Valeria Solesin è morta, lo conferma il padre “Mia figlia è morta”

Nella giornata di ieri è giunta la notizia secondo la quale, la ragazza italiana che risultava scomparsa a Parigi in seguito agli attentai, purtroppo è deceduta. Stiamo parlando di Valeria Solesin, la 28enne veneziana che come anticipato si trovava a Parigi, e nello specifico al Bataclan insieme al suo fidanzato. La notizia purtroppo ha sconvolto tutti, a cominciare dalla famiglia; è stato proprio il padre del fidanzato della giovane Valeria, Corrado Ravagnani a confermare il decesso. La notizia, inoltre,è stata anche confermata dal sindaco di Venezia ed anche dal padre della giovane Valeria.

“Nostra figlia è morta, abbiamo la certezza ma manca solo per motivi burocratici l’ufficialità”,comunica il padre. Tantissimi i messaggi di cordoglio giunti alla famiglia della giovane Valeria a cominciare dal sindaco di Venezia, Brugnaro che sul profilo Twitter ha postato questo messaggio:”A nome mio personale e di tutta la città di Venezia esprimo il cordoglio più profondo per la morte di Valeria Solesin”.

Messaggio di cordoglio arrivato anche dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale ha dichiarato: “cordoglio del governo e di tutti noi alla famiglia di Valeria. Credo che non ci siano parole, faremo di tutto per ricordare questa giovane ricercatrice. Penseremo con la famiglia un modo, magari una borsa di studio”“Valeria era una persona, una cittadina ed una studiosa meravigliosa.Ci mancherà molto e credo, visto il percorso che stava facendo, che mancherà anche al nostro Paese per le doti che aveva”, la ricorda così Luciana Milani, ovvero la mamma della giovane Valeria.

Di sicuro non avrebbe voluto tante lacrime. Valeria Solesin avrebbe fissato gli amici con i suoi occhi profondi e avrebbe detto che il dolore si affronta a testa alta. Che morire a 28 anni a un concerto heavy metal al Bataclan di Parigi non è giusto, ma bisogna solo accettarlo. Il più delle volte funzionava così: la vita che fatica a starle dietro, mentre lei corre in ogni angolo con le idee che le saltano da un capello all’altro. Questa era Valeria, la vittima italiana che ha perso la vita durante gli attentati del 13 novembre.

Nata a Venezia, viveva in Francia da quattro anni. Al concerto era con Andrea Ravagnani, il ragazzo di Dro (Trento) conosciuto all’università e che per lei aveva cominciato a studiare il francese e si era trasferito nella capitale. Poi Chiara, sorella di lui, e il fidanzato Stefano Peretti. I quattro erano dentro il locale quando c’è stato l’assalto e durante la fuga si sono persi di vista. I documenti della ragazza erano nella borsa della sorella di Andrea e per questo è stato difficile ritrovarla. Per 24 lunghe ore, gli amici e i parenti hanno sperato che la ragazza fosse riuscita a scappare. Poi la mattina del 15 novembre la conferma: Valeria non c’è più. A fare l’annuncio sono stati i genitori. “La porteremo sempre nel cuore”, ha detto la mamma Luciana Milani. “Ricordate che era una per sona, una cittadina, una studiosa meravigliosa e mancherà anche al nostro Paese”.

Solesin era ricercatrice in demografia all’Ined, istituto della Sorbona. Un posto tanto desiderato e a cui era arrivata con la fatica di chi ce la fa da sola e si è guadagnato con il sudore ogni centimetro della sua strada. Una laurea in sociologia all’Università di Trento in collaborazione con la facoltà di Nantes in Francia, dove ha trascorso un anno di studi. Poi un master di due anni all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e infine un master di specializzazione alla Sorbona. Nel mezzo piccoli lavoretti per potersi mantenere, le estati piovose a Parigi sognando il mare di vicino casa sua e i picnic nei parchi parigini a parlare del come sentirsi meno stranieri in un posto che ormai dovrà essere il tuo per un bel po’ di tempo.

Studiava le famiglie tra la Francia e l’Italia nel tentativo di comparare i due sistemi. Il perché nel suo Paese fosse così difficile poter essere mamma e professionista, del perché importasse a pochi migliorare le cose. “Come faccio a tornare?” Se lo chiedeva spesso Valeria, anche se alla fine aveva accettato di essere un “cervello in fuga” (come avrebbe odiato quell’etichetta). Solo si rompeva la testa pensando a come dare il suo contributo all’Italia.

A ricordarla, tra i tanti messaggi degli amici, anche Gino Strada che ha voluto omaggiare i suoi anni di volontariato in Emergency. Era tosta Valeria, di quelle a cui fai fatica a mentire e che ti lasciano senza parole. Parlava il francese con l’accento da Saint Germain des Prés, ma bastava ci fosse bisogno di essere un po’ più incisivi che sfoderava con nostalgia il suo dialetto veneto. Lascia amici sparsi per il mondo che ingoiano le lacrime solo perché sanno che le avrebbe detestate.

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