Umberto Tozzi: “Se fossi nato a Liverpool e avessi incontrato i Beatles, probabilmente sarei stato il quinto Beatle”

E davvero fuori luogo l’ironia con cui è stata salutata una frase rilasciata da Umberto Tozzi a La Stampa. Uno dei più grand i cantanti d’Italia, anzi d’Europa, anzi del mondo, ha solo esternato una verità inconfutabile: “Se fossi nato a Liverpool e avessi incontrato i Beatles, probabilmente sarei stato il quinto Beatle”. Impossibile dargli torto. Se George Harrison avesse ascoltato vette come “manchi come il sa- le/manchi più del sole”, avrebbe certo scelto Tozzi e non il Maharishi come Guru. John Len- non avrebbe buttato nel cesso Imagine, conscio di non valere nulla in confronto, e McCartney si sarebbe dato come minimo al curling.

Tozzi, da artista enorme e mai megolomane qual è, non ha peraltro raccontato tutto. I Pink Floyd, per sostituire Syd Barrett, scelsero David Gilmour e non lui solo perché Roger Waters avrebbe sofferto troppo il dualismo con Umberto. ANCHE i Led Zeppelin volevano Tozzi al posto di Robert Plant, e a dirla tutta Jimmy Page contattò pure Memo Remigi per ottenere un’autentica superband, ma Tozzi non li reputò abbastanza degni. La storia della musica è piena di episodi simili.

Gianni Pettenati è il vero fondatore degli Sto- nes, solo che non legava con Keith Richards e allora dovettero ripiegare su Mick Jagger. Born to Runl’ha scritta Jovanotti a 8 anni, ma Springsteen gli rubò il manoscritto durante un viaggio a Cortona con Little Steven. Se poi ascolti al contrario O ne degli U2, ottieni il testo di Su di noi di Pupo (in latino antico). Purtroppo la canzone italiana è vittima di un’odiosa congiura ordita dalle multinazionali della musica mondiale. A cui, coraggiosamente, Tozzi ha alfine deciso di opporsi. Siamo con lui: non deluderci, quinto Beatle.

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