Aborto, il Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia: “IVG è ancora troppo difficile”: Ministro Beatrice Lorenzin cade dal pero

Aborto, il Consiglio d'Europa bacchetta l'Italia IVG è ancora troppo difficile Ministro Lorenzin cade dal pero

Gionata importante quella di ieri per il nostro paese, visto che è stata resa pubblica la decisione del Consiglio d’Europa che ha di fatto accolto il ricorso della Cgi sulla mancata applicazione della legge 194 e sulle difficili condizioni lavorative del personale non obiettore. Il Consiglio d’Europa, ha praticamente condannato l’Italia per violazione dell’articolo 11 della Carta sociale europea che garantisce i diritti umani e la libertà nell’Unione europea. Stando a quanto emerso questa decisione del Consiglio d’Europa era attesa da parte del governo italiano che però in tutto questo tempo non ha fatto niente per togliere l’embarco sulla sua pubblicazione fino alla giornata di ieri.

Nel promuncumento del Consiglio d’Europa su un ricorso presentato dalla Cgil, si legge quanto segue: “Le donne in Italia continuano a incontrare notevli difficoltà nell’accesso ai servizi d’interruzione di gravidanza, nonostante quanto previsto dalla legge 194 sull’aborto. L’Italia, quindi viola il loro diritto alla salute e discrimina medici e personale medico che non hanno optato per l’obiezione di coscienza in materia di aborto”.

Non d’accordo sulla decisione del Consiglio d’Europa, il Ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin la quale nella giornata di ieri ha dichiarato: “Non c’è alcuna violazione del diritto alla salute”. Il Ministro Lorenzin, dunque, appresa la notizia che ricordiamo è stata resa pubblica soltanto ieri ha dichiarato di essere molto sorpresa dai dati diffusi e che si riserva di approfondire con i suoi uffici. Secondo la Ministra i dati diffusi risalirebbero al 2013 e dunque dati vecchi, diversi dalla realtà di oggi. Eppure nel 2013 nella sua relazione sulla corretta applicazione della 194, sosteneva che andava tutto bene a dispetto delle relazioni della Laiga e delle tante testimonianze di donne ridotte ad episodi insignificanti. Il rapporto di abortività nel 2014 è risultato pari a 198,2 aborti per 1.000 nati vivi, con un decremento del 2,8% rispetto al 2013, e un decremento del 47,9% rispetto al 1982.I dati emersi e pubblicati proprio dal Consiglio d’Europa, purtroppo parlano chiaro, visto che nel nostro paese sembra che oltre due medici su tre si rifiutano per motivi etici di effettuare interventi di interruzione volontaria di gravidanza.

Ed ancora stando ai dati dell’ultima relazione del ministero della Salute risalente allo scorso novembre, si contano il 70 per cento degli obiettori tra i ginecologi, contro il 58,7% del 2005, un dato andato progressivamente crescendo in questi dieci anni per poi stabilizzarsi. Tra gli anestesisti la percentuale di obiettori e’ pari al 49,3%, mentre per il personale non medico si e’ osservato un forte incremento, con valori passati dal 38,6% del 2005 al 46,5% del 2013. Ricordiamo che proprio la legge 194 sull’aborto sancisce che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’art.7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalita’ previste dagli articoli 5,7 e 8.

Il Consiglio d’Europa dice quello che sapevano in tanti e cioè che una donna che voglia abortire,in Italia, spesso va incontro alla possibilità che manchi il personale disposto ad aiutarla. Ma, pur sapendolo tutti, e pur essendo quello dei medici obiettori un autentico scandalo, c’è stato bisogno di un ricorso della Cgil per prenderne ufficialmente atto:chi non obietta,spiega la sentenza europea, talvolta è vittima di «diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti». La ministra Beatrice Lorenzin ha detto che la sentenza si rifarebbe a «dati vecchi», ma di nuovi non ne ha ancora forniti. Noi avevamo quelli del 2008,ed è difficile credere che possano risultare rovesciati, oggi: dicono, anzitutto, che l’85 per cento degli italiani è favorevole alla legge 194 (percentuale in crescita) e che gli aborti sono comunque in calo; questo lo conferma anche l’ultima relazione delMinistero (2015) secondo la quale ormai sono inferiori a 100mila l’anno con un decremento del 5,1% rispetto al 2013, dato più che dimezzato rispetto alle 234 mila del 1982 (punta massima).

Ma vediamo altri dati. I ginecologi obiettori sono passati dal 58 per cento del 2005 al 70 per cento del 2007, dato a oggi invariato; gli anestesisti obiettori invece sono passati dal 45,7 al 52,3 per cento; il personale paramedico, infine, dal 38,6 al 40,9. In alcune regioni meridionali le percentuali dei ginecologi obiettori sarebbero da capogiro: in Campania l’83,9,inBasilicata l’84,1, in Sicilia l’83,5: tutte regioni note per i loro profondi convincimenti etici. Insomma, è molto difficile credere che a invertire le percentuali tra gli italiani e questi obiettori non siano ragioni di comodo e di carriera. Anche perché altri dati più recenti (2013) danno la situazione in peggioramento: in Molise 93,3 per cento di obiettori, in Basilicata 90,2,in Sicilia 87,6,in Puglia 86,1, in Campania 81,8, nel Lazio e in Abruzzo 80,7 per cento. Quello che succedeva e succede è che quasi la metà degli ospedali preclude il diritto di accesso ai trattamenti interruttivi della gravidanza, e, alla sovrabbondanza di obiettori, non offre un’alternativa. Conseguenza: rischio di ritorno all’aborto clandestino, rischio per la salute e rischio, pure, di una multa da 5 a 10 mila euro se non passi dall’ospedale. Senza contare i turni massacranti a cui sono costretti i medici normali, quelli che si limitano ad applicare la legge come previsto. Varie associazioni dei medici dicono che ad aumentare sono proprio gli aborti clandestini (assai più dei 15 mila stimati dal ministero) e la contemporanea crescita degli aborti spontanei (più 40 per cento) presta il fianco a più di un sospetto. Intanto obiettano tutti: primari, infermieri, portantini e ferristi.

La morale del Consiglio d’Europa (Comitato europeo dei diritti sociali)è piuttosto dura: «Le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture (rispetto a quelle pubbliche)o a mettere fine alla gravidanza senza il controllo delle autorità sanitarie, oppure possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto a cui hanno invece diritto per legge». Una legge che in Italia c’è solo grazie a una battaglia referendaria promossa negli Anni settanta: intoccabile perché funziona (gli aborti calano ogni anno, come detto) e però sottoposta a veri e propri sabotaggi. L’Italia è uno degli ultimi paesi occidentali in cui è stata introdotta la pillola Ru486 (22 anni dopo la Francia,dopo di noi solo Lituania e Polonia) la quale pillola resta di complicata reperibilità. Le campagne di contraccezione da noi non esistono,la Chiesa non gradisce, e a farne le spese sono anche le categorie che abortiscono in maggioranza:le ignoranti e le immigrate.

ROMA Aborto, sentenza di condanna dal Consiglio d’Europa: l’Italia discrimina medici e infermieri che non hanno optato per l’obiezione di coscienza. Vittime di «diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti». Ecco la risposta arrivata da Strasburgo ad un ricorso presentato dalla Cgil.

LE GARANZIE

Stigma nei confronti dei ginecologi che entrano in sala operatoria per Einterruzione di gravidanza, dunque, ma anche ostacoli a catena per le pazienti. In sintesi: in Italia, secondo l’analisi del Consiglio d’Europa, non è garantito il diritto all’aborto così come regolato dalla legge del 1978.

Gli specialisti di Strasburgo hanno messo a confronto i numeri, verificato gli interventi nelle varie regioni e controllato i tempi di attesa per l’operazione. Ma anche confrontato l’assegnazione degli incarichi apicali nelle corsie. Dove, su 100 ginecologi che lavorano nel servizio sanitario, circa il 70% si dichiarano obiettori.

Soddisfatti i medici che entrano in sala operatoria per le interruzioni di gravidanza, indignati gli obiettori e stupita Beatrice Lorenzin, ministro della Salute. «Mi sembra si rifacciano a dati vecchi del 2013 – commenta – Non c’è violazione del diritto alla salute. Abbiamo installato una nuova metodologia di conteggio e, nella relazione presentata recentemente al Parlamento, non ci risultano sfasature. Alcune aziende pubbliche hanno qualche problema di criticità dovuto all’organizzazione ma siamo nella norma».

Sono state 97.535 le interruzioni nel 2014, con un calo del 5,1% rispetto all’anno prima. Un aborto su tre, secondo l’ultima relazione del ministero, riguarda una donna straniera, ovvero il 34%. Fra le minorenni il tasso di abortività è del 4,1 per 1000, uno dei valori più bassi rispetto agli altri paesi occidentali. Per il ministero «il numero di non obiettori risulta congruo rispetto alle interruzioni effettuate». Mentre per il Consiglio d’Europa, si legge nel rapporto, «non hanno ancora adottato le misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dal personale che invoca il diritto all’obiezione di coscienza».

I FERRI CHIRURGICI

Alza la voce Silvana Agatone, presidente di Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194): «Bisogna accendere i riflettori sulla situazione reale. Nella maggior parte degli ospedali i primari sono obiettori e solo alcuni, comunque, fanno rispettare la legge. Recentemente dei colleghi stavano facendo interventi e il personale si è rifiutato di lavare i ferri chirurgici. Il ginecologo ha dovuto ha dovuto sterilizzarli e continuare da solo. In altri ospedali portantini si rifiutano di trasportare le pazienti o manca l’anestesista».

Non si riconosce nel ritratto del Consiglio d’Europa l’Associazione ostetrici ginecologi italiani. Vito Trojano, il presidente è, infatti, certo che «i dati concreti ci dicono che gli aborti hanno su tutto il territorio nazionale una distribuzione accettabile, anche se non ottimale». Anche le obiezioni variano da Regione a Regione. Abbiamo il 55% in Sardegna, l’88% in Campania, l’80% nel Lazio, il 50% in Emilia Romagna e il 65% in Piemonte.

LE ASSUNZIONI

La dichiarazione di Strasburgo fa chiedere alla Cgil, assunzioni di medici, infermieri e ostetriche «per garantire la prestazione richiesta dalle pazienti» come spiega Massimo Cozza segretario nazionale della Fp Cgil medici. Il sindacato e il ministero si sono confrontati per tre anni sull’applicazione della legge fino all’invio dei documenti al comitato dei diritti sociale del Consiglio d’Europa. «Una vittoria per le donne e per i medici, ma anche per l’Italia» il commento di Susanna Camusso segretario generale Cgil.

Oltre gli ospedali, le divisioni tra medici e gli avanzamenti di carriera resta il sommerso. Gli aborti clandestini ai quali ricorrono donne straniere in Italia senza un’identità. Si conta che da noi siano circa ventimila gli aborti clandestini. Per questi, l’ultima polemica, prima della parola del Consiglio d’Europa, sulla 194: a gennaio la richiesta, accolta dal Consiglio dei ministri, di depenalizzare il reato. Solo un’ammenda da 5mila euro.

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