Cristina D’Avena, ha 51 anni è ancora dalla mamma “Sono un’eterna bambina”

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Per i bambini Cristina D’Avena è una fatina buona, di quelle che donano allegria e non invecchiano mai. Ma guai a sottovalutare il fascino che la cantante di Kiss me Licia e- sercita anche sugli adulti. E se prima le arrivavano lettere in busta chiusa, oggi i fan si fanno vivi attraverso i social.

«La mia musica è nel cuore della gente»
C’è chi vuole solo farle un saluto, chi le chiede di uscire per un caffè e perfino chi azzarda clamorose proposte di matrimonio. Eppure, nonostante tutti questi corteggiatori e un fidanzato ufficiale, Massimo Palma (al quale è legata da molti anni), Cristina vive ancora in provincia di Bologna con la mamma Ornella e la sorella Clarissa. «Ho la sindrome di Peter Pan. Ma in fondo che male c’è?», dice lei con il suo famoso e intramontabile sorriso.
Più di 7 milioni di dischi venduti, oltre 700 canzoni incise, una petizione dei
fan che ti ha portato, in veste di superospite, al Festival di Sanremo: ce n’è abbastanza per sentirsi una diva, non credi?
«Per un’artista come me, che interpreta sigle di cartoni animati, ritrovarsi a calcare il palco dell’Ariston è stato un sogno. Non potevo crederci. Evidentemente la mia musica è entrata così tanto nel cuore della gente che ci è rimasta. Quando ho cominciato ero una bambina, oggi ho qualche annetto in più, ma continuo a fare concerti e ad abbracciare il mio pubblico, che è formato non solo da giovani, ma anche da mamme e nonne».
Nella tua carriera sei stata accompagnata da inevitabili pregiudizi. Come li hai vissuti?
«Bene, perché so che chi mi segue mi ama davvero. Io credo di avercela fatta a resistere nel tempo perché non sono mai cambiata. Ho continuato a credere in ciò che facevo. E a quelli che, con la puzza sotto al naso, mi dicevano “canti solo le sigle dei cartoni animati”, ancora oggi rispondo che le mie sono canzoni come le altre, con la differenza che sono molto più ricche di umiltà e di messaggi semplici».
Fai tanti concerti in tutta Italia. Che effetto ti fa portare le sigle dei cartoni animati in locali dove in genere si ascolta il rock?
«Ci si diverte davvero! Ai miei concerti canto, rido e piango di gioia. Quella dei cartoni è una musica immediata che emoziona tutti, anche i cuori più duri. In fondo chi non ha cantato, almeno una volta, Occhi di gatto?».
Hai tagliato il traguardo dei cinquant’anni. Come guardi la vita oggi?
«Con gli occhi di una bambina. Ma questo non significa essere infantili. Significa affrontare la vita con un pizzico di sana ingenuità. Mi sento piccola dentro».
Secondo te, come sono cambiati i bambini in questi decenni?
«Sono cambiati insieme alla società. Se prima erano più tranquilli e più lenti, oggi si sono evoluti. Sono veloci, svegli, iperattivi. Ne sanno un po’ di più su ogni argomento.
L’altro giorno a tavola un bambino mi ha spiegato come usare il telefonino».
Tu che musica ascolti?
«Mi piacciono tantissimo A- risa e Jovarìotti».
Ti piacerebbe duettare con loro su uno dei tuoi successi?
«Sarebbe fantastico cantare con Jovanotti Pollon combina guai. E con Arisa mi piacerebbe duettare sulle note di Me- mole dolce Memole. Ce la vedo proprio!». Andresti a Sanremo come concorrente?
«Perché no? Affronterei la gara volentieri. L’importante è rimanere sempre Cristina, senza snaturarmi mai».
Come sei diventata la regina delle sigle?
«Ho iniziato per caso. Ero una ragazzina che andava al liceo. Mediaset, che stava programmando la sua tivù per ragazzi, cercava una voce per interpretare qualche sigla dei
cartoni. Contattarono il Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna, dove ero stata per tanti anni: furono loro a fare il mio nome. Dopo un provino, incisi la prima sigla Bambino Pinocchio. E da lì è nata la mia favola».
Qual è il segreto di una sigla di successo?
«Deve essere semplice, orecchiabile e con almeno due ritornelli tutti uguali. I bambini non ricordano le strofe, ma i ritornelli».
Tra tutte quelle che hai cantato, quale ti è rimasta maggiormente nel cuore?
«Kiss me Licia. Ho anche partecipato al telefilm ispirato alla serie. E ovviamente interpretavo Licia!».
Le sigle dei cartoni restano sempre le stesse, a dispetto del tempo che passa: questo ti ha aiutato a rimanere giovane?
«Decisamente. Le mie canzoni degli anni ’80 e ’90 vengono cantate oggi dai bambini come se le avessi incise ieri. Capito perché sono rimasta un’eterna Peter Pan?».

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