Addio Prince, il grande cantante trovato morto a 57 anni. La polizia indaga Venerdì il ricovero d’urgenza

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WCENTER 0XQECBTDJN US singer and songwriter, Prince performs on stage during his concert in Sportpaleis in Antwerp, Belgium, 08 November 2010. Prince is currently on world tour ANSA/DIRK WAEM ***BELGUIM OUT***

Non ci sono più dubbi sul fatto che il 2016 sia il peggior anno nella storia della musica. Prince è morto ieri a 57 anni. La notizia è arrivata inaspettata, nonostante molti ricordino che l’artista fosse stato ricoverato d’urgenza in ospedale solo pochi giorni fa, il 15 aprile.Ma allora il suo staff aveva parlato della ricaduta di una lunga influenza e lo stesso cantante si era poi mostrato a un concerto il giorno dopo a Paisley Park,in un bara pochi chilometri dalla sua casa di Chanhassen, in Minnesota, nei sobborghi Minneapolis, la città dove era nato il 7 giugno 1958. «Aspettate qualche giorno prima di pregare per me», aveva scherzato dopo che su Twitter si era fatto largo l’hashtag #prayforprince. E quella che sembrava una semplice battuta oggi assume tutta un’altra luce. PrinceRogersNelson è morto nel suo studio di registrazione.

Alle 9.43 del mattino è arrivata una telefonata d’emergenza nell’ufficio dello sceriffo della Contea di Carver. «Uomo a terra, non respira», si sente dire in un breve frammento audio pubblicato sul sito americano Tmz, il primo a rilanciare la notizia.La conferma che si trattasse proprio del cantante è arrivata qualche ora dopo dall’ufficio dello sceriffo: il cantante è stato trovato in un ascensore e i tentativi di rianimarlo sono stati inutili. Misteriose le circostanze di quanto accaduto. Tornando a quel ricovero di urgenza del 15aprile,è probabile che si trattasse di qualcosa di ben più grave di una ricaduta influenzale, dal momento che l’artista in quell’occasione aveva costretto a un atterraggio d’emergenza il jet privato con il quale stava tornando da un concerto tenuto la sera prima ad Atlanta. E su Twitter è anche cambiata l’immagine del profilo di Prince, in un ritratto stilizzato con gli occhi chiusi e il terzo occhio aperto sulla fronte. Simbolo new age, ma anche esoterico e massonico, che di certo il cantante aveva approvato, a dimostrazione che forse non si trattava di una morte inaspettata.

E così la richiesta di risparmiare le «preghiere» rischia di essere l’ennesimo gesto eccentrico di un artista che per tutta la sua carriera ha giocato con la comunicazione per ingigantire ulteriormente il suo mito. Come quando a metà anni Novanta, quando dopo una lunga disputa con la sua etichetta decise di rinunciare al suo nome Prince, marchio registrato dalla Warner, per chiamarsi The Artist Formerly Known as Prince. Fu una delle tante follie e durò solo qualche anno. Anche se i suoi anni furono gli Ottanta, durante i quali fu l’unica star a rivaleggiare con il pop di Michael Jackson, curiosamente anche lui nato nel 1958 e scomparso in circostanze misteriose.Ma a differenza delRe del Pop lui non aveva smesso di vivere con e per la musica. L’incredibile vena creativa lo ha spinto a pubblicare 39 album in meno di 38 anni di carriera (per un totale di oltre 100 milioni di copie vendute),quattro dei quali negli ultimi due anni. Quasi avesse l’urgenza di pubblicare tutta la musica che era dentro di lui. Dal pop al funk,dal rock all’elettronica all’r’n’b, raramente un artista è stato capace di avere successo in tanti diversi generi musicali. Senza dimenticare l’incredibile capacità di stare sul palco, da genio della chitarra quale era. Al netto dei misteri, resta il fatto che questo 2016 impone alla comunità della musica mondiale di piangere un altro gigante della musica. Quello che probabilmente meglio seppe interpretare le grandi novità musicali degli anni Ottanta. Un artista immenso, forse secondo solo a David Bowie nella triste classifica dei morti di questo anno bisestile.Che nessuno avrebbe potuto immaginare tanto nefasto e funesto.

Adesso l’icona è perfetta. Mancava solo quell’ultimo elemento, the early grave, una morte arrivata troppo presto, ma che è la via d’uscita migliore per chi non deve mai invecchiare tra gli acciacchi. Sulle icone la biologia non può agire come fa con comuni mortali. Prince se ne è andato a 57 anni, dopo qualche piccolo segnale di malessere nei giorni scorsi. Se ne è andato per un’influenza, come se fossimo ancora nel 1918, ai tempi dell’epidemia di spagnola. I dietrologi discuteranno molto di questa influenza, a caccia di virus reconditi, vizi inconfessabili. È lo scotto che devono pagare le icone: essere divorati dai paparazzi e dai fan invadenti quando sono vivi, essere al centro di misteri che magari nemmeno esistono dopo la morte. Prince poi amava diffondere notizie contrastanti su di sé quando parlava con i giornalisti.

La sua bufala migliore era la presunta origine italiana. Prince non era un nome d’arte. Si tratta di un nome molto diffuso tra gli afro-americani. Però nel caso di Prince Rogers Nelson era stata una predestinazione. Piccolo, 159 centimetri mistificati da tacchi altissimi che, si spettegolava,lo costrinsero a farsi operare a un’anca. Un bottiglino di genio che sulla scena appariva carismatico e imponente come un calciatore di football americano. Prima di esplodere in tutto il mondo nel 1984 con il disco e il film Purple Rain,aveva già inciso diversi album, tra cui lo straordinario 1999, suonando tutti gli strumenti, scrivendo, arrangiando, producendo. Talmente convinto di sé, non ha mai avuto paura di cadere nel ridicolo. Quanti, con il suo fisico minuto avrebbero sfidato le ironie del mondo mostrandosi nudi e in posa sensuale come fece lui sulla copertina dell’album Lovesxy? E molte lo hanno trovato sexy e hanno avuto flirt con lui, da Apollonia a Madonna, a Kim Basinger. Pochi, dopo aver tanto faticato per imporre al mondo il proprio nome, sceglierebbero di cancellarlo, di presentarsi con un simbolo o una sigla, TAFKAP, iniziali della frase inglese che significa «L’Artista Precedentemente Noto Come Prince». Lui lo fece. Poi intitolò un disco con un glifo vagamente alchemico che non poteva essere pronunciato in nessun modo.

Un passo timido se confrontato al Black Album, tutto nero,senza un vero titolo, senza una scritta, una tracklist. Non erano vuoti capricci da star,mail modo in cui Prince conduceva la sua lotta contro l’ex casa discografica che continuava a sfruttarei suoi inediti.Disse: «Prince è il nome che mi ha dato mia madre quando sono nato. LaWarner Broslo ha preso e ne ha fatto un marchio commerciale. Sono diventati padroni del mio nome e mi hanno usato come una semplice pedina che doveva solo portare più soldi nelle loro casse». Piccolo,ma tremendo. Prince è stato l’artista che forse più di tanti altri ha difeso con i denti il proprio lavoro dallo scempio che ne viene fatto ogni giorno su Internet, arrivando a litigare con i suoi stessi fan club. E quelli, invece di andare a vendere i dischi in un negozio dell’usato e scegliersi un altro idolo, hanno risposto a colpi di avvocati perché non potevano rinunciare a Prince, alla sua musica, ai suoi show, ai suoi mantelli, ai suoi trucchi, tacchi, tarocchi. Un’icona è così, quando ti entra sotto la pelle non puoi più farne senza. Nemmeno quando un’influenza te la porta via.

Il Principe è morto. Trovato privo di sensi all’interno di un ascensore del suo quartier generale, la villa e studio disco- grafico di Pasley Park. Inutili i tentativi di rianimarlo. La notizia è stata immediatamente accolta con un misto di sorpresa, disperazione e sospetto dalla enorme comunità di fan che lo seguiva da quasi 40 dei 57 anni che ha vissuto.

Ogni aspetto della sua vita è stato oggetto di stupore, ammirazione e polemica. Anche l’ultimo momento della vita non si è sottratto a questo copione, e l’episodio della morte sembra essere stato disegnato a posta per dividere a lungo

la memoria che avremo di lui. Prince aveva annullato due settimane fa un concerto che avrebbe dovuto tenere ad Atlanta, e giovedì scorso è tornato nella città della Georgia per accontentare i fan che avevano mantenuto il possesso dei biglietti. In due sessioni di due ore l’una ha eseguito cover e medley dalla enorme collezione di pezzi che fanno parte del suo repertorio. Sul palco solo un piano, enorme, viola, e sullo sfondo un caleidoscopio di immagini delle copertine dei suoi dischi. Da qualche tempo aveva sempre accanto un bastone del quale nessuno si meravigliava visto che ha fatto parte in passato del suo armamentario di scena. In realtà gli serviva per aiutarsi a camminare dopo un’ operazione all’anca l’anno scorso. Sul palco di Atlanta comunque era in condizioni perfette: ha lasciato il piano più volte per parlare con il pubblico di temi sociali e per sgranchirsi le mani e i polsi, ed è anche saltato in aria più volte. Prince ha chiuso la seconda performance di fronte alla folla osannante cantando Iflwas Your Girl- friend, poi con un’interpretazione di Waiting In Vain di Bob Marley. All’uscita gli spettatori hanno trovato tutti un cd in regalo del suo ultimo lavoro: HITnRUN Phase One.

EMERGENZA

Il giorno dopo stava volando a casa con il suo jet personale quando il pilota è stato costretto ad un atterraggio di emergenza in Illinois, perché il musicista potesse essere trasportato in ospedale dove è rimasto per tre ore prima di essere dimesso. Influenza, è stata la diagnosi che di lì a poco ha messo a tacere il tam tam mediatico che era già in movimento. Sabato Prince ha aperto le porte dello studio privato di Paisley Park a Chanhas- sen, alla periferia di Minneapolis,

dove è nato e cresciuto e che non ha mai abbandonato anche dopo il successo. Molti degli invitati erano i suoi amici di più vecchia data. A cominciare dallo scorso gennaio aveva interrotto la clausura dietro la quale si era difeso per decenni, e celebrava negli studio delle piccole feste dove si ascoltava la musica e si ballava. Dal palco di un concerto newyorkese un mese fa aveva persino confessato che stava scrivendo una autobiografia che contava di pubblicare entro un anno. A chi gli ha chiesto sabato sera cosa fosse successo il giorno prima ha risposto che non aveva nulla, e che non era ancora tempo di sprecare preghiere per lui;

una frase questa che ora è già ripetuta come un codice misterioso e messianico. Di sicuro non ha dato l’impressione di essere debole o preoccupato. Era entusiasta per l’arrivo di un nuovo pianoforte color viola che la Yamaha gli aveva appena donato e che ha svelato sollevando la coperta che lo copriva, così come una chitarra di straordinaria fattura della stessa tonalità. Domenica è stato visto in bicicletta nel quartiere per l’ultima volta. Poi l’annuncio di questa mattina, con la polizia immediatamente arrivata sul posto a indagare su dettagli che forse non saranno mai chiariti del tutto.

«È così che suona il pianto di una colomba», ha scritto Oprah Win- frey. La Toya Jackson con la voce rotta dall’emozione ricordava di aver imparato a pattinare insieme a Prince. Aretha Franklin si è invece chiesta se la morte non sia dovuta alla zanzara Zika. Ma fino a oggi non c’è stata una sola vittima al mondo per questo virus.

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