Allarme epidemia stafilococco il batterio intelligente al San Camillo di Roma: contagiati 16 bambini e 17 operatori sanitari

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Una vera e propria epidemia di stafilococco aureo ha coinvolto il reparto di Neonatologia dell’Ospedale San Camillo di Roma dove ad essere stati contagiati sono sedici bambini e 17 operatori sanitari. Secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che l’epidemia sia in corso ormai da diverse settimane e che tutto sarebbe iniziato da un bambino del nido arrivato in ospedale un poco di tempo fa.

In seguito alla diffusione dell’allarme ecco che i bambini che, in seguito ai regolari controlli sono risultati positivi al batterio sono stati isolati e dunque allontanati dai bambini che invece, al contrario sono risultati negativi. Inoltre, è opportuno precisare che la struttura in questione non è stata chiusa in quanto i bambini affetti da stafilococco aureo sono stati collocati in aree distinte. Quando parliamo di Stafilococco aureo facciamo nello specifico riferimento d un batterio piuttosto pericoloso che potrebbe dar vita a delle gravi malattie tra cui ad esempio vi troviamo la meningite, l’endocardite, la necrolisi epidermica tossica e la polmonite.

Successivamente all’individuazione del batterio nel reparto ospedaliero sopra citato, lo strumentario è stato accuratamente disinfettato e i diciassette operatori che sono risultati essere positivi al batterio sono stati allontanati dal servizio per 48 ore e sottoposti a trattamento antibiotico e sono tutti tornati a lavoro dopo cinque giorni. Camilla Mozzetti su Il Messaggero scrive nello specifico che dal giorno in cui è stato dimesso l’ultimo bambino infetto, ovvero lo scorso 27 febbraio 2016, non si sono più verificati altri casi raccontando inoltre come e quando tutto ha avuto inizio.

Mozzetti ha fatto dunque riferimento al 23 febbraio 2016 quando, “il primario di Neonatologia del San Camillo ha segnalato alla direzione sanitaria alcuni neonati che mostravano segni riconducibili allo stafilococco come delle piccole bollicine cutanee”, proseguendo poi ancora “I controlli del servizio regionale per epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, hanno confermato la presenza del batterio in 11 bambini che mostravano sintomi riconducibili al batterio come dermatiti, congiuntiviti e otiti. A questi, se ne aggiungono altri 5 che, pur non risultando infetti, sono emersi positivi allo stafilococco”.

La Mozzetti continua poi facendo riferimento ai 17 operatori su 215 che sono risultati positivi al test sottolineando inoltre che stando a quelle che sono le ultime verifiche che sono state effettuate lo scorso 11 marzo 2016 non sembrerebbero essere emersi nuovi casi di contagio specificando inoltre che “Il nosocomio ha attivato le procedure di sicurezza, a partire dall’individuazione di un nido alternativo per i bambini sani in un’altra area del reparto”. Sulla questione è nello specifico intervenuto il Codacons, Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, il cui fondatore e presidente è l’avvocato italiano Carlo Rienzi. Il Codacons ha chiesto alla Magistratura di intervenire per far luce sulla questione e nello specifico, proprio Carlo Rienzi ha nello specifico affermato “chiediamo alla magistratura di aprire una indagine alla luce delle possibili ipotesi di epidemia e lesioni, oltre che per la violazione delle norme relative alla sicurezza sui luoghi di lavoro in base al D. Lgs 81/2008”

Immediatamente sono partite le indagini epidemiologiche che hanno dato esito positivo per 16 bimbi in totale.L’ospedale ha subito separato i bambini colpiti da quelli sani, individuato un nido alternativo e stabilito percorsi diversi. E’ stato anche disinfettato lo strumentario e sono stati sanificati gli spazi di degenza. I 17 operatori coinvolti sono stati allontanati dal servizio per 48 ore e trattati con antibiotici. Sono tutti tornati in servizio dopo 5 giorni.

La struttura non è stata chiusa perché sono state immediatamente identificate aree distinte in cui sono stati collocati i bambini coinvolti. Inoltre non si sono verificati casi in reparti più sensibili, dove i piccoli pazienti sono più fragili e in cura, come la Terapia intensiva e sub-intensiva. Si stanno verificando, infine, le modalità di comunicazione ai pazienti della problematica.

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