Anoressia, nuova cura “magnetica”: sintomi ridotti stimolando il cervello con magneti

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Sperimentato un nuovo trattamento per quanto concerne l’anoressia, un disturbo dell’alimentazione che purtroppo colpisce una donna su 25. Questo nuovo trattamento è stato sperimentato al King’s College di Londra e nello specifico consiste nella stimolazione magnetica transcranica, ovvero un procedimento in cui il cervello viene stimolato con degli speciali magneti che somigliano molto a delle bobine, applicati sulla corteccia prefrontale dorsolaterale, ovvero in una zona direttamente collegata allo sviluppo della malattia.

Si tratta di una tecnica non invasiva per fortuna, i pazienti da quanto emerso avvertiranno una dolce sensazione di picchiettatura sul lato della testa interessato ed i risultato sembrano davvero molto interessanti e molto promettenti. Ad oggi questa tecnica è stata sperimentata su 49 persone e da quanto dichiarato dalla ricercatrice Jessica McClelland, sembra ridurre il bisogno di limitare i cibi diminuendo il livello di sazietà facendo sentire meno grassi e portando anche a prendere delle decisioni più prudenti. I ricercatori hanno effettuato un esperimento sul campo e nello specifico alle persone coinvolte hanno offerto un trattamento placebo mentre altre sono state sottoposte ad una sessione di stimolazione magnetica transcranica.

Ebbene dopo circa 20 minuti e 24 ore i ricercatori hanno notato una riduzione dei sintomi principali della malattia ed anche che la stimolazione del cervello portava anche a decisioni più equilibrate. «L’anoressia nervosa si stima interessi fino al 4 per cento delle donne nel corso della vita. Con l’aumento della durata della malattia, diventa radicata nel cervello e sempre più difficile da trattare. I nostri risultati preliminari supportano le potenzialità di trattamenti di cui c’è disperato bisogno. Stiamo ora valutando i benefici a lungo termine, in uno studio clinico primo al mondo con 20 sedute su persone con anoressia nervosa», ha dichiarato Ulrike Schmidt, autrice senior dello studio. Si tratta di uno studio molto importante e fondamentale per il trattamento futuro della malattia a livello mondiale e dunque si presenta come una concreta speranza nei confronti di chi è colpito dalla malattia.

Come abbiamo già anticipato, l’incidenza della malattia è molto alta, circa 1 donna su 25 che corrisponde al 4%. «Oggi i disturbi alimentari si presentano già a partire dagli 11 anni e sono la seconda causa di morte negli adolescenti. È sempre più forte la necessità di utilizzare i social network come strumenti per divulgare la possibilità di guarigione», spiega la psichiatra Sara Bertelli, fondatrice dell’Associazione Nutrimente Onlus, la quale ha dichiarato che sarebbe necessarie, a parer suo, attivare delle campagne di sensibilizzazione sull’alimentazione tramite i social. Nel trattamento dell’anoressia, secondo gli esperti, risulta di rilevante importanza il supporto sociale e soprattutto quello dei social network, come nel caso di Hayley Harris, la giovane di 23 anni la quale ha sconfitto la malattia anche grazie all’aiuto dei suoi followers. 

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