Andare in bicicletta, la migliore soluzione per combattere il diabete: riduce il rischio del 20% di ammalarsi dopo i 50 anni

Andare in bicicletta, valido aiuto per prevenire l'insorgere il diabete

Nel mondo ne soffrono più di 400 milioni di persone e ogni giorno la malattia causa 14mila decessi. Fondamentale la prevenzione: dieta sana e movimento quotidianoNel mondo ne soffrono più di 400 milioni di persone e ogni giorno la malattia causa 14mila decessi. Fondamentale la prevenzione: dieta sana e movimento quotidiano.
Sembra che andare in bicicletta sia un’attività sportiva che possa allontanare il diabete e gli effetti positivi possono arrivare anche in tarda età. E questo quanto sostanzialmente è fermato da un gruppo di ricercatori il quale hanno effettuato uno studio, pubblicato sulla rivista Plos Medicine, che mostra infatti come che abbia iniziato ad utilizzare la bicicletta e tiene mediamente una riduzione del rischio di diabete del 20% in quanto sembra che mettere le gambe in movimento faccia bruciare i trigliceridi, utilizzati come primo carburante e in questo modo si attivano i trasportatori del glucosio e la glicemia si abbassa.

E’ noto che una vita sedentaria e l’obesità siano amiche del diabete, aumentando i rischi che possa sorgere la patologia, così come è vero che un’alimentazione sana ed adeguata possano prevenire l’insorgere del diabete di tipo 2, il più diffuso al mondo.

Lo studio in questione è stato condotto da un gruppo di ricercatori presso l’Università della Danimarca meridionale ed ha coinvolto un vastissimo campione di persone, sia uomini che donne dieta compresa tra i 50 ed i 65 anni; nello specifico i ricercatori hanno seguito lo stato di salute dei partecipanti per diversi anni e raccogliendo informazioni circa il loro stile di vita tra cui anche il livello di attività fisica svolta, ed ancora l’alimentazione, l’uso della bicicletta sia come passatempo che come modo per spostarsi per andare al lavoro ad esempio. Ebbene sì dai risultati ottenuti pare che utilizzare la bicicletta arrivo che il rischio di diabete, e dunque i ricercatori sostengono che più si usi meglio è. Anche se si tratta di uno studio osservazionale, in cui non abbiamo la certezza che la riduzione del rischio sia direttamente correlata all’utilizzo della bicicletta, offre spunti molto interessanti ed è realistico il dato sui benefici nella prevenzione del diabete” ha sottolineato Pierpaolo De Feo, direttore di C.U.R.I.A.MO. – Healthy Lifestyle Institute dell’Università di Perugia.

Certamente è importante anche salvaguardare l’alimentazione e dunque seguire un regime alimentare povera di zuccheri e grassi, e poi anche il movimento certamente influisce in modo positivo. Si ritiene che la bicicletta sia particolarmente utile contro la malattia perché attiva il 70% della nostra massa muscolare, posizionata negli arti inferiori: mettere le gambe in movimento fa bruciare trigliceridi attivando i trasportatori del glucosio, cosa che porta ad un abbassamento della glicemia. Si tratta inevitabilmente una scoperta molto importante visto che al giorno d’oggi il diabete rappresenta una patologia che spaventa sempre di più A e soprattutto sembra essere in forte aumento; secondo i dati riferiti dal International diabetes Federation, pare che al giorno d’oggi le persone affetti da questa patologia siano circa 415 milioni, con un costo in termini di vite umane di circa 14010 uomini giorno.Guardando all’Italia, sarebbero 3.7 milioni i malati nel nostro paese, ma almeno ad 1 milione di persone potrebbe non essere ancora stata diagnosticata la malattia.

Prevenire con attività fisica e alimentazione

Ma il diabete di tipo 2 (quello che insorge in età adulta) si può in parte prevenire. Con uno stile di vita sano e attivo. La dieta è fondamentale, certo. Ma anche il movimento. Un ampio studio danese, pubblicato sulla rivistaPLOS Medicine, ha coinvolto quasi 25mila uomini e 28mila donne tra i 50 e i 65 anni: i ricercatori dell’Università della Danimarca Meridionale (Syddansk Universitet) hanno esaminato lo stato di salute dei partecipanti per alcuni anni e raccolto informazioni sul loro stile di vita, in particolare sul livello di attività fisica svolta e l’alimentazione. Obiettivo del lavoro era dimostrare che anche un semplice impegno quotidiano come spostarsi in bicicletta può aiutare a prevenire il diabete. I risultati sono stati chiari: pedalare riduce il rischio di ammalarsi di diabete e più si pedala, più si allontana la malattia, con effetti positivi che si ottengono anche iniziando in tarda età, dopo i 50 anni. Lo studio mostra che chi inizia tardi a usare la bicicletta ottiene (mediamente) una riduzione del rischio di diabete del 20%. Gli effetti benefici delle due ruote emergono indipendentemente da altri fattori che possono influire sul rischi di malattia, come alimentazione, problemi di peso.

Il meccanismo del diabete

«Anche se si tratta di uno studio osservazionale, in cui non abbiamo la certezza che la riduzione del rischio sia direttamente correlata all’utilizzo della bicicletta, offre spunti molto interessanti ed è realistico il dato sui benefici nella prevenzione del diabete – sottolinea Pierpaolo De Feo, direttore di C.U.R.I.A.MO. – Healthy Lifestyle Institute dell’Università di Perugia -. La bici funziona contro questa malattia perché attiva il 70% della nostra massa muscolare, posizionata negli arti inferiori. Non è un’attività traumatica, ma un movimento mediato dal mezzo e uniforme, senza carico sulle articolazioni». Per capire il legame con il diabete bisogna però fare un passo indietro: «Il diabete di tipo 2 si sviluppa a causa dell’insulino-resistenza, ovvero quando l’ormone insulina lavora meno bene – prosegue De Feo -. Questo accade perché all’interno delle fibre muscolari ci sono depositi eccessivi di grassi (o trigliceridi). La fibra muscolare ha la capacità di “leggere” quanta energia ha a disposizione, grazie a un particolare enzima, e di far partire un “messaggio” nel caso abbia necessità di maggiori riserve. Se nelle fibre c’è del grasso, l’enzima considera che l’energia è già presente e dunque la richiesta di prendere zucchero dal sangue non parte. In questo modo non si attivano i “trasportatori” del glucosio. Inizialmente, di fronte a questo fenomeno, l’organismo compensa producendo più insulina (l’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue), ma a lungo andare questo processo viene meno perché il lavoro del pancreas – dove l’insulina viene prodotta – diminuisce».

Macchina con doppio carburante

Ecco perché un’attività blanda come la bicicletta può influenzare positivamente questo processo, invertendo la rotta: «Mettere le gambe in movimento fa bruciare i trigliceridi, utilizzati come primo carburante, soprattutto se l’attività fisica è a bassa intensità – spiega il professor De Feo, che è anche endocrinologo e responsabile del progetto “Eurobis” per favorire uno stile di vita sano nei bambini -. In questo modo si attivano i trasportatori del glucosio e la glicemia si abbassa. Bisogna immaginare una macchina che funziona con due tipi di carburante: terminato il primo, ricorre al secondo, innescando – è il caso del diabete – il processo virtuoso di calo degli zuccheri nel sangue». Riassumendo, se un diabetico si misura la glicemia prima e dopo una bella pedalata vede la differenza: il valore scende. Ma quanta attività fisica, seppur blanda, bisogna fare per vedere i benefici suddetti? «Un’ora di bicicletta tutti i giorni, che corrispondono a 18 chilometri in pianura – chiarisce De Feo -. E considerando che non abbiamo città come Copenaghen – ricoperta da un reticolo di piste ciclabili protette dalle auto -, si può anche andare in bici dentro casa: utilizzando la cyclette il beneficio che si ottiene è esattamente lo stesso, ovvero una perdita di massa grassa di 1,2 chili al mese, a patto di lasciare invariata l’alimentazione. Vanno bene anche 4-5 km di camminata al giorno, a passo sostenuto ma senza affaticarsi: per avere un’idea, bisogna essere in grado di parlare normalmente metre si cammina».

Le «centraline energetiche» dei muscoli

De Feo e colleghi curano nel loro istituto pazienti obesi e diabetici: «Dopo tre mesi di attività aerobica costante assistiamo a un visibile miglioramento dei processi ossidativi della fibra muscolare, ovvero vengono bruciati più grassi – afferma il medico -. Questo avviene perché nelle fibre muscolari ci sono delle “centraline” che bruciano energia (i mitocondri), che aumentano con il movimento fisico: il numero di mitocondri può aumentare fino al 50% dopo sei mesi di attività. Voglio aggiungere che la fibra muscolare risponde alle sollecitazioni anche in tarda età, lo abbiamo visto anche in pazienti 80enni, e che l’effetto dell’attività fisica è uguale nei due sessi. Il 30% dei nostri pazienti diabetici, sottoposti al programma di movimento costante, è in grado di sospendere l’insulina. Migliora anche la prognosi dell’ipertensione, con minore necessità di farmaci: anche la pressione sanguigna è infatti sensibile all’attività aerobica»

One comment

  1. l’ayurveda inquadra il diabete nella costituzione che si appesantisce (kapha) e che ha bisogno di ELEMENTI non acqua non terra (entro certi limiti) (Attenzione: “elementi” in ayurveda ha un valore preciso) e che non deve essere soggetto a stasi, riferito anche ad attività, altrimenti si provoca appesantimento e aggravamento. adesso questi studiosi in danimarca parlano della bicicletta, “terapia” che sarebbe evidente nella trimillenaria ayurveda senza troppe ricerche, ma i medici occidentali parlano di bicicletta… roba da sbattersi la testa, e non solo, al muro

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