Alzheimer, la cannabis potrebbe contrastare la patologia neurodegenerativa

0

Alzheimer, la cannabis potrebbe contrastare la patologia neurodegenerativa

Sapevate che la cannabis potrebbe avere degli effetti più che benefici nella lotta contro l’Alzheimer? Ebbene sì e questo quanto sostanzialmente riferito da un gruppo di ricercatori delle Salk Institute i quali hanno scoperto che la funzione è THC ovvero il principio attivo della canapa, non fa altro che ridurre i livelli di proteine beta amiloidi nel cervello che sono i responsabili della patologia neuro neurodegenerativa ovvero l’Alzheimer. I ricercatori hanno evidenziato come la canapa sia in grado di contrastare anche dunque il morbo di Alzheimer ovvero la causa principale di demenza che colpisce soprattutto le persone di una certa età; si tratta purtroppo di una patologia neurodegenerativa che al giorno d’oggi sembra non avere una soluzione medica ma grazie a questa nuova ricerca nascono delle speranze per il futuro.

Come già anticipato i ricercatori hanno sostenuto che alcuni composti che si trovano all’interno della marijuana sembrerebbero essere in grado di rimuovere le placche beta amiloidi nel cervello che la proteina tossica che determina la patologia; i ricercatori inoltre sembra abbiano individuato l’elemento responsabile delle capacità psicoattive della canapa crea questa proprietà neuroprotettiva, e come anticipato si tratta del tetraidrocannabinolo o THC. “Anche se già altri studi avevano dimostrato che i cannabinoidi possono avere un effetto neuroprotettivo contro i sintomi del morbo di Alzheimer, il nostro è il primo a dimostrare che hanno effetto sia sulla infiammazione che sull’accumulo di beta amiloide nelle cellule nervose”, spiega David Schubert, docente del Salk Institute e principale autore della ricerca.La cannabis dunque avrebbe delle proprietà tali da aiutare a sconfiggere non solo l’Alzheimer ma anche la sclerosi multipla ed ancora potrebbe aiutare a prevenire l’infiammazione nel cervello e nel midollo spinale.Sulla cannabis esistono ancora dei pareri discordanti visto che molti ricercatori e studiosi ed anche i medici sostengono che questa possa indurre nel presente ansia e depressione ma nonostante ciò in Italia la cannabis terapeutica è stata autorizzata come sappiamo lo scorso anno e nel 2015 esattamente nel mese di febbraio è stata aperta la prima fabbrica ufficiale.

 Nella sperimentazione dei ricercatori del Salk Institute, è risultato evidente come la somministrazione di THC in pazienti che soffrono di Alzheimer abbia portato ad una significativa riduzione dei livelli di beta amiloide e, di conseguenza, dell’infiammazione cerebrale, cosa che ha portato ad un maggior tasso di sopravvivenza dei neuroni. Usando il THC sulle cellule si è ridotto il livello della proteina tossica, eliminando la risposta infiammatoria delle cellule nervose. I ricercatori ritengono che l’uso di composti simil-THC come terapia necessita di ulteriori sperimentazioni, ma una cosa sembra appurata: la cannabis può effettivamente ridurre l’infiammazione che determina l’Alzheimer.Intanto una grande novità arriva dall’Università di Milano Bicocca dove nella giornata di ieri sono state presentate nel convegno NeuroMi delle nuove tecniche non invasive per la diagnosi dell’Alzheimer; sembra che basti soltanto effettuare una PET ovvero la tomografia a emissione di positroni ed una puntura lombare per diagnosticare al paziente la patologia in questione.

Rispondi o Commenta