che ha voluto rendere pubblico quello che stava vivendo. Ho anche imparato che ci sono i predatori, che quando sentono che c’è un cancro di mezzo spingono certe procedure, alcuni con qualche relazione con la scienza e altri semplici ciarlatani. Vogliono fare soldi su di te, vendono false speranze».

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