Aborto clandestino, il governo inasprisce le sanzioni: sul web la protesta e la petizione su change.org

E’ partita sul web una vera e propria protesta contro il governo e nello specifico contro la decisione di innalzare le sanzioni per tutte le donne che ricorrono all’aborto clandestino. Le sanzioni in questione passano da 51 euro a 5/10mila euro, una misura volta proprio a contrastare l’aborto clandestino, considerato molto rischioso al giorno d’oggi, visto che sul territorio italiano sono presenti davvero tante strutture sanitarie con medici e specialisti pronti ad accogliere le donne ed aiutarle in questo pur sempre difficile cammino che è l’aborto.

La protesta parte dalle associazioni a tutela delle donne secondo le quali il rischio più grave delle nuove sanzioni consiste nel fatto che se una donna nell’impossibilità di abortire in una struttura pubblica farà ricorso all’aborto clandestino ed avrà un problema di qualsiasi genere, che può essere un’infezione o un’emorragia per paura di essere multata con sanzioni fino a 10 mila euro difficilmente sarà ricorso alle strutture pubbliche con il rischio di arrivare a perdere anche la vita.

«Non solo si impedisce di fatto l’applicazione della legge 194 (che regolamenta l’aborto, ndr) ma si penalizzano in modo smisurato e vergognoso le donne che ricorrono all’aborto clandestino», dichiara Loredana Taddei, ovvero la responsabile Politiche di genere della Cgil. Proprio nelle ultime ore è stata presentata una mozione parlamentare ed una petizione su change.org per chiedere al Governo il ritiro delle multe fino a 10 mila euro per le donne che ricorrono all’aborto clandestino; la petizione è stata presentata dalla deputata di Sinistra Italiana Marisa Nicchi. “Quella delle multe fino a 10 mila euro per l’aborto clandestino è una sanzione estremamente punitiva perché spesso le donne ricorrono all’aborto clandestino per mancanza di altre possibilità vista l’altissima percentuale di medici obiettori, che impediscono in moltissime strutture la piena applicazione della legge 194″, ha dichiarato Marisa Nicchi che ha aderito così al tweet bombing lanciato nella giornata di ieri da Anrkikka.

“Il Governo, anziché penalizzare e colpevolizzare le donne che cercano di difendere i loro diritti, dovrebbe promuovere una seria campagna di monitoraggio su questo fenomeno e organizzare campagne di prevenzione nei consultori, assicurando la piena applicazione della legge 194 in ogni struttura del territorio nazionale nel pieno rispetto della libertà di decisione delle donne”, ha concluso Nicchi. La protesta è stata lanciata nella giornata di ieri dalle ore 12 alle ore 14 ed ancora dalle ore 19 alle ore 21 con questo tweet #ObiettiamoLaSanzione No all’aggravio delle sanzioni per l’aborto clandestino @matteorenzi @bealorenzin, proprio per attirare l’attenzione del Premier Renzi e del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin sulla vicenda.  L’aborto clandestino è stato depenalizzato con il decreto sulle depenalizzazioni, ma la sanzione è stata inasprita, il tutto in un paese dove le statistiche parlano chiaro, ovvero la pratica dell’aborto nelle strutture pubbliche è diventato davvero molto difficile.

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