Ylenia Carrisi: Parla a Giallo la figlia del camionista Killer

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Fonte: Settimanale Giallo di Marianna Baroli – Dopo aver saputo dell’arresto di mio padre, seppi che più di una volta aveva pensato di uccidere anche noi figli. Questo pensiero mi tormenta ancora oggi”. Sono dichiarazioni fortissime quelle rilasciate in esclusiva a Giallo da Melissa Moore, la figlia del serial killer canadese Keith Jesperson, il camionista di 50 anni che potrebbe avere ucciso Ylenia Carrisi, la figlia di Al Bano e Romina Power.

Ylenia è scomparsa il 31 dicembre 1993 all’età di 24 anni, mentre si trovava a New Orleans, negli Stati Uniti. Aveva deciso di partire da sola per un viaggio in giro per il mondo e con lo zaino in spalla arrivò fino agli Stati Uniti. Nel 2013 è stata dichiarata ufficialmente la sua “presunta morte”. La polizia americana, però, è riuscita a riaprire il caso a partire proprio dagli orrori commessi dal serial killer. L’uomo è accusato di aver ucciso 8 donne, di cui una, trovata in stato di decomposizione poco dopo la scomparsa di Ylenia, non è mai stata identificata. Nei mesi scorsi la polizia ha ricostruito le sembianze della vittima attraverso il computer. Ebbene, l’immagine è sorprendentemente simile a Ylenia, ma la conferma definitiva arriverà soltanto dal test Dna.

LA RIVELAZIONE DEL NONNO La notizia di questa possibile e clamorosa svolta è arrivata anche a Melissa Moore, la figlia del serial killer, che nel frattempo è diventata un avvocato. Ci ha detto la donna: «Nella mia mente lui è morto. Il padre che amavo non c’è più. Questo è l’unico modo che ho per andare avanti. Mi vergogno del fatto che non abbia mai mostrato rimorso. Mi vergogno per quello che ha fatto». Quando l’abbiamo contattata per raccogliere il suo sfogo, la donna è tornata a ricordare i due volti opposti di Keith Jesperson: quello del padre apparentemente affettuoso e quello del serial killer. Ha aggiunto: «Sì, dopo aver scoperto la verità, sono stata costretta a separare il ricordo del papà gentile con cui sono cresciuta felice, dall’immagine di un assassino che ha ucciso più di 8 donne». Da ragazzina Melissa sapeva che il padre camionista era solito accompagnare sul suo camion i giovani in cerca di un passaggio. Non avrebbe mai immaginato, però, che in quelle notti lontano da casa il papà potesse trasformarsi in un terribile assassino di autostop- piste. Nel 1995 fu la mamma a comunicarle la notizia dell’arresto del padre. Fu invece il nonno a rivelarle il segreto più tragico: più di una volta Keith Jesperson aveva pensato di uccidere anche i suoi figli, Melissa compresa.

Ci ha detto la donna: «Una sera mi chiese se volevo restare a dormire da lui. Rifiutai e la stessa notte uccise un’altra donna. A volte penso: cosa sarebbe successo se fossi rimasta?». Melissa ci ha raccontato anche alcuni episodi inquietanti. Ecco il primo: «Un giorno, quando avevo circa sei anni, andai insieme ai miei fratelli nel seminterrato per giocare e trovammo dei gattini. Mio padre afferrò i micetti, li appese per la coda alla corda del bucato e li uccise». Keith Jesperson commentò l’accaduto sostenendo che la sofferenza della figlia fosse «divertente».
Ma è l’ultimo incontro prima di scoprire la verità sul padre ad essere impresso nella memoria di Melissa: «Era il 1994, io avevo 15 anni. Mi raccontò che voleva sistemarsi, che si era innamorato e voleva cambiare vita. Mi disse anche che voleva raccontarmi un segreto importante, ma temeva che sarei immediatamente andata alla polizia». Quello era il periodo in cui scomparve Ylenia. Jesperson voleva forse confessare a Melissa di avere ucciso la figlia di Al Bano?

La giovane non si soffermò troppo sulle parole del padre, ma fu un altro dettaglio a insospettirla. «Mio fratello era seduto sul camion accanto a mio padre e trovò nel cruscotto delle sigarette. Ci sembrò strano perché nostro padre odiava il fumo, ma ci spiegò che erano per i suoi amici autostoppisti. Fu poi un altro dettaglio a lasciarmi basita. La macchina fece una curva stretta e un grosso rotolo di nastro adesivo mi colpì la gamba. Mi chiesi subito a cosa potesse mai servire tutto quell’adesivo. Se solo avessi saputo…». Melissa ha ammesso di essersi spesso sentita colpevole per le azioni del padre. «Ho incontrato la famiglia della sua prima vittima e mi hanno detto che parlare di ciò che è successo riporta nella loro vita tutta la sofferenza degli anni passati. Non voglio che succeda ad altri. Non voglio più parlare di mio padre e ferire le famiglie delle sue vittime. Per guarire devo lasciarlo andare per sempre. Non posso perdonarlo per ciò che ha fatto».

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