In Antartide il parco marino più grande del mondo: raggiunto accordo senza precedenti

Antartide raggiunto-accordo-storico-per-preservare-le-biodiversita-in-arrivo-il-parco-marino-piu-grande-al-mondoSembra essere stato raggiunto uno storico accordo internazionale da 24 paesi tra i quali l’italia, oltre all’Unione europea al fine di creare il più grande parco marino al mondo nell’Oceano Meridionale, nel Mare di Ross presso l’Antartide. Lo storico accordo internazionale, siglato in Australia da 24 paesei e dall’Unione europea, sembra essere stato raggiunto dopo tanto lavoro durato ben 5 anni, nel corso dei quali sono stati raggiunti diversi compromessi e negoziati purtroppo falliti dalla Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell’Antartide, un organismo istituito nel 1982. La decisione sembra essere giunta nella giornata di ieri dopo che la Russia ha ritirato le sue obiezioni dopo due settimane di negoziati in una riunione della Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine Viventi dell’Antartide ad Hobart in Australia.

“Questa è la prima volta in assoluto che un’area marina protetta su larga scala viene creata in acque internazionali. Si tratta della più grande area marina protetta“, ha detto Elsa Evers, direttore delle comunicazioni per l’Alleanza.L’intesa è stata confermata dal ricercatore Leonardo Tunese, biologo marino e direttore del III Dipartimento di biodiversità dell’Ispra, istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il quale ha dichiarato: “E’ un’intesa fondamentale per il mantenimento della biodiversità, non solo per gli obiettivi raggiunti ma anche per dare una nuova spinta all’accordo già preso nel corso della Convenzione sulla Diversità Biologica (Cdb) e firmato dalla maggior parte dei Paesi del mondo, tra cui anche l’Italia, per fare in modo che entro il 2020 il 10 per cento delle superfici marine mondiali vengano protette. Ad oggi non siamo neanche arrivati al 3 o 4 per cento. Anche se siamo molto lontani, questa intesa rappresenta un significativo balzo in avanti”.

Il Mare di Ross è ad oggi una delle poche frontiere selvagge del mondo, considerato come l’unico ecosistema marino intatto del pianeta. Tunese, ha ancora aggiunto che noi al giorno d’oggi mangiavo anelli di calamaro, totano e bastoncini di pesce provenienti dall’Oceano Antartico, visto che l’uomo pare essersi spinto a pescare tutto ciò che è disponibile. “Certe flotte di pescherecci non si sono limitate a fare razzìe di pesci, ma anche di krill, i piccoli crostacei che costituiscono l’alimento principale delle balene. Ora, la balena è specie protetta, ma se la privi del nutrimento principale, va da sé che questi cetacei non riusciranno a sopravvivere”, ha aggiunto ancora Tunese. La zona ‘protetta’ è grande quanto Francia, Germania e Spagna insieme. Avrà una zona dove nulla può essere prelevato compresi organismi marini e minerali ma ci saranno anche zone speciali dove la pesca del krill e del merluzzo sarà consentita per scopi di ricerca. Nell’area marina protetta verranno salvaguardate tutte o parte delle risorse naturali dell’area che copre specie marine, biodiversità, habitat, aree di ricerca dei cibo e di allevamento della prole.

Avventurieri e cacciatori di balene Remoto e soggetto a temperature rigidissime, il mare scoperto nel 1841 da James Clark Ross è stato a lungo preservato dalla presenza dell’uomo. Soltanto gli avventurieri, i cacciatori di balene e gli scienziati osavano avventurarsi fin quaggiù. «Ultimamente però la pressione è aumentata, sono sempre più numerosi i pescherecci, soprattutto asiatici, che si spingono verso queste zone ricchissime di pesce» spiega Giovanni Di Donfrancesco, fisico climatologo dell’Enea e membro della Commissione scientifica nazionale per l’Antartide. Da qui la spinta per l’accordo, «un esempio eccezionale di collaborazione internazionale», assicura questo pioniere delle missioni italiane in Antartide (pochi giorni fa è partita la XXXII).

L’accordo In realtà, si tratta della seconda riserva marina nell’estremo Sud del pianeta: la prima, creata nel 2009 alle Orcadi meridionali, si estende su 100.000 chilometri quadrati. Questa sarà quindici volte più grande, e prevede anche due zone destinate alla ricerca. Una sfida per i Paesi firmatari che hanno poco più di un anno di tempo per definire i termini del futuro monitoraggio. D’altra parte, l’Antartide è da sempre un laboratorio di cooperazione internazionale. «Anche in piena Guerra fredda, qui non si è mai smesso di fare ricerca insieme — assicura Di Donfrancesco —. L’ambiente è molto ostile, chi viene da solo rischia di non tornare». L’accordo, secondo i più ottimisti, potrebbe creare un precedente importante anche per concludere sotto l’egida dell’Onu un trattato sulla biodiversità degli oceani, quasi il 64% dei quali è fuori da ogni giurisdizione. O per i negoziati sull’Artico. Ma il ricercatore italiano è scettico: «Il Nord è perso, siamo arrivati troppo tardi, sia da un punto di vista ambientale che politico».

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