Vaticano,arrestati Mons.Vallejo Balda e la consulente Chaoqui per fuga di notizie e documenti

Vaticano:Nella giornata di ieri sono  finiti in carcere Lucio Angel Vallejo Balda, monsignore di Curia, e la pr Francesca Chaouqui di Carlo Marroni un tempo segretario e membro della Cosea, l’ormai disciolta Commissione di studio per la riforma degli enti economici vaticani.L’arresto è stato convalidato dall‘Ufficio del Promotore di Giustizia, nelle persone di Gian Piero Milano, Promotore di Giustizia, e Roberto Zannotti, Promotore di Giustizia aggiunto, di Carlo Marroni.

«Nel quadro di indagini di polizia giudiziaria svolte dalla Gendarmeria vaticana ed avviate da alcuni mesi a proposito di sottrazione e divulgazione di notizie e documenti riservati, sabato e domenica scorsi sono state convocate le due persone per essere interrogate sulla base degli elementi raccolti e delle evidenze raggiunte. In seguito alle risultanze degli interrogatori queste due persone sono state trattenute in stato di arresto in vista del proseguimento delle indagini», questo quanto diffuso dal Vaticano attraverso una nota della sala stampa.

Al momento la posizione di monsignor Vallejo Balda, segretario della Prefettura per gli affari Economici, dicastero ormai in via di scioglimento dopo la costituzione della Segreteria per l’Economia. «Si deve ricordare che la divulgazione di notizie e documenti riservati è un reato previsto dalla Legge n. IX dello Stato della Città del Vaticano (13 luglio 2013) art. 10 (art. 116 bis c.p.)», aggiunge la sala stampa.Nello specifico Monsignor Vallejo Balda è stato arrestato perché ritenuto il nuovo corvo per la fuga di documenti riservati e rinchiuso in cella in Vaticano, dove tre anni e mezzo fa era stato recluso Paolo Gabriele l’ex maggiordomo papale accusato di aver trafugato e diffuso le carte segrete di Benedetto XVI.

Sono riusciti a fare infuriare papa Francesco, che ha immediatamente approvato i due arresti scattati nel week end in Vaticano: quello di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, spagnolo di 54 anni, e della laica Francesca Immacolata Chaouqui, 33enne calabrese, già rilasciata per «avere proficuamente collaborato» all’inchiesta. Ancora una volta, come tre anni e mezzo fa, al centro della bufera Oltretevere c’è la divulgazione di materiale riservato, che in questa seconda puntata di Vatileaks riguarda il setto – re delle finanze e della delicata riforma economica voluta da Bergoglio.

Le indagini della Gendarmeria vaticana erano scattate nel maggio scorso, dopo le prime indiscrezioni pubblicate dall’Espresso sulla Cosea, la commissione di studio sulle attività economiche e amministrative costituita dal Papa nel primo anno di pontificato. La risposta del Vaticano è arrivata, decisa e inequivocabile, a tre giorni dall’uscita nelle librerie dei due libri che hanno sviluppato e contestualizzato quei documenti riservati, Avarizia di Emiliano Fittipaldi, giornalista dell’Espresso, e Via Crucis, di Gianluigi Nuzzi, che nei primi mesi del 2012 fece esplodere il primo caso Vatileaks con Sua Santità.

Il pugno di ferro di Bergoglio non stupisce, visto che i presunti colpevoli della fuga di notizie sono proprio persone a lui vicine. Uno era il segretario della Cosea, l’altra unico componente femminile della commissione, ma tanto in confidenza con i vertici da apostrofare il Papa come «Capo» su Twitter. Una vicinanza che potrebbe essere fraintesa o strumentalizzata e che ha infatti spinto la Santa Sede a chiarire, nel comunicato ufficiale che ieri dava la notizia deidue arresti, che «pubblicazioni di questo genere non concorrono in alcun modo a stabilire chiarezza e verità, ma piuttosto a generare confusione e interpretazioni parziali e tendenziose. Bisogna assolutamente evitare l’equivoco di pensare che ciò sia un modo per aiutare la missione del Papa».

Nessuno dei due arrestati è cittadino vaticano, ma la giurisdizione d’Oltretevere ha proceduto in totale autonomia in quanto il presunto reato è stato commesso in Vaticano. Gli interrogatori e arresti sono avvenuti sabato notte e già ieri Chaouqui, di madre italiana e padre franco-marocchino, era tornata a casa. Difesa dall’avvocato Giulia Bongiorno, che ha depositato «documenti difensivi», la 33enne ha fatto sapere di avere «passato una giornata serena» e di confidare «di uscire innocente dalla vicenda». La donna ha avuto un lungo colloquio con il suo legale, ribadendo di voler offrire «massima collaborazione, soprattutto a tutela dell’immagine del Vaticano».

Sorte diversa per monsignor Vallejo Balda, che rimane rinchiuso in cella in Vaticano, nella stessa del Palazzo della Gendarmeria dove nel 2012 era stato recluso Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo papale accusato di aver trafugato e diffuso le carte segrete di Benedetto XVI nel precedente scandalo. Le prove a carico delle due persone arrestate in Vaticano sono ritenute «molto forti e concrete». Il promotore di giustizia Gian Piero Milano e l’aggiunto Roberto Zanotti non hanno ancora chiuso l’indagine. Indiscrezioni parlano di un terzo indagato e, come era stato tre anni fa per il maggiordomo, anche stavolta si sospetta che i nuovi corvi non abbiano fatto tutto da soli. Il timore è che il girone dei traditori sia più affollato del previsto. Inoltre il Vaticano non esclude «altri provvedimenti» a stretto giro, magari «grazie a rogatorie internazionali»: unica via, questa, per intervenire sui due libri.

Ambiziosa, esplosiva, controversa, Francesca Immacolata Chaouqui, 33 anni, aspirava a entrare in tutte le stanze più segrete del Vaticano. È riuscita a visitarne perfino le carceri. Vi ha trascorso soltanto una notte, quanto basta a consacrarla definitivamente come la «papessa». È il nomignolo che lei stessa diffondeva dal suo profilo Face- book, rispondendo ironicamente ai tanti denigratori che l’accusavano di essere una denigratrice. Lei negava. Se dal suo profilo Twitter partivano strali contro l’allora segretario di Stato della Santa Sede, mons. Tarcisio Bertone o l’ex ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti o rivelazioni tipo «Ratzinger ha la leucemia», rispondeva che le era stato hackerato l’account. In pratica, sostiene di essere stata vittima di una sottrazione d’identità.

Certo, la personalità della Chaouqui è complessa e si presta volentieri al gioco degli equivoci. Nata in Calabria, a San Sosti in provincia di Cosenza, da madre italiana e padre francese di origini marocchine che poi abbandonerà la famiglia. Si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma e sposa un informatico, Corrado Lanino, che ha una lunga esperienza di lavoro proprio all’interno delle istituzioni vaticane. Lei invece fa la lobbyista, anzi l’esperta di pubbliche relazioni per lo studio Orrick Herrington & Sutcliffe, dove segue con particolare interesse un cliente, il finanziere Alessandro Proto che tenterà di scalare diverse società per poi rivelarsi un bluff. A suo favore, promuove un’offerta per l’acquisizione del quotidiano Pubblico. L’affare va in porto il 13 febbraio 2013, il giorno precedente l’incarcerazione di Proto per aggiotaggio. A marzo, la Chaouqui passa alla Ernst & Young in Italia.

Nel frattempo, Papa Benedetto XVI si è dimesso. E la Chaouqui acquista notorietà con l’incarico conferitole da Papa Francesco, che la chiama nel luglio del 2013 a far parte della Cosea, la Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede, guidata dallo spagnolo monsignor Lucio Angel Vallejo Balda. Per pura coincidenza, il 25 agosto l’associazione americana Go-Topless la premia per aver posato per un servizio fotografico senza veli, benché rigorosamente in compagnia del marito.
Evidentemente, il Vaticano non le basta. Il 24 ottobre 2014 comunica urbi et orbi via Twitter che sarà alla convention del Pd, per sostenere Matteo Renzi: «Io domani vado alla #Leopolda5 a cercare di costruire qualcosa, non al corteo ad urlare». Quale che sia stato il suo contributo, soddisfatta fa da cassa di risonanza alle parole dello stesso Renzi, di Luca Lotti, di Davide Serra, di Marianna Madia e di Beatrice Lorenzin.

Eppure continua a proclamare la sua incondizionata fedeltà al Pontefice. In un tweet del 14 luglio 2014 gli augura «buon viaggio a te che sei la persona più grande che conosca. Ti voglio bene, capo».Per le questioni più fastidiose, invece, si affida all’avvocato Giulia Bongiorno. Anche domenica l’ha nominata come suo difensore, dopo essere stata arrestata dalla gendarmeria vaticana per fuga di notizie. Una scelta oculata, visto che la Chaouqui è stata rilasciata per aver collaborato con la giustizia e per mancanza di estremi cautelari. In ogni caso, sottolinea la sua legale, «il fatto che il mio cliente stia collaborando non significa che si sita autoaccusando, ma semplicemente che sta fornendo materiale utile alle indagini». Anzi, il contributo che ha fornito alle indagini è stato «ritenuto apprezzabile», tanto che «è già tornata a casa e nei prossimi giorni chiarirà la sua posizione. Sono stati anche depositati dei documenti».
Ne erano già stati depositati troppi, in realtà. E con le stesse modalità con le quali erano state diffuse le carte di Benedetto XVI. All’epoca del primo Vatileaks, nel 2012, fu accusato il maggiordomo pontificio Paolo Gabriele ma lo scopo reale era mettere in cattiva luce monsignor Georg Gaenswein, il segretario del Papa. Stavolta, nel mirino ci sono altri. Ma i mandanti sembrano essere sempre gli stessi.

Perchilo conosce, il 54enne monsignor LucioÀngel ValLejo Balda è «un grande ingenuo». Suona in contrasto con la definizione di «corvo», che gli è piovuta addosso quando lo hanno arrestato in Vaticano per l’ultima fuga di notizie. Ricavarne il ritratto di un personaggio ambiguo è un’impresa facilitata dalla sua vicinanza all’Opus Dei, sulla quale circola un’or- mai inossidabile «leggenda nera» che la colloca al centro di ogni oscura trama di potere. In realtà, le accuse alla prelatura personale fondata da san Josémaria Escriva de Balaguer spesso provengono dai nemici della Chiesa cattolica.

Da quanto è dato di capire da una nota della casa madre, comunque ora monsignor Vallejo dovrà vedersela da sé e non solo nelle carceri della Santa Sede perché da un lato è vero che «appartiene alla “Società Sacerdotale della Santa Croce”, associazione di presbiteri intrinsecamente unita all’Opus Dei», ma dall’altro questa «non ha il diritto di intervenire nel ministero pastorale né nel lavoro che i suoi soci svolgono nelle loro diocesi o nella Santa Sede. La missione dell’associazione è l’accompagnamento spirituale dei suoi membri». Insomma, rimane sempre un sacerdote cattolico. E non si capisce perché mai avrebbe dovuto tradire la fiducia della Chiesa.

Perciò, «gli unici superiori di Mons. Vallejo sono quelli della Santa Sede e il vescovo della diocesi dove è incardinato», cioè Astorga, in Spagna. Lo avevano chiamato da là in Vaticano, come segretario prima della prefettura degli affari economici e poi della Cosea, la Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economico-amministrative della Santa Sede. Ma l’Opus Dei non c’entra e la responsabilità è personale. Eventualmente anche quella di essersi fidato troppo fino a lasciarsi sottrarre documenti scottanti da chi poi li ha diffusi e, per discolparsi, lo ha accusato di essere il «corvo». Ora, in effetti, gli converrà pentirsi, innanzitutto di aver fatto nominare Francesca Immacolata Chaouqui come membro della commissione pontificia incaricata del riordino della Curia. E anche di aver organizzato con lei festeggiamenti sontuosi per la cano – nizzazione dei due papi Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII.

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