Cinema: Hunger Games, ‘Il Canto della Rivolta è Rivolta’ atto finale della trilogia con Jennifer Lawrence

E’ uscito ieri in Italia l’ultimo atto della trilogia di ‘Hunger Games‘. Stiamo parlando di Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte II, film diretto da Francis Lawrence nonché sequel de Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I.

I due film, Parte I e Parte II, sono stati peraltro girati in contemporanea con l’ultimo atto, proiettato ieri in Italia mentre uscirà oggi 20/11/2015 negli Stati Uniti, che rappresenta la trasposizione cinematografica della seconda parte del terzo romanzo Il canto della rivolta, scritto da Suzanne Collins ed ambientato, come i precedenti, in un futuro distopico post apocalittico.

Nel film Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte II per Katniss Everdeen, personaggio interpretato dall’attrice protagonista, Jennifer Lawrence, è arrivato il momento della resa dei conti, ovverosia quello di andare ad affrontare l’ultima battaglia, lo scontro finale per salvare un’intera nazione dalla tirannia di Capitol City. Katniss Everdeen, infatti, è ormai diventata la Ghiandaia Imitatrice della rivolta contro il presidente Snow, e sarà chiamata a far leva anche sul sostegno dei suoi amici per cercare di vincere la battaglia finale.

Rispetto ai film Hunger Games, Hunger Games: La ragazza di fuoco e Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I, in Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte II ci sono nuovi personaggi, tra cui il Comandante Lyme, interpretato da Gwendoline Christie; Tigris, interpretata da Eugenie Bondurant, Leeg 1 e Leeg 2, interpretate dalle sorelle gemelle Misty Ormiston e Kim Ormiston. Ed ancora Mitchell, Jackson e Homes, interpretati rispettivamente dagli attori Joe Chrest, Michelle Forbes e Omid Abtahi.

Hollywood è piena di belle ragazze bionde e con gli occhi azzurri. Ce ne sono a migliaia, continuano ad arrivarne di nuove e tra di loro ci sono anche brave attrici. Poi c’è Jennifer Lawrence. Sin da quando si è fatta notare cinque anni fa con Un gelido inverno., che le valse una nomination agli Oscar, e poi a 23 anni, grazie a II lato positivo, è diventata la seconda più giovane attrice ad avere vinto la statuetta come Miglior Protagonista. Jennifer Lawrence ha saputo catturare l’immaginazione del pubblico e anche quella dei critici. Ha anche ottenuto la fama globale grazie al personaggio di Katniss Everdeen, la guerriera con arco e frecce della serie Hunger Games basata sui bestseller scritti da Suzanne Collins.

I primi tre film hanno generato 1,8 miliardi di euro di incasso e adesso che sfa per uscire Hunger Games: il canto della rivolta – Parte 2, nelle sale italiane dal 19 novembre, J. Law, come la chiamano gli amici, è anche l’attrice più pagata del pianeta: 48,5 milioni di euro nel 2015 secondo Forbes. La sua fama è andata alle stelle ma Jennifer ha saputo mantenere il profilo di una ragazza coi piedi per terra. In un’era in cui gran parte delle sue colleghe appare vana e artificialmente costruita, lei appare “vera” e genuina. Jennifer, cresciuta in una modesta famiglia del Kentucky, sa non prendersi troppo sul serio e poi, anche se sullo schermo appare come un’indomita guerriera, nella vita reale può essere goffa e impacciata: come nella notte del suo trionfo, quando salì sul palco per ritirare la statuetta dell’Oscar. E lei inciampò sui gradini.

Anche oggi che la incontriamo allo storico Hotel de Rome, a Berlino, la Lawrence ha ben poco della tipica superdiva ed è più una qualunque venticinquenne dentro un semplice vestito a pois che si lamenta degli stivaletti con tacco di Louis Vuitton che le stanno un po’ scomodi e per il fatto che è ancora sfasata dal viaggio dall’America. E così chiede un espresso «doppio per favore».
Jennifer, senza svelare il finale, cosa succede neH’ultimo episodio? E che cosa ha in comune con Katniss? «Questo film ha molto a che fare col sacrificio di Katniss, i sacrifici personali che ha dovuto fare per poter vedere dei cambiamenti. È cresciuta con la guerra, non conosce altro che guerra e perdita. Quanto a me, non posso essere paragonata con il leader di una ribellione. Sono solo un’attrice».

Un’attrice che raccoglie milioni di spettatori che applaudono alla battaglia per la libertà di Katniss. E che poi invece chiedono muri contro presunti nemici. «Ci deve essere molta gente che vede il film e lo apprezza per ragioni diverse dalle mie. Vedono solo le esplosioni e gli effetti speciali, non lo so. Non so abbastanza da potermi permettere di dire la mia, ma certo stando qui a Berlino ti viene da chiedere: altri muri? Davvero? Nessuno ricorda più niente?». Quando ha iniziato a lavorare in Hunger Games aveva 21 anni. Ora ne ha 25. Come si sente cambiata? Che cosa ha imparato? «Mi sembra ancora strano che il mondo mi tratti in un certo modo: apro la porta dell’ascensore e tutti restano senza respirare. Ti fa sentire alienata, ma io sono la stessa di prima. Certo sono stata molto fortunata e ho imparato tante cose. La più importante è forse che nei primi anni non avevo ben realizzato quanto ero in difficoltà rispetto a tutto ciò che stava accadendo attorno a me. Ma a 25 anni sei diverso che a 21. Mi sento più calma, più equilibrata».

Recentemente ha fatto molto parlare di sé scrivendo un articolo in cui si lamentava del trattamento economico delle attrici, della disparità tra uomini e donne.
«Non sapevo bene che cosa avrei scritto, so che a un certo punto ho cliccato “invia”. E sì, sono rimasta sorpresa dalla reazione. Spero che la gente abbia preso ciò che ho scritto nel verso giusto. Non mi lamentavo per i soldi che prendo io, che sono tantissimi. Non chiedevo di diventare la portavoce delle donne discriminate e rifarei tutti i miei film per gli stessi compensi e potrei anche farne uno senza venire pagata. Era più sulla mia mentalità, su questo bisogno che abbiamo noi donne di sapere che siamo apprezzate. Era più una questione di rispetto: si trattava di poter dire alle donne che il fatto che abbiano una vagina non vuol dire che debbano stare zitte e che non possano dire ciò che pensano. Le donne stanno facendo cose incredibili e parlandone spero di fare accendere la scintilla del cambiamento».

Come era da teenager? Era una sicura di se stessa? «Macché. Ho lasciato casa a 14 anni, stavo molto da sola. Non avevo un mio gruppo sociale, mi sono formata da sola. Non avevo un mio giro, ero molto indipendente. E sì, ho i miei momenti di dubbio. È importante averli, è importante mettere in discussione le tue scelte e le cose che fai e che dici, perché è così che cresciamo». Piangeva? «Da piccola fingevo. Nella vita reale non piango molto anche se a volte vorrei poterlo fare. Mi è più facile piangere di fronte alla telecamera che nella vita reale». Tra poco è Natale. Che programmi ha? E ci sono delle speciali tradizioni della famiglia Lawrence? «Andrò a casa, nel Kentucky. Non riesco a immaginare un Natale a Los Angeles! Tra le nuove tradizioni c’è quella di trovare dei molestatori appostati nel giardino di casa. È terribile, ma ormai ci sono abituata. E poi ci saranno i miei nipoti: il più grande, Bear, ha 4 anni. Papà si travestirà da Babbo Natale e con Bear fingeremo che la sua slitta sia appena arrivata: correremo alla finestra e sono sicura che ci divertiremo».

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