Ylenia Carrisi, la figlia scomparsa di Albano e Romina è stata uccisa da un serial Killer

Un dolore senza fine. Proprio adesso che  Al Bano e Romina Power si sono riavvicinati, arriva dagli Stati Uniti una notizia che mette a dura prova la loro ritrovata serenità. A più di vent’anni dalla misteriosa scomparsa della loro figlia Ylenia, della quale non si è più saputo nulla dopo un suo viaggio a New Orleans, una nuova pista potrebbe portare alla soluzione del giallo.
Con la nuova pista si chiuderà il giallo?

A riaccendere la luce sulla vicenda ci ha pensato lo sceriffo Dennis Haley, specializzato in cold cases, quei gravi fatti di cronaca rimasti senza colpevole. Grazie alla sua tenacia, si è arrivati ad associare i resti di una ragazza senza nome, il cui corpo fu ritrovato in Florida il 15 settembre 1994, al caso irrisolto della primogenita dei Carrisi, scomparsa nove mesi prima a New Orleans. La donna uccisa è una delle vittime di Keith Hunter Jesperson, camionista canadese dallo sguardo spiritato, che sta scontando tre ergastoli nell’Oregon State Penitentiary a Salem. Questo gigante di cento- venti chili arrestato il 30 marzo 1995 – conosciuto con il soprannome di Happy face perché firmò le confessioni con una faccina sorridente – ha ammesso di aver commesso 160 omicidi: tra i quali, appunto, quello di un’autostoppista bionda che gli aveva chiesto un passaggio. La ragazza gli disse di chiamarsi Suzanne, lo stesso nome che si era data proprio la primogenita dei Carrisi nel periodo in cui si trovava in America.

È solo una triste casualità o è l’epilogo tragico di un giallo lungo ventun anni? Su richiesta della polizia americana, la famiglia Carrisi si è sottoposta a un prelievo di Dna da confrontare con quello della donna ritrovata che, secondo la ricostruzione delle ossa del suo viso, sembrerebbe somigliante alla descrizione di Ylenia.

Si sono sottoposti al test del Dna «I carabinieri ci hanno chiesto questo accertamento, ora vediamo che succede», ha dichiarato il cantante pugliese. Ci vorranno due o tre settimane prima del responso. Ma Al Bano sembra non credere a questa ennesima pista. «Vorrei che sull’argomento calasse un dorato silenzio», ha detto più volte. Di rivelazioni illusorie ne ha sentite tante. Si è parlato di Ylenia suicida nel fiume Mississippi, di Ylenia chiusa in un convento in Arizona, di Ylenia diventata hippie che vive di elemosina. Bufale, speculazioni di sciacalli, avvistamenti senza prove concrete. 11 suo cuore di padre si è arreso da tempo. Ha chiesto e ottenuto dal tribunale di Brindisi la dichiarazione di presunta morte della ragazza, nella speranza che mettere la parola “fine” in calce a un documento lo avrebbe aiutato a ritrovare la pace. Ma invano, perché Romina è di diverso avviso: lei spera ancora di riabbracciare la figlia.

«In una coppia che si trova ad affrontare un dolore così grande», spiega lo psichiatra Alessandro Meluzzi, «c’è una prima fase di allontanamento, dovuta alla disperazione, e una seconda fase di unione, dettata dal fatto che due individui che perdono una figlia rimangono comunque legati dall’esperienza di essere stati genitori insieme. Nel loro caso Romina ha un pensiero di tipo magico- mistico, frequenta l’India e ha spiccati aspetti spirituali; Al Bano, invece, è più razionalista». A legarli ora c’è l’attesa per una risposta che potrebbe chiudere per sempre la pagina più triste del loro passato.

Cristèl e Yari fanno progetti per il futuro Del resto, da quando i cantanti di Felicità si sono rappacificati, in famiglia si è ricominciato a guardare avanti: il secondogenito Yari, ex viaggiatore senza meta, dopo aver partecipato a Pechino express, ha riscoperto la sua vocazione artistica; la sorella Cristèl vive un amore sereno col fidanzato Davor Luksic. Nel bene o nel male, questo è il momento della verità. Qualunque sia.

Il presunto omicida sarebbe Keith Hunter Jesperson, un camionista e serial killer che sta scontando tre ergastoli Chi è Keith Hunter Jesperson, il presunto omicida di Ylenia Carrisi?
È un noto serial killer, originario di Chilliwack, in Canada, che oggi ha sessant’anni. Quando nel 1994 incontra in una stazione di servizio a Tampa, in Florida, “Suzanne” (come pare si facesse chiamare Ylenia) e la uccide, l’uomo fa il camionista e ha già un passato molto violento alle spalle. Da giovane ha vissuto con la famiglia in una roulotte e sia il nonno sia il padre, alcolizzato, lo prendevano a cinghiate spesso. Forse a causa di questi traumi, fin da adolescente Jesperson ha tendenze criminali, che manifesta torturando e uccidendo uccelli, gatti e cani randagi. A dieci anni ha picchiato fin quasi ad ammazzarlo un coetaneo e, poco tempo dopo, ha fatto lo stesso con un altro bambino in piscina, che venne salvato dall’intervento del bagnino. A vent’anni ha sposato Rosa Hucke, dalla quale ha avuto tre figli, due femmine e un maschio. La coppia ha divorziato nel 1990. Nel 1995 viene arrestato per l’uccisione della sua compagna, Julie Ann Winningham, ma sulla sua testa pesano le condanne per altri omicidi avvenuti in Oregon, California e Wyoming. Ora sta scontando tre ergastoli presso la Oregon State Penitentiary a Salem, negli Stati Uniti.

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