Veronica Panarello, il suo destino è nelle mani di due super-psichiatrici

Fonte: Settimanale Giallo di Roberto Vergani – Veronica Panarello ha ucciso il suo bambino, perciò deve essere processata per omicidio volontario, con l’aggravante della premeditazione, e per occultamento di cadavere. Come richiesto dalla difesa, la donna dovrà essere sottoposta a una perizia psichiatrica al fine di determinare se al momento del delitto fosse in grado di intendere e di volere. Una volta acquisiti gli esiti della perizia, comincerà il processo vero e proprio, che sarà celebrato con il rito abbreviato”.

LA NUOVA STRATEGIA DELLA DIFESA Con queste parole, il giudice Andrea Reale aveva rinviato a giudizio Veronica Panarello, 27 anni, la giovane mamma di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, accusata di aver strangolato il suo figlioletto, Loris Andrea Stival, di otto anni. Come vi abbiamo riferito sul numero di Giallo della scorsa settimana, il magistrato aveva fissato al 14 dicembre la prossima udienza, utile a conferire ai medici legali l’incarico di eseguire la perizia psichiatrica nei confronti dell’imputata. La seduta, però, è stata rinviata a lunedì 21 dicembre.

Nel frattempo, il giudice ha individuato i due medici a cui verrà affidato il delicatissimo compito di stabilire lo stato mentale di Veronica. Si tratta dei professori Eugenio Aguglia e Roberto Catanesi. Vediamo nel dettaglio chi sono. Eugenio Aguglia, 63 anni, è attualmente professore ordinario di Psichiatria nonché direttore della Clinica Psichiatrica dell’Università di Catania. Fino al 2008 era stato docente presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Trieste.

È autore di quasi 500 lavori pubblicati su riviste nazionali e internazionali su argomenti inerenti la psichiatria. Roberto Catanesi, 59 anni, è professore ordinario di Psicopatologia forense presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari. Nel triennio 2002-2005 è stato presidente della scuola di specializzazione in Criminologia clinica.

Ha sempre curato dal punto di vista scientifico, attraverso ricerche e partecipazioni a congressi, il settore della criminologia critica e della psichiatria forense. È autore di circa 140 pubblicazioni. Da 25 anni svolge attività peritale in ambito psichiatrico-forense. Ai medici legali verrà ufficialmente conferito l’incarico nell’udienza in calendario il 21 dicembre. I due psichiatri, esperito il loro compito, dovranno consegnare gli esiti dell’esame nell’udienza successiva, la cui data, però, non è stata ancora fissata.

Come dicevamo, il gup (giudice per l’udienza preliminare) ha accolto la richiesta della difesa di processare l’imputata con il rito abbreviato. Su che cosa sia il rito abbreviato e quali potranno essere gli scenari futuri vi rimandiamo all’intervento dell’avvocato Daniele Bocciolini, nostro collaboratore, che pubblichiamo nel riquadro a destra. Una cosa, però, la possiamo dire: è evidente che dietro a questa richiesta ci sia una precisa strategia difensiva. Se la donna fosse considerata incapace di intendere e di volere potrebbe addirittura evitare il carcere.

Le prove della colpevolezza di Veronica in relazione all’omicidio del figlio sono tantissime, anche alla luce delle recenti ammissioni circa la matti na del delitto. Ve ‘ ca, infatti, dopo u anno esatto dalla morte di Loris, ha finalmen te ammesso che il piccolo è morto in casa, sotto i suoi occhi. Intanto, Veronica è stata trasferita dal carcere di Agrigento, dov’era rinchiusa da circa un anno, a un ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

Dietro alla decisione di ricoverare la donna ci sarebbe un non meglio precisato “stato di disagio psicologico”. L’imputata resterà in questo istituto protetto per qualche settimana. Molto probabilmente vi trascorrerà il periodo delle feste, il tempo di effettuare tutti gli esami necessari e di somministrarle la cura. È bene precisare che questo improvviso ricovero nulla ha a che fare con la perizia a cui dovrà essere sottoposta a breve. Il trasferimento nell’ospedale giudiziario, infatti, è la conseguenza di uno stato depressivo già clinicamente documentato prima ancora che venisse avanzata la richiesta della perizia psichiatrica da parte del suo legale.

Cosa succederà all’udienza del 21 dicembre? Quali potranno essere gli esiti della perizia e che effetto avranno sulla pena? Risponde l’avvocato Daniele Bocciolini: «All’udienza del 21 dicembre verrà formalmente conferito l’incarico ai consulenti che dovranno svolgere la perizia psichiatrica su Veronica Panarello. I periti, dopo che il gup avrà formulato il quesito specifico, dovranno indicare un termine per lo svolgimento delle operazioni peritali: di norma dai 60 ai 90 giorni, che potrà essere prorogato anche alla luce della complessità dell’attività da svolgere. I consulenti nominati dovranno valutare sotto il profilo psichiatrico la personalità di Veronica e stabilire se, al momento dei fatti, era capace o meno di intendere e di volere.

Occorre ricordare che non è sufficiente un qualsiasi disturbo per escludere o far scemare la capacità di intendere e volere. Non potrebbe essere qualificato come “disturbo” una piccola anomalia comportamentale o una depressione. Del tutto slegato alla richiesta di perizia psichiatrica è, infatti, il trasferimento alla struttura psichiatrica di Barcellona Pozzo di Gotto, essendo motivata in relazione a uno stato depressivo clinicamente documentato in precedenza. Al momento tre sono le opzioni previste: 1) Qualora verrà accertato un disturbo tale della personalità da far ritenere attenuata la capacità di intendere e di volere, Veronica potrà essere dichiarata “semi inferma” di mente: in questo caso oltre alla riduzione di un terzo della pena prevista per l’abbreviato, la condanna dovrà essere ridotta ulteriormente. 2) Qualora il disturbo sia tale da escludere totalmente la capacità di intendere e di volere, allora Veronica potrà essere addirittura assolta per mancanza di imputabilità. 3) La terza opzione è che Veronica verrà riconosciuta pienamente capace di intendere e di volere. In questo caso potrebbe rischiare l’ergastolo».

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