Yara Gambirasio: L’avvocato di Massimo Bossetti contro il diretto del settimanale Giallo “Vorrei avere una calibro 38”

Fonte: Settimanale Giallo di Andrea Biavardi – Che pattumiera, che disinformazione. Pennivendoli, come dice qualcuno. Si parla del nulla dando voce ad emeriti ignoranti (purtroppo per loro ignorano) nonostante qualcuno affermi di aver letto le 60 mila pagine. Disinformazione all’ennesima potenza. Mi viene voglia di usare la calibro 38”. Queste parole, seguite da un irripetibile torpiloquio, non sono state pronunciate da un tifoso di calcio per commentare gli articoli sulla sua squadra. Sono state scritte da Claudio Salvagni, l’avvocato difensore di Massimo Bossetti, sulla sua pagina personale di Facebook, il social network ormai seguito da milioni di persone in un dialogo con altri utenti e con il criminologo Ezio Denti, che fa parte del collegio di difesa.

Si riferiscono al sottoscritto, del quale si pubblica una vistosa immagine a mo’ di bersaglio, scattata durante il programma televisivo Estate in Diretta su Rai Uno a cui avevo partecipato, il 18 agosto scorso, insieme con la criminologa Roberta Bruzzone e con i colleghi Alessandro Dell’Orto di Libero e Giovanni Terzi de II Giornale. È diritto- dovere della difesa di qualunque imputato, anche se accusato dei crimini più orrendi come  questo, cercare di mettere in discussione le risultanze di un’indagine investigativa. Ma questo dovrebbe avvenire soprattutto nell’aula del tribunale. Quando si utilizzano i mezzi di comunicazione, i toni usati devono restare civili. Non mi riferisco tanto all’accusa di ignoranza, quanto al gravissimo accenno all’uso della violenza rivolto a Giallo e a tutti gli altri colleghi.

Che cosa vuol dire, infatti, invocare la calibro 38? Forse l’avvocato Salvagni vuole spararci per farci tacere? La P38, tra l’altro, è diventata tristemente nota negli anni ’70 come l’arma dei terroristi. È proprio con la P38 che furono gambizzati giornalisti e dirigenti aziendali. La P38 è la pistola che teneva in mano un manifestante in una celebre foto, diventata l’icona dei cosiddetti “anni di piombo”. Il profilo dell’avvocato Salvagni tra l’altro è molto visitato dai sostenitori dell’innocenza di Bossetti. Questo uso delle parole, che viene da un legale, è un vero incitamento all’odio e alla violenza: se qualcuno lo prendesse sul serio? Ecco perché abbiamo deciso di querelare l’avvocato Claudio Salvagni e contemporaneamente di presentare un esposto all’ordine degli Avvocati.

Lo spazio della puntata, condotto dal collega Salvo Sottile, prendeva spunto dall’articolo pubblicato su Giallo in cui riportavamo la lettera indirizzata da Bossetti stesso a un suo amico. Di qui il discorso si è spostato sull’inchiesta e sulle prime battute del processo. Come direttore di Giallo ho citato le numerose contraddizioni in cui è caduto il muratore nel corso degli interrogatori, tutte documentate nei corposi faldoni dell’inchiesta, in tutto 60, per un totale di quasi 60 mila pagine. Siamo in possesso, naturalmente, di questo materiale, diventato disponibile da quando è stata chiusa l’indagine e avviato il processo, che riprenderà l’11 settembre prossimo. Leggerle è stato un lavoro lungo e complesso, ma ce lo imponeva il dovere di cronisti. Come si può parlare di un caso di cronaca così importante senza “conoscere le carte”? La stessa criminologa Roberta Bruzzone, nel suo intervento, faceva riferimento sempre a queste pagine che, come riferiamo da ormai oltre un anno, costituiscono un gravissimo atto d’accusa nei confronti di Bossetti. È qui che si parla delle analisi sul Dna, del furgone di Bossetti che viene visto passare dalle parti della palestra, della compatibilità delle fibre del furgone e di una coperta con quelle ritrovate sul corpo della povera Yara. Tanto che sulla base di queste carte per ben otto volte i giudici hanno respinto la richiesta di scarcerazione di Bossetti. Ebbene, secondo la difesa di Bossetti pubblicare e citare queste carte è fare disinformazione, da zittire con una calibro 38. In realtà, sono gli inquirenti che hanno arrestato Bossetti, non i giornalisti. Sono i giudici che lo hanno portato in giudizio, loro che gli hanno rifiutato la scarcerazione, non i giornalisti. Sono i giudici che lo giudicheranno. Calibro 38 per tutti?

One comment

  1. come sia possibile che una persona indagata e arrestata,gli investigatori i giudici che interrogano queste persone non riescano ha capire che siano innocenti o colpevoli,se sono colpevoli,come mai non riescono a farle dire la verità,con le prove evidenti,che tipo di personaggio sono a resistere a tutti gli interrogatori,signori della tivu,a condannare una persona,prima che sia giudicata e condannata,perhe a processo può risultare tuttaltro come spesso accade,se questo risulterebbe innocente,avete pensato alle conseguenze di tutte le persone a queste vicino,bisognerebbe viverle per capirle.

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