Allarme inquinamento delle acque reflue: massiccia presenza di batteri resistenti agli antibiotici

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Allarme inquinamento delle acque reflue massiccia presenza di batteri resistenti agli antibiotici

E’ allarme inquinamento nelle acque reflue nelle quali vengono rilasciate grandi quantità di nuovi microinquinanti come ad esempio i geni di resistenza agli antibiotici che non vengono rimossi dagli impianti di depurazione in quanto non dispongono di alcun trattamento specifico. A tal riguardo, proprio nelle scorse settimane, pare che l’Istituto per lo studio degli ecosistmi del Consiglio Nazionale delle ricerche di Verbania Pallanza abbia effettuato una ricerca al fine di sviluppare sistemi di trattamento efficienti, coordinata dal Gruppo di ecologia microbica dell’Ise-Cnr in collaborazione con l’Università di Mons e Acqua Novara.Vco.

Il coordinatore della ricerca, nonché ricercatore Ise-Cnr Gianluca Corno ha dichiarato: “Abbiamo dimostrato come all’interno di impianti di depurazione anche molto diversi ci sia una presenza concomitante di geni di resistenza ai metalli pesanti e ad antibiotici di uso comune in medicina umana e veterinaria. Questo potrebbe determinare la diffusione dell’antibiotico resistenza in ambiente attraverso i reflui trattati, a seguito di una pressione selettiva esercitata dai metalli stessi nei sistemi di trattamento, che può portare ad una co-selezione di geni di resistenza agli antibiotici”.

Lo stesso ci ha tenuto a spiegare come la diffusione dei geni di resistenza agli antibiotici in ambiente potrebbe causare lo sviluppo di comunità batteriche resistenti in natura e dunque la permanenza della resistenza per tempi lunghissimi con il rischio di trasmissione della stessa a patogeni umani. I ricercatori hanno effettuato il loro studio tra Novara, Verbania e Cannobio; si spera che nel più breve tempo possibile possano essere progettati sistemi più efficaci per il trattamento delle acque reflue, ma affinché questo possa realizzarsi è importante che i sistemi di depurazione siano dotati di un trattamento specifico per rimuovere queste sostanze indesiderate. La ricerca in questione nasce infatti proprio con l’intento di sviluppare nuovi sistemi di trattamento delle acque reflue che siano più efficienti. La preoccupazione maggiore riguarda il gatto che questi geni possano sviluppare colonie di batteri super resistenti che possono contagiare l’uomo.

Intervenuto anche Andrea Di Cesare, altro ricercatore Ise-Cnr il quale ha dichiarato che lo studio ha posto l’accento sulla potenziale selezione indiretta dei cosiddetti determinanti di antibiotico-resistenza a seguito di un forte stress del popolamento batterico all’interno degli impianti, durante i differenti trattamenti nei quali è possibile che si verifichi la concentrazione di metalli pesanti e lo sviluppo delle resistenze relative. “Molte nazioni e l’Ue stanno però lavorando alla definizione di limiti, che imporranno un diverso design dei sistemi di trattamento, che dovrà anche tener conto dei potenziali rischi di co-selezione dei geni stessi in impianto. La nostra ricerca ha coinvolto i tre impianti di depurazione di Novara, Verbania e Cannobio, un esempio di cooperazione con il territorio che può consentire lo svolgimento e la pubblicazione di ricerche a livello internazionale”,  ha concluso Corno.

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