Aggressione con l’acido, Alex Boettcher condannato a 23 anni: Stefano Savi “Adesso spero che non esca più”

E’ arrivata la condanna per Alex Boettcher per aver aggredito con l’acido lo studente Stefano Savi e per aver tentato di fare la stessa cosa non riuscendoci per fortuna al fotografo Giuliano Carparelli. Alex Boettcher è stato condannato a 23 anni e secondo quanto riferito dai giudici del Tribunale di Milano, l’imputato faceva parte di un’associazione a delinquere, ovvero quella che è stata definita la “banda dell’acido” di cui faceva parte anche la sua ex fidanzata Martina Levato ed ancora colui il quale è considerato il suo complice, ovvero Andrea Magnani, tra l’altro già condannati a 20 anni e a 9 anni e 4 mesi.

I giudici hanno anche stabilito un risarcimento di 60mila euro ciascuno per i genitori e il fratello del giovane rimasto sfigurato; ed ancora 45mila euro dovranno essere versati all’Asl di Milano, 20mila euro ad Antonio Margarito accusato falsamente dalla Levato di violenza sessuale, e 50mila al fotografo Giuliano Carparelli, che riuscì ad evitare che l’acido gli sfigurasse il volto.

Il collegio ha disposto che l’ex broker versi come provvisionale di risarcimento immediatamente esecutiva 1,2 milioni di euro a Stefano Savi, lo studente sfigurato con l’acido per uno scambio di persona.L’imputato si è presentato in aula totalmente diverso rispetto al momento del suo arresto, molto dimagrito e con i capelli cortissimi; presenti in aula anche Gherardo e Federica  ovvero il padre e la sorella di Pietro, ed ancora la madre di Alexander Boettcher la signora Patrizia Ravasi e poi per la lettura della sentenza in aula sono anche arrivati la vittima insieme insieme al padre, ovvero Stefano Savi ed Alberto Savi. «In due ore di camera di consiglio cosa ti aspettavi? È una sentenza già scritta, ma io sono innocente e lotterò anche in appello», sono state queste le parole pronunciate dal broker che al momento della lettura del dispositivo non si trovava in aula.

Grande soddisfazione invece per Stefano Savi il quale ha dichiarato “Spero che non esca più di cella”. «Sono contento, alla fine si è dimostrato che c’era anche lui il giorno dell’agguato. Lui e Martina se la sono cercata, in questo momento non me la sento di perdonare. Con Boettcher in aula c’è stato solo uno scambio di sguardi, nulla di più”,ha ancora aggiunto Stefano Savi. Stefano è contento, da domani si ricomincia tutto da capo», ha detto il padre Alberto.

Il ragazzo spera in un «futuro roseo anche se sarà lunga tornare alla normalità, sono alla sedicesima operazione», ha aggiunto il Signor Alberto Savi. Il pm di Milano ha espresso “grande soddisfazione” soprattutto per il riconoscimento dell’accusa di associazione per delinquere e per la colpevolezza dimostrata anche in relazione all’aggressione a Stefano Savi. Il magistrato ha anche aggiunto: “E’ arrivata giustizia in tempi rapidi ed in modo efficace”. 

La strategia difensiva era semplice: «Alexander Boettcher è uno sciocco, ha una personalità disturbata» ma non c’è «in nessun caso la prova incontrovertibile della partecipazione ad un’associazione a delinquere». Non è bastato all’ex broker per evitare una condanna a 23 anni per una serie di aggressioni con l’acido nei confronti di due ragazzi “colpevoli” di aver avuto rapporti con la sua (ex) amante e schiava Martina Levato. Ieri pomeriggio i giudici dell’XI sezione penale del Tribunale di Milano hanno emesso la condanna, che va ad aggiungersi ai 14 anni già ottenuti assieme alla sua complice durante il processo in rito abbreviato per l’aggressione a Pietro Barbini, avvenuta il 28 dicembre 2014.

Stavolta, invece, Boettcher è stato giudicato per i due agguati a Stefano Savi (2 novembre 2014) e a Giuliano Carparelli (il 15 novembre), il quale è però riuscito a evitare l’acido facendosi scudo con un ombrello. Per gli stessi episodi Levato e l’altro complice Andrea Magnani sono stati condannati in rito abbreviato rispettivamente a 16 anni e 9 anni e 4 mesi. Perché Boet- tcher abbia deciso di affrontare il processo in rito ordinario, perdendo così la possibilità di ottenere uno sconto di pena di un terzo, resta un mistero giuridico. Peraltro, dovrà versare anche una provvisionale a Stefano Savi di 1,2 milioni di euro. A Carparelli, che riuscì a coprirsi il volto con un ombrello, vanno subito 50mila euro. Mentre ai parenti di Savi – padre, madre e fratello gemello – è stato deciso per 60mila euro ciascuno. I risarcimenti totali saranno definiti in sede di causa civile.

Capelli corti, faccia smunta, nella gabbia del tribunale c’era un ragazzo molto diverso da quello apparso nei video e nelle foto presentate dall’accusa. Sparita la spavalderia delle prime uscite pubbliche, così come il senso di onnipotenza rivelato dalle conversazioni, dai messaggi, dalle scarificazioni sulla pelle della sua amante Martina, così devota alla sua “divinità bionda” da accettare il rito dell’incisione della lettera A per tre volte: su seno, natiche e pube. La stessa Martina da cui ha poi avuto un figlio che ora è oggetto di una serrata contesa legale per l’affidamento.

La condanna di ieri porta a 37 gli anni di carcere per Boet- tcher, che ha ascoltato la sentenza a pochi metri dalla madre Patrizia Ravasi, da Antonio Margarito, il ragazzo che Levato tentò di evirare con un coltello e che fu ingiustamente accusato di averla violentata, e anche da Stefano Savi, sfigurato con l’acido per uno scambio di persona. «Giustizia è fatta – ha commentato subito dopo la notizia lo studente universitario – ma non posso ancora dire di essere felice. Sarò felice quando recupererò la vista. Lui [riferendosi all’imputato, ndr], così come la Levato, si è rovinato da solo. Spero non esca mai di cella».

I giudici hanno ritenuto valida l’ipotesi dell’associazione per delinquere, ma non hanno accettato in pieno la richiesta a 26 anni promossa dal pm Marcello Musso. Quest’ultimo è stato il bersaglio dei difensori Michele Andreano e Giovanni Maria Flora, convinti che da parte del pm ci sia stata «una frenetica esplorazione investigativa» nei confronti di Boettcher e della Levato, «attuata ben oltre i limiti dei fatti contestati involgendo aspetti intimi, personali degli imputati, ulteriori rispetto ai fatti contestati». L’atteggiamento di Musso è definito «profondamente inquisitorio, teatrale e suggestivo», e a questo si sarebbe associata la «campagna di stampa smaniosa» per rendere Alex un «personaggio freddo, malvagio e manipolatore, con la conseguenza pratica di rendere l’aspetto mediatico di tale vicenda per certi versi sopravanzato rispetto a quello giudiziario».

I legali, oltre a definire il proprio assistito «sciocco» per puri fini difensivi, hanno descritto il ragazzo come una persona contraddistinta «da profondi turbamenti, devianze di natura comportamentale e sessuale, eventualmente anche da dipendenze di natura tossicologica». In tal senso torna alla mente il filmato mostrato in aula in cui Levato è costretta a bere quella che sembra urina per soddisfare la richiesta del suo amato. È dunque evidente «una propensione del Boettcher ad atteggiamenti di svilimento della figura femminile o a pratiche a sfondo sessuale certamente non ordinarie», ma secondo la difesa questo non lo rende colpevole. Anzi, non ci sarebbero prove a suo carico e quindi andava assolto «con ampia formula per non aver commesso il fatto». La possibilità era così remota che l’avvocato Andreano si era preparato una citazione tratta dal libro “Diario di una difesa, ovvero l’innocenza del mostro”, scritto dal difensore di Pietro Pacciani, l’avvocato Rosario Bevacqua: «Non v’è imputato, per quanto infame possa essere la sua vita precedente, che non abbia diritto a un processo giusto, ma soprattutto a una sentenza giusta».

Fonte: Settimanale Giallo di Laura Marinaro Ho ancora paura delle ritorsioni di Alex. Non più verso di me, ma verso i miei genitori che sono un bersaglio facile, ora che io non parlo più con lui a eccezione di poche righe riguardo a nostro figlio. Oggi non posso sapere cosa gli passi per la mente, anche perché non posso escludere che qui si sia fatto amici pronti ad aiutarlo dall’esterno”. A scrivere queste parole, ai giudici e agli inquirenti che hanno seguito il suo caso, è stata Martina Levato, condannata a 30 anni per aver sfregiato con l’acido due ex amanti, per averne accoltellato un terzo e per aver tentato di aggredirne un quarto. Ha paura. Non sono sufficienti i tanti anni di prigione inflitti al suo ex, Alexander Boettcher, colpevole anche delle aggressioni a Stefano Savi, Giuliano Carparelli e Antonio Margarite. Non le basta sapere che starà in carcere per lungo tempo: ha il terrore che possa punirla perché ha smesso di essere la sua schiava. La donna, infatti,

ha finalmente deciso di dire la verità, smettendo di difendere il padre di suo figlio.

Lo farà da settimana prossima quando, il 7 aprile, comincerà l’appello per l’aggressione a Stefano Barbini per cui lei e Boettcher sono stati condannati a 14 anni, ma non nasconde di essere terrorizzata. Sa quanto Alex sia capace di influenzare il prossimo, di plasmare la mente di soggetti più deboli, com’era anche lei. Ora la tormenta l’idea che il suo ex possa aver convinto qualche nuovo amico, magari qualche delinquente conosciuto in galera, a punire non lei, che è detenuta, ma i suoi genitori, per vendicarsi di quello che dirà in aula contro di lui. È davvero sincera Martina o manipola la verità perché teme di perdere suo figlio, come sostiene l’avvocato di Boettcher? Lo stabiliranno i giudici. Intanto, però, lei giura, dalla sua cella, di essere riuscita a liberarsi dell’uomo che la costringeva a chiamarlo papà.

Lo ha scritto nel memoriale di sei pagine in cui ha detto di essere pronta a testimoniare contro di lui: «Alex voleva e doveva essere il mio unico punto di riferimento, al punto che mi costringeva a chiamarlo “papà”. Eh sì, perché andavo rieducata… Oggi mi sto liberando di lui ma ho paura di ritorsioni per me e la mia famiglia». Per inquirenti e avvocati questo cambio di rotta è troppo tardivo.

Marcello Musso, il giudice che ha condotto le indagini, è certo che la testimonianza della ragazza non serva a cambiare il quadro delineato dalle indagini e dalle varie condanne. La pensano così anche gli avvocati delle vittime. Dicono: «È stato già dimostrato che Boettcher ha istigato, sostenuto e organizzato le aggressioni agli ex amanti di Martina, per vedere la sua virilità riscattata. Ci sono le prove che ha mentito, sempre e su tutto, regista di ogni dettaglio del piano criminoso». Per loro Boettcher è “un cinico psicopatico”. Dice l’avvocato Paolo Tosoni, che ha difeso Pietro Barbini: «Non bastano le condanne in carcere. Abbiamo chiesto per le vittime risarcimenti fino a 7 milioni di euro. Può sembrare una cifra enorme, ma nulla ridarà la serenità a questi ragazzi, la cui vita è stata stravolta».

Aggiunge Andrea Orobona, legale di Stefano Savi, sfregiato dalla coppia per un tragico scambio di persona: «Savi era il classico bravo ragazzo, abitudinario, studioso. È stato Boettcher a organizzare e ideare l’aggressione contro di lui, le sue responsabilità sono chiare e non c’è nulla che la Levato possa aggiungere che cambi quando è cristallizzato nell’inchiesta e nelle sentenze. Per di più la donna continua a dire di non aver partecipato all’agguato. Non abbiamo mai ricevuto alcun segnale di pentimento da lei e anche nell’ultimo memoriale non ce n’è traccia. Questo, naturalmente, ferisce Stefano».
In questo scambio di accuse in questa battaglia legale tra i due amanti, finisce in secondo piano il loro bimbo, quel piccolino lasciato in istituto. I suoi genitori hanno sulle spalle anni e anni di prigione e forse è ora che i giudici del Tribunale dei Minori decidano della sua sorte, permettendogli di avere finalmente una famiglia e di dimenticare questo travagliato inizio di vita.

In carcere il tempo si ferma, si dilata e tu sei costretta a confrontarti con te stessa. Confrontarsi con se stessi vuoi dire fare i conti con il proprio passato, quindi con gli errori che ti hanno condotto qui, ma anche con lo stile di vita che avevi fuori, con i tuoi valori, con le persone che ti circondavano. In una parola, il carcere fa riemergere la tua anima… Qui siamo tendenzialmente liberi..” A scrivere queste parole è stata Martina Levato, la donna condannata a 30 anni di carcere per aver sfigurato con l’acido due giovani, per aver tentato di sfregiare un terzo ragazzo e per averne accoltellato un quarto.

La ragazza, 24 anni, le ha pubblicate sul giornalino di San Vittore “Oltre le sbarre”, dove sono apparse anche alcune sue poesie. Spesso accade che chi è detenuto affidi alle parole i suoi sentimenti e ciò sta succedendo anche alla Levato, che secondo i suoi legali, starebbe facendo tesoro dei suoi giorni in cella, per capire i propri errori e liberarsi dalla figura crudele di Alex Boettcher, il suo compagno e padre di suo figlio. La donna si impegna nella redazione del giornale, studia e va in palestra, quindi pensa al suo bambino. Può vederlo insieme agli esperti del Tribunale dei Minori, che devono decidere se affidarlo a lei, al padre o se darlo in adozione.

Dopo gli agghiaccianti video che l’accusa litio di vita ha portato in aula e in cui appare senza più ombra di dubbio la personalità sadica di Boettcher e l’incredibile superficialità della donna, sembra improbabile che il piccolo possa esserle affidato. Eppure, lei ci sta provando a dimostrare di essere una buona madre. Come? Impegnandosi in prigione, appunto, e dicendosi finalmente disposta a raccontare la verità sul suo ex compagno e su quello che insieme hanno fatto. Giallo diversi numeri fa aveva detto che il rapporto dei due era in crisi e ora è arrivata conferma. La Levato avrebbe voluto già testimoniare contro Boettcher, che è a processo per le aggressioni a Antonio Margarita, Stefano Savi e Giuliano Carparelli, ma la sua istanza non è stata ammessa dalla Corte. In un memoriale di 6 pagine ha detto di poter svelare nuovi particolari sulle aggressioni.

Ecco cosa ha scritto: «Su Savi posso dire che Alex forse c’era quella notte ed era insieme a Magnani, ma io non ero con loro». Ebbene, secondo l’accusa è già provato, dai tabulati telefonici, che i due erano insieme e vicino alla casa di Savi la notte in cui fu aggredito. La ragazza ripercorre anche l’aggressione a Margarito. Scrive: «Alex mi ordinò di fargli del male, usando il coltello, un affondo nei genitali…». Neanche questo, però, secondo gli inquirenti, è una novità: hanno già provato che Boettcher pianificò quell’agguato, nel suo telefono c’erano ricerche su come evirare un uomo… Riguardo all’agguato a Giuliano Carparelli, Martina ora sostiene che Alex la rimproverò perché il lancio dell’acido non le riuscì e insistette per riprovarci.

Anche in questo caso, però, le indagini hanno già dimostrato che Boettcher e Magnani, dopo l’aggressione fallita, fecero altri appostamenti per sfigurare il fotografo. Proprio inseguendo Carparelli, lo scambiarono per Savi, e alla fine finirono per sfregiare l’incolpevole studente. Secondo chi ha indagato, dunque, il memoriale non conterebbe niente di nuovo. Aggiungono i legali di Boettcher: «È un’abile operazione per farsi ridurre la condanna in Appello e in vista della decisione del Tribunale dei Minori che stabilirà il futuro del suo bambino».

La Levato, in ogni caso, non potrà testimoniare ora contro Boettcher. Come ha preso la notizia? Ha detto il suo avvocato, Alessandra Guarini: «Se non potrà parlare in questo processo lo farà in Appello il 7 aprile. Non è stato facile per lei svegliarsi e capire che era succube di quell’uomo violento…». Intanto, sempre nel memoriale lei scrive: «Finora ho coperto Alex perché mossa dalla paura per me e per i miei familiari. La prima destinataria delle sue violenze sono stata io: mi prendeva a schiaffi e cinghiate per ore. Aveva pianificato anche di simulare un incidente stradale per procurarmi gravi lesioni fisiche, come punizione per i tradimenti. Voleva che io perdessi un braccio o una gamba, perché io non fossi più desiderabile agli occhi degli altri». Dunque, si è davvero liberata di quel mostro? Lo stabiliranno i giudici in Appello.

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