Video choc, ripresa sparatoria con uccisione capo avvocati curdi in Turchia: Erdogan, ‘Lotta a Pkk’

Tahir Elci, capo degli avvocati curdi a Diyarbakir, è morto nella mattinata di ieri nel centro storico di Sur,  durante una sparatoria come confermato da un video choc che gira in Rete già da diverse ore. ‘Ho appena saputo che il presidente dell’Associazione degli avvocati Tahir Elci è morto e che un poliziotto è stato ucciso’, ha dichiarato Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco, appresa la notizia, aggiungendo che ‘questo incidente mostra quanto sia nel giusto la Turchia nella sua lotta determinata contro il terrorismo‘.

Tahir Elci in Turchia era un avvocato molto noto per aver lottato per il rispetto dei diritti umani al punto da essere stato anche in carcere dopo che, in televisione, aveva affermato di non ritenere il Pkk un’organizzazione terroristica.

Intanto le forze dell’ordine turche nel centro storico di Sur, dove è avvenuta la sparatoria, hanno imposto il coprifuoco mentre a Diyarbakir ed a Istanbul la tensione è tornata a salire dopo la protesta di manifestanti, con lancio di pietre, respinta con cannoni ad acqua e cariche. I media locali riportano inoltre, in linea con quanto dichiarato da Erdogan, che nell’agguato a Tahir Elci ha perso la vita pure un agente che era rimasto ferito.

Intanto dal carcere di Silivri a Istanbul, dove sono rinchiusi da tre giorni, Can Dundar ed Erdem Gul, rispettivamente direttore e caporedattore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, hanno scritto ai leader dell’Unione Europea una lettera aperta con la quale si chiede di non voltarsi dall’altra parte riguardo alle ‘pratiche che violano i diritti umani e la libertà di stampa’.

Non sono ancorale scuse richieste dalla Russia, le parole con cui il presidente turco Recep Erdogan ieri si è detto «dispiaciuto» per l’abbattimento da parte di caccia di Ankara del bombardiere russo Su-24 sui confini siriani: «Vorrei non fosse mai successo. Una possibilità di ricomporre le relazioni con la Russia può essere il vertice sul clima di lunedì a Parigi». Nessun rammarico per il pilota russo ucciso, né l’ammissione di uno sbaglio. Ma in serata il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che ufficializza le sanzioni economiche contro la Turchia. Al già annunciato ripristino del controllo sui passaporti dei turchi in entrata si aggiunge la proibizione per agenzie turistiche russe di promuovere viaggi nel paese anatolico.

Si bloccherà l’importazione di beni di produzione turca, eccetto che per «uso personale». Vietato anche per le aziende russe assumere dipendenti turchi. E infine, restrizioni sull’attività di «organizzazioni turche» in Russia. Per ritorsione, ma anche per sicurezza, poiché certe conventicole potrebbero essere legate a emanazioni panturche come i «Lupi grigi» di ben nota
memoria. Nell’illusione di reagire, il governo turco ha scoraggiato i propri cittadini a recarsi in Russia, se non «per motivi urgenti», ma tale boicottaggio è una puntura di spillo per Mosca, essendo cento volte più numerosi i turisti russi in Turchia.

Erdogan toppa pure nei commenti all’assassinio di un avvocato curdo paladino dei diritti umani, Tahir Elci, ucciso in mattinata in una misteriosa sparatoria nelle strade di Diyarbakir, città del Kurdistan turco (sono morti anche due agenti). «Questo atto dimostra che la nostra lotta al terrorismo è giusta», dice il «sultano». Piccolo particolare, la Turchia intende la lotta al terrorismo quasi solo come lotta ai movimenti curdi, specie il PKK. E proprio per dimostrare che il PKK non è un movimento terroristico, si batteva lo scomodo Elci. A sparargli, un commando di sconosciuti poi dileguatisi, che hanno anche ucciso un poliziotto della scorta e ferito tre giornalisti. Nella zona si erano avuti anche attentati dell’Isis contro i curdi. Che strano, terroristi contro altri «terroristi»? Di sicuro, se la Turchia negli ultimi giorni ha abusato delle parole dicendo alla gigantesca Russia di «non scherzare col fuoco», l’espressione pare assai più vera per Ankara, che deve stare attenta all’etnia curda, che rappresenta non una sparuta minoranza, bensì il 20 % della popolazione totale.

Cortei in memoria di Elci si sono avuti già nel pomeriggio persino a Istanbul, dove vive una folta comunità curda, ma sono stati repressi dalla polizia con lanci di lacrimogeni. Intanto, poiché oggi è in programma un vertice fra Erdogan e l’Unione Europea per chiedere soldi ai contribuenti europei in cambio della «gestione dell’emergenza profughi», la stampa tedesca si è scatenata per mettere in guardia Angela Merkel circa i pericoli di un patto con un governo sospettato di sostenere i terroristi dell’Isis. Testate come la Bild e la Deutsche Wirtschafts Nachrichten temono che dei soldi Ue solo una parte vada ai rifugiati in Turchia, il resto prenda vie oscure.

I timori che i turchi, e perfino il figlio di Erdogan, Bi- lal, facciano affari con l’Isis pare corroborato dalle cifre date ieri da fonti del Parlamento iracheno, secondo cui «negli ultimi 8 mesi l’Isis ha guadagnato 800 milioni di dollari, vendendo sottocosto ai turchi il greggio a 20 dollari al barile, in parte riesportato dalla Turchia a partire dal porto di Ceyan». Del resto, all’appello degli Usa, tramite il Wall Street Journal di ieri, perché «la Turchia chiuda i suoi confini con la Siria per bloccare i rifornimenti ai jihadi- sti», fonti turche rispondono evasive che «non è questa la soluzione al problema del terrorismo».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.