Allarme siccità a Palermo, dal 3 gennaio acqua frazionata a giorni altrni

In Sicilia è di nuovo emergenza acqua e nello specifico a Palermo dove l’acqua torna a giorni alterni, una situazione che ha davvero messo in ginocchio alcuni quartieri della città. Non accadeva da oltre un decennio, ovvero quando venivano installate sui soffitti delle case le cisterne per la raccolta dell’acqua. Purtroppo, piuttosto che un passo avanti, sono sono fatti ben 13 passi indietro, tornando alla vecchia situazione di tanti anni fa, visto che i bacini sono tornati ad essere vuoti, e per questo motivo a partire dal prossimo 3 gennaio, tornerà la turnazione dell’acqua, ovvero l’acqua verrà fruita a giorni alterni. Il motivo? Da quanto è emerso gli invasi sono risultati pieni al 33 per cento delle loro capacità, una capienza che è stata considerata insufficiente a garantire il normale approvvigionamento del sistema distributivo gestito da Amap.

“Il perdurare della situazione di scarse precipitazioni che interessa ormai da mesi la Sicilia, ha portato ad una consistente riduzione delle riserve d’acqua nelle province di Palermo, Enna e Caltanissetta”, ha fatto sapere nella giornata di ieri il Comune di Palermo attraverso una nota. Intanto nella giornata di mercoledì 28 dicembre si è svolto un importante incontro all’assessorato regionale dell’Energia al quale hanno partecipato i rappresentanti degli enti interessati e proprio in tale occasione si è preso atto della insufficienza delle risorse disponibili negli invasi, sia quelli presenti a Palermo che i 4 presenti a Poma, Rosamarina, Piana degli Albanesi e Scanzano i quali hanno attualmente una disponibilità di meno di 73 milioni di mc d’acqua a fronte di una capacità massima superiore a 200 milioni.

A tal riguardo è stata programmata una riduzione del prelievo d’acqua da tutti gli invasi e di conseguenza una riduzione dell’acqua che interesserà i seguenti circuiti, ovvero: Cruillas Badia-Santuario, Giusino, Castelforte, S. Lorenzo – Petrazzi, Lanza Di Scalea, piazza Leoni, Strasburgo – Nebrodi, Strasburgo – Europa, Strasburgo – Sud, Strasburgo – Ausonia, Boccadifalco Alto, Pitrè-Aeroporto, Ambleri, Bonagia–Villagrazia 900, Bonagia–Belmonte Chiavelli Basso Bonagia–Santa Maria Di Gesù.

Intervenuto sulla vicenda, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando il quale ha dichiarato: “Si tratta con tutta sicurezza, – di una situazione eccezionale, dovuta alla concomitanza di tre fattori tutti indipendenti dall’azione dell’Amap e del Comune: la siccità, la riduzione della capacità della Diga Rosamarina decisa dal Servizio Nazionale Dighe per motivi di sicurezza e l’impossibilità di utilizzo dell’invaso di Scillato per i noti problemi causati alle condutture da alcune frane”. Dunque, a partire dal giorno 3 verrà avviata una turnazione a Palermo e l’acqua verrà fruita a giorni alterni; la turnazione almeno per il momento avrà carattere sperimentale e sarà soggetta a modifiche in caso di ripresa delle precipitazioni.  “Vista la gravità della situazione e l’urgenza di intervenire i nostri uffici stanno lavorando nei tempi minimi per la predisposizione del progetto e stiamo valutando la possibilità di richiedere un intervento della Protezione civile”, ha dichiarato la Prestigiacomo.

Acqua a giorni alterni come tredici anni fa. L’incubo dei rubinetti asciutti, che sembrava ormai scongiurato, torna a incombere su Palermo come non accadeva dal 2003. Colpa della siccità: a settembre e a novembre non è piovuto come in genere accade e gli invasi che riforniscono la rete idrica della città sono stati prosciugati. I bacini sono vuoti al 70 per cento e così da martedì circa 150 mila cittadini, da Cruillas a Pallavicino, da San Lorenzo a viale Strasburgo, riceveranno l’acqua un giorno sì e un giorno no. I condomini dovranno riattivare le cisterne, le famiglie i serbatoi ammesso che non li abbiano dismessi come teme la stessa Amap. Misure simili anche ad Agrigento, Enna e Caltanissetta.
Ma quanto durerà l’emergenza? Impossibile prevederlo. «Deve piovere» dicono i tecnici dell’Amap. Sì, ma quanto? «Almeno una settimana a ritmo sostenuto ma non torrenziale».

Colpa della siccità, dunque. Ma non solo: ad aggravare la situazione c’è anche il black-out dell’invaso di Scillato inutilizzabile da sei anni a causa di una frana: la Regione, che aveva prima promesso di pagare, ha perso i fondi europei che avrebbero finanziato l’intervento. Sarà l’Amap a farsi carico della spesa.

Il provvedimento, almeno durante una prima fase, riguarderà solo alcune aree della città. Anzitutto la zona Strasburgo-piazza Leoni, una fetta di Palermo compresa tra la Favorita, via delle Alpi, via Resuttana e via Nenni (strade di perimetro che restano escluse): limitazioni ci saranno da via Ausonia a viale Strasburgo, da via Belgio a via dei Nebro- di, da via Monte San Calogero a via Liguria. E ancora in buona parte dei quartieri San Lorenzo, Villagrazia, Cruillas, Bonagia, Santa Maria di Gesù e Belmonte Chiavelli. In via Lanza di Scalea, via Castelforte, via Marinai Alliata, via Pitrè e Boccadifalco. In zona Strasburgo, per fare un esempio, l’acqua verrà erogata nei giorni pari dalle 3 alle 15.

Ma perché sono state scelte proprio queste zone per il razionamento? «Perché sono quelle che attingono maggiormente dai bacini più asciutti», spiega l’ingegnere Giuseppe Arcuri del’Amap. Restano fuori al momento la zona Politeama e il centro storico che si riforniscono anche dallo Iato e dalla sorgente del Gabriele. Ma se la siccità dovesse perdurare i divieti potrebbero essere inaspriti. La decisione di ridurre l’erogazione è stata presa durante una riunione che si è tenuta all’assessorato regionale all’Energia che, come disposto dall’assessore Vania Contrafatto, monitora il livello degli invasi già dall’estate. Invasi che sono a secco.

Per mettere fine all’emergenza dovrebbe piovere per almeno una settimana, ma non in modo torrenziale: «Sette giorni di pioggia continua e moderata basterebbero: la pioggia forte è inutile — spiega Amap — quest’anno è saltato l’autunno come non accadeva da un decennio». Nei quattro invasi Poma, Scanzano, Rosamarina e Piana degli Albanesi la disponibilità è intorno ai 65 milioni di metri cubi d’acqua a fronte di una capacità massima superiore a 203 milioni. I bacini sono pieni, in media, al 30 per cento. Troppo poco per garantire il normale approvvigionamento. Le previsioni meteo sono incerte: «Non sappiamo quanto tempo ancora durerà l’alta pressione — dicono i tecnici dell’acquedotto — ci auguriamo che piova al più presto». Ma si può davvero sperare solo nella pioggia per scongiurare l’emergenza?

Non è solo una questione di meteo e sfortuna. Ad aggravare il quadro già drammatico ci si mettono anche i clamorosi ritardi burocratici: la conduttura che trasporta l’acqua dalla sorgente di Scillato è fuori uso da sei anni a causa di due frane. Garantirebbe 700 litri al secondo. Per ripararla servono 5 milioni che la Regione aveva prima assicurato di poter finanziare con fondi europei. Che però ha perso: sarà l’Amap a farsi carico della spesa accendendo un mutuo. «Vista la gravità della situazione — dice la presidente di Amap Maria Prestigiacomo — stiamo valutando la possibilità di richiedere anche un intervento della protezione civile». E poi c’è il caso Rosamarina: l’invaso più grande, capienza 100 milioni di metri cubi, a causa di un problema strutturale ancora da accertare, quest’estate ha dovuto scaricare a mare il 40 per cento delle sue riserve. Al Comune c’è preoccupazione: tra le famiglie ha cominciato a diffondersi il panico. E nessuno sa dire per quanto tempo bisognerà tornare a riempire le bacinelle.

Il trend delle precipitazioni in alcune stazioni della Sicilia Sono stati analizzati i dati delle serie storiche di 12 stazioni della Sicilia dal 1960 al 2000 per fornire un’indicazione degli andamenti del totale di precipitazione annuale. I dati provengono dalla banca dati del SIAN costituita a partire dai dati delle reti del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, del Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale e dell’Ufficio Centrale di Ecologia Agraria. Le stazioni considerate sono solo una parte di quelle presenti nella banca dati del SIAN e la scelta è stata fatta tenendo presente la necessità di considerare serie storiche sufficientemente lunghe (e quindi statisticamente significative) e con un numero limitato di dati mancanti. Ove possibile si è tenuto conto inoltre della distribuzione geografica e della necessità di avere stazioni tuttora funzionanti. I dati considerati sono valori giornalieri di precipitazione aggregati attraverso programmi di elaborazione scritti in linguaggio fortran per ottenere valori mensili e annuali. Figura 1 – Andamento annuale della percipitazione a Messina e Punta Raisi. Lo studio riguarda gli anni 1960-2000 e mostra una lieve diminuzione della pioggia nella stazione di Messina. L’andamento negativo degli ultimi anni è mitigato da una piovosità abbastazna rilevante negli anni 1986-87 (a cura di Filippo Thiery).

I grafici mostrano una situazione differentea livello locale, con una leggera diminuzione della precipitazione annuale a Messina. Dalle analisi dei trend di precipitazione di tutte le stazioni prese in esame si deduce che la riduzione delle precipitazioni annue è un fenomeno significativo solo in alcune zone della regione: in particolare mentre alcune stazioni, come quella di Messina, mostrano una tendenza alla diminuzione del cumulato annuo di precipitazione, in altre, come ad esempio Palermo, la linea di tendenza non mostra alcuna diminuzione. Le informazioni che possiamo trarre da serie storiche non troppo lunghe come quelle in esame, riguardano soprattutto l’analisi territoriale delle precipitazioni, le indicazioni sulla loro maggiore o minore carenza e la variabilità del segnale.

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