Vodafone-Liberty: prove tecniche di convergenza

Nella blasonata City londinese non devono intendersi molto di Kant, Hegel e dintorni: quando mercoledì scorso il presidente di Liberty John Malone, parlando di una possibile fusione con Vodafone, ha specificato «sto parlando da un punto di vista filosofico, non sto facendo un’offerta a nessuno», il titolo del gruppo guidato da Vittorio Colao ha strappato un +4% in Borsa.

La City forse non si intenderà di filosofia. Ma di business sì. Di un interesse tra le due società si era già parlato, sebbene sempre a livello di rumor prima di Malone, e non a caso l’ipotesi piace ai pragmatici rialzisti. Telecom e media, reti e contenuti, è ormai la ricetta che tutti stanno cercando di preparare nelle proprie cucine fatte di numeri, budget e bilanci.

Ne è un esempio anche il gruppo francese Vivendi che sotto la guida di François Bolloré sta attendendo l’ultimo via libera dall’Antitrust argentino per poter prendere le quote di Telefonica in Telecom Italia. E, d’altra parte, le voci mai sopite di ipotetici matrimoni in qualche forma tra Mediaset e la stessa Telecom Italia rientrano nella stessa logica. Gli operatori gestiscono delle «reti stupide», diventate ormai delle commodity con margini sempre più risicati, mentre gli Over the top che ci ballano sopra, come Apple, Google, Amazon e Netflix, guadagnano miliardi. L’unione con i contenuti dovrebbe offrire la formula eterogenea ma efficiente per andare dai clienti e vendere un pacchetto banda larga più tv a pagamento.

Nella sostanza è ciò che ha detto Malone a Bloomberg News: Vodafone «starebbe benissimo» all’interno del suo impero. «Abbiamo esaminato la questione dal nostro punto di vista e sarebbero possibili sinergie sostanziali se potessimo trovare un modo per lavorare insieme o per combinare le due società, per quanto riguarda il mercato dell’Europa occidentale». Nella sede di Vodafone regna il silenzio.

E non è strano. Quando nel settembre del 2013 Colao chiuse l’operazione del decennio con Verizon (la seconda più grande operazione di sempre dopo VodafoneMannesmann con 130 miliardi di dollari di valore) raccontò al Corriere le strategie usate per non farsi mai beccare: «Per chiudere l’operazione io e Lowell McAdam ci siamo incontrati anche al Madison Square Garden, durante la partita di hockey su ghiaccio dei New York Ranger, di fronte a qualche decina di migliaia di tifosi per parlare dell’operazione. I rumor erano già usciti, allora ci siamo detti: andiamo nel posto più visibile del mondo così nessuno sospetta nulla».

Insomma, Colao difficilmente rilascerà ragionamenti filosofici. Il mercato comunque ora starà più attento. «I commenti di Malone  hanno sottolineato gli analisti di Jefferies hanno segnato un cambio di tono, che può essere interpretato come un modo per tastare il polso degli azionisti, aprendo la porta in modo ufficioso a Vodafone».

La convergenza tra media e telecom, a dirla tutta, è un vecchio mantra, non sempre fortunato. Nel 2000 l’operazione America OnLine e Time Warner finì in un bagno di sangue. E non sono in tanti a ricordare che il primo esperimento fu fatto prima del 2000 niente poco di meno che dalla Enron: la società, collassata poi in uno dei più grandi crac di Wall Street, pensò a un certo punto di usare la banda in eccesso degli americani per portare i film di Blockbuster sulla Rete. Tutte e due le società sono poi miseramente fallite. Ma, evidentemente, l’idea era buona. Solo in anticipo sui tempi.

L’operazione da 42 miliardi di dollari Comcast-Warner Bros Cable ha dato vita nel 2014 al più grande operatore di pay tv e servizi broadband negli Usa. Inoltre nel marzo del 2014 la stessa Vodafone ha comprato per 7,2 miliardi Ono in Spagna, che offre servizi di pay tv. Mentre British Telecom è da tempo entrata massicciamente nel campo dei diritti tv del calcio strappando a BSkyB, l’impero di Rupert Murdoch, la Champions League (897 milioni di sterline per un triennio).

La convergenza, dunque, sembra oggi più matura di allora. Ma per capire se anche nel caso di Malone valga lo shakesperiano «Ci sono più cose in cielo e in Terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia» bisognerà attendere di intercettarlo con Colao magari a Wimbledon, davanti a qualche decina di migliaia di tifosi.

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