Vaticano: Qualcuno vuole eliminare Papa Francesco

La lotta intestina al Vaticano – da qualche settimana infiammata sulle pagine dei giornali e nei talk show televisivi – ha origini antiche. E va ben oltre le acrobazie alate dei nuovi corvi, impegnati come mai prima a volteggiare sulla cupola di San Pietro. Tutto ha inizio pochi giorni dopo la grande rinuncia di Ratzinger e il successivo insediamento di Bergoglio. Il quale – è bene qui ricordare – non sale al soglio di Pietro immediatamente dopo il lungo pontificato d’oro di Woytjla, soltanto per volontà di una ristretta cerchia di elettori. Riavvolgendo il nastro – un’operazione dolorosa ma irrinunciabile per comprendere i disastri di questi giorni – va ricordato come la prima battaglia della Grande Guerra di Bergoglio si consuma contro i seguaci di Lefebvre. Una divisione tragica per la storia del Cristianesimo, legata alla determinazione di Francesco a rifondare la Chiesa dalle fondamenta.

La confraternita che fa capo a Lefebvre, scomunicata da Giovanni Paolo II e riabilitata dal successore Benedetto XVI, che toglie la scomunica al vescovo le- febvriano Richard Williamson, negazionista della Shoah tuona senza mezzi termini: «Quando vediamo quello che sta accadendo ringraziamo Dio, grazie alla nostra crociata siamo stati preservati dalla sventura di un accordo con Roma. Grazie a Dio. Vogliamo essere cattolici, siamo cattolici, abbiamo diritto ad essere riconosciuti cattolici, ma non metteremo a repentaglio il nostro tesoro per questo» però «la situazione della Chiesa è un disastro e il Papa la sta rendendo 10.000 volte peggio. All’inizio del pontificato di Benedetto XVI, dicemmo: la crisi della Chiesa continuerà, ma il Papa sta cercando di metterci un freno. E’ come a dire: la Chiesa continuerà a scendere, ma con un paracadute.

Con Francesco, diciamo: lui taglia le corde,. Ha messo un razzo per andare verso il basso. Se Bergoglio continuerà in questo modo, dividerà la Chiesa. La gente dirà: è impossibile che sia lui il Papa, lo rifiutiamo. Altri diranno: aspettiamo, consideriamolo come Papa, ma non seguiamolo. Sta provocando rabbia. Molta gente sarà scoraggiata da quello che la gente fa nella Chiesa e sarà tentata di buttare tutto via. I ministri vanno seguiti quando dicono la verità, non quando dicono spazzatura. Obbedire all’attuale Pontefice significa mettere in pericolo la nostra fede: affermare che ognuno può avere la sua idea è spazzatura! Non ha nulla a che fare con gli insegnamenti cattolici, è relativismo assoluto».

Dopo questa dovuta premessa, si fa più semplice comprendere chi e perché vuole fare fuori Papa Bergoglio. E anche la natura di certe “fughe di notizie” dalla sacre mura, che vede protagonisti un numero sempre più elevato di prelati. Fino a monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, arrestato per ordine delle autorità giudiziarie della Santa Sede perché sospettato di aver avuto un ruolo nella veicolazione delle carte segrete di Bergoglio. Dalle iraconde dichiarazioni dei Lefebvriani spiate, ricatti e “corvate” si sono allargate a macchia d’olio, fino a far tremare le più alte gerarchie vaticane. Ma anche politici, imprenditori e giornalisti. E perfino personaggi che sono stati posti nella stanza dei bottoni dallo stesso Francesco. A partire dalla oramai nota Chaouqui, anch’ella indagata nel nuovo affare – Vaticano.

Il monaco teologo Enzo Bianchi lo aveva previsto. «Verrà una brinata – sentenziò nel corso di un convegno promosso dal sociologo delle religioni Arnaldo Nesti – perché l’opposizione al papa sta crescendo». E l’opposizione è diventata tangibile sotto forma di un libromanifesto intitolato “Permanere nella verità di Cristo”. In esso cinque cardinali attaccano frontalmente la linea di misericordia di papa Francesco. Oggetto dell’attacco, ufficialmente, è il cardinale Kasper scelto dal Papa per relazionare il collego cardinalizio sulle tematiche della famiglia e la possibilità di dare la comunione ai divorziati risposati dopo un percorso “penitenziale”. Sotto accusa sono l’apertura alle coppie sposate civilmente, la comprensione per chi si è rifatto una vita dopo il fallimento del proprio matrimonio, la famosa frase “Chi sono io per giudicare un omosessuale che cerca Dio?” e l’idea di ascoltare la voce dei fedeli attraverso un sondaggio universale.

I cinque porporati che attaccano Papa Bergoglio sono il “custode dell’ortodossia”, cardinale Gerhard Ludwig Mueller prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede; il cardinale americano Raymond Leo Burke, prefetto della Segnatura Apostolica; il cardinale italiano Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna; il cardinale tedesco Walter Brandmueller, ex presidente del comitato scienze storiche del Vaticano; il cardinale italiano Velasio De Polis, ex presidente della Prefettura affari economici, incaricato a suo tempo dal papa emerito Benedetto XVI di riorganizzare i Legionari di Cristo dopo lo scandalo a carattere sessuale del fondatore Marciai Maciel.

MA CHI E COSA RAPPRESENTANO GLI ANTI BERGOGLIO? Si tratta di un nucleo proveniente dalla Curia romana e un rappresentante della linea dei “principi non negoziabili” all’interno dell’episcopato italiano. La fronda, però, è ben più vasta di quanto appare. Si potrebbero aggiungere i nomi del cardinale Mauro Piacenza, che è stato allontanato da papa Francesco dalla guida della Congregazione per I Clero; quello del cardinale Tarcisio Bertone, che insieme all’allora cardinale Ratzinger esaminò e respinse con convinzione la prassi delle Chiese ortodosse; quello del cardinale spagnolo Antonio Canizares, pensionato da Francesco, allontanato dalla direzione della Congregazione per il Culto e spedito in patria alla guida di una diocesi meno prestigiosa di Madrid, che pure era libera; quello del cardinale Antonio Maria Rouco Varela, ex arcivescovo della capitale spagnola; quello del cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per Santi.

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