Tumore al seno, aumentano le guarigioni ma sempre più giovani donne vengono colpite

La neoplasia più frequente fra le donne è rappresentata dal tumore al seno che, rispetto al passato, fa meno paura in quanto con la diagnosi precoce e con i farmaci, che sono sempre più efficaci, la mortalità negli ultimi 23 anni è scesa del 30%; ma nello stesso tempo sono aumentati del 27% i casi di cancro al seno scoperto nelle donne con età al di sotto dei 50 anni. Di questo ed altro, in presenza di oltre duecento esperti da tutto il mondo, si è parlato a Roma durante l’International Meeting on New Drugs in Breast Cancer al Regina Elena che è giunto alla sua quarta edizione.

In Italia sono quasi 700 mila le donne che hanno avuto il tumore al seno con un aumento del 19% rispetto al 2010. Di queste circa i due terzi si sono lasciati la malattia alle spalle ed a fronte di un aumento della sopravvivenza di quelle pazienti dove si è agito quando il tumore era già in uno stadio avanzato. Secondo il presidente del Convegno, il professor Francesco Cognetti che è direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena, occorre puntare sulla medicina di precisione.

Secondo il professore è oramai sbagliato parlare di tumore al seno al singolare in quanto da soggetto a soggetto, in ragione delle differenze biologiche, servono per avere successo delle terapie sempre più personalizzate al fine di poter andare a colpire la singola neoplasia del singolo paziente. E per quel che riguarda i criteri di accesso alla mammografia, secondo il Professor Cognetti ‘l’età del primo esame va abbassata per tutte le donne a 45 anni e i controlli devono proseguire fino ai 74′.

L’obiettivo di questa terapaia, è quello di personalizzare la cura per ogni paziente: «È ormai improprio parlare di tumore del seno: si deve utilizzare il plurale, perché le differenze biologiche sono tali da configurare vere e proprie patologie diverse. Il carcinoma della mammella è fra quelli che più hanno beneficiato della target therapy. Si stanno aprendo prospettive importanti anche grazie all’immuno-oncologia che ha già dimostrato di essere efficace nel melanoma, nel tumore del polmone e recentemente anche nel tumore renale, stimolando il sistema immunitario contro le cellule malate».

“Lo screening nelle donne dai 50 ai 69 anni ha contribuito in maniera determinante a ridurre di quasi il 40% la mortalità per cancro del seno nell’ultimo ventennio – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e presidente del Convegno giunto alla quarta edizione -. L’età del primo esame va abbassata per tutte le donne a 45 anni e i controlli devono proseguire fino ai 74. Oggi solo due Regioni, Emilia-Romagna e Piemonte, hanno ampliato in maniera strutturata la fascia d’età da coinvolgere nei programmi di screening, come suggerito dal ‘Piano nazionale prevenzione’”.

“L’innovazione prodotta dalla ricerca ha permesso di raggiungere risultati importanti – afferma il prof. Cognetti -. In quindici anni le percentuali di guarigione sono cresciute di circa il 10%, passando dal 78 all’87 per cento. Si tratta di un risultato eccezionale, da ricondurre alle campagne di prevenzione e a trattamenti innovativi sempre più efficaci”. e, se si interviene ai primissimi stadi, la sopravvivenza raggiunge il 98%”.  “Ma il tumore del seno resta la più frequente causa di morte per cancro nel sesso femminile, anche fra i 40 e i 50 anni. Vanno quindi sensibilizzate le donne ad aderire alla mammografia ed è necessario che le Istituzioni siano pronte a recepire le indicazioni che provengono dalla comunità medico-scientifica”.

One comment

  1. Bene che la scienza faccia passi avanti. Ora resta la parte più difficile: sensibilizzare le donne ed attuare ulteriori campagne di sensibilizzazione.

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