Antinfiammatori e antidolorifici, ad alto dosaggio provocano danni al cuore

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antinfiammatori-sotto-accusa-aumentano-il-rischio-di-scompenso-cardiaco-lo-rivela-uno-studio-pubblicato-sul-british-medical-journalUn vero e proprio allarme è stato lanciato, nelle ultime ore, in seguito alla pubblicazione sul British Medical Journal di un determinato studio secondo il quale, l’eccessiva assunzione di antinfiammatori potrebbe aumentare il rischio di scompenso cardiaco. La ricerca dell’università di Milano-Bicocca sottolinea come i Fans, ovvero Farmaci antinfiammatori non steroidei come ibuprofene, naproxene, nimesulide, prescritti giornalmente a migliaia di persone per dolori generali o nello specifico per dolori come il mal di denti, l’artrite e tanto altro ancora potrebbero in realtà fare più male che bene a coloro i quali sono soliti assumerli in quanto potrebbero creare alcuni problemi al cuore, problemi questi che non vanno sottovalutati. Sulla questione si è espresso Alberico Catapano ovvero l’ordinario di Farmacologia presso l’Università Statale di Milano e poi ancora il direttore del Centro Studio Aterosclerosi dell’Ospedale Bassini il quale ha nello specifico sottolineato come, diversi studi effettuati nel corso del tempo, collegano l’utilizzo di tali farmaci al rischio che possano verificarsi dei problemi cardiaci e, sottolinea Catapano, questo nuovo studio pubblicato su British Medical Journal va a confermare ancora una volta tale teoria.

L’esperto ha poi proseguito affermando “Trattandosi di uno studio di popolazione ha il vantaggio dei grandi numeri ma sono inevitabili alcuni errori che possono essere dovuti, per esempio, alla selezione dei pazienti. Tuttavia, le conclusioni sono chiare e riconfermano che esiste una forte relazione tra questi farmaci e lo scompenso cardiaco anche se qualche eccezione esiste. Nel celecoxib, per esempio, i ricercatori non hanno riscontrato un aumento dei ricoveri ospedalieri”. Tornando allo studio in questione, coordinato da Giovanni Corrao, docente di Statistica medica all’università di Milano-Bicocca ecco che è opportuno precisare che sono state sottoposte ad analisi numerose persone per un totale di 92.163 ricoveri ospedalieri in 4 diversi Paesi europei ovvero l’Italia, la Germania, i Paesi Bassi e il Regno Unito con problemi appunto di scompenso cardiaco o insufficienza cardiaca. Successivamente, gli esperti, hanno confrontato tali dati con 8.246.403 controlli rispetto all’uso di 27 Farmaci antinfiammatori non steroidei, di questi 23 tradizionali e 4 inibitori selettivi dell’enzima cicloossigenasi-2 (Cox-2), arrivando così a scoprire che il rischio di ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco era strettamente connesso a quelle che erano le dosi assunte.

E proprio Giovanni Corrao, colui che ha coordinato lo studio si è espresso affermando nello specifico “L’importanza dello studio è che risultati simili sono stati verificati in tutta Europa e dunque questi rischi non dipendono dalle abitudini prescrittive o da comportamenti esterni, ma sono direttamente riferibili ai farmaci”. Grazie allo studio pubblicato su British Medical Journal è emerso che chi utilizzava, da meno di due settimane un farmaco antinfiammatorio non steroideo ha presentato una maggiore probabilità di ricovero rispetto a coloro i quali avevano assunto tali farmaci 183 giorni prima e anche di più, un aumento pari al 19%.

Rischi legati ai dosaggi

Il rischio è risultato comunque direttamente proporzionale al dosaggio, che in alcuni casi era addirittura raddoppiato rispetto alle dosi più elevate sperimentate. In un editoriale che ha accompagnato l’articolo due ricercatori danesi hanno sottolineato come anche «un piccolo aumento del rischio cardiovascolare è preoccupante per la salute pubblica. E il fatto che siano farmaci da banco alimenta il malinteso comune che i FANS siano innocui e sicuri per tutti». Il professor Peter Wissberg, direttore alla British Heart Foundation ha spiegato: «Questo studio molto ampio rafforza una precedente ricerca che dimostra come alcuni Fans utilizzati in pazienti con problemi articolari aumentano il rischio di malattie cardiache. Ciò vale soprattutto per coloro che li assumono quotidianamente piuttosto che solo occasionalmente».

Chi rischia e i farmaci alternativi: il parere dell’esperto

«Non è la pastiglia presa una volta ogni tanto per i dolori del ciclo mestruale o per il mal di testa che deve spaventare – rassicura il professor Piergiuseppe Agostoni, responsabile dell’area cardiologica critica dell’ospedale Monzino di Milano – È l’uso cronico e prolungato che fa male. Devono stare attente quelle persone che vivono di antinfiammatori: chi prende una o due pastiglie al giorno ha un aumento di rischio sia della forma ischemica sia dello scompenso». Ma quali possono essere le alternative, soprattutto negli anziani che più spesso vanno incontro a dolori cronici? «Le persone più in là con l’età, che sono quelle che più spesso vanno incontro a dolori acuti – aggiunge il professor Agostoni – vanno trattate il più possibile con farmaci non di questa categoria. Si può pensare per esempio a piccole dosi di cortisone o ad alternative come la ionoforesi o altre terapie con il calore. Solo nei casi più seri dove non ci sono alternative valide vanno usati gli antinfiammatori non steroidei. Non sono da mettere all’indice, ma neppure vanno assunti troppo alla leggera. E anche i medici di base ci devono pensare, più del paziente stesso».

Gli studi precedenti

Già in passato alcuni studi avevano evidenziato un possibile nesso tra il consumo di alcuni analgesici – sia della famiglia dei fans (antinfiammatori non steroidei) tradizionali, sia della famiglia più nuova degli inibitori dell’enzima COX-2 – e rischio cardiaco ma finora non erano stati analizzati a tappeto tanti diversi analgesici (27 in tutto, 23 fans tradizionali e 4 inibitori del cox-2) né l’effetto dose, per di più su un vasto numero di persone.

Limiti e raccomandazioni

Gli esperti sottolineano che medici e pazienti dovrebbero tener conto del rischio cardiovascolare quando rispettivamente prescrivono e utilizzano analgesici dal momento che cuore e problemi comuni spesso coesistono, soprattutto nelle persone anziane. «L’importanza dello studio – dice Giovanni Corrao, professore di Statistica dell’Università Milano -Bicocca e primo firmatario dello studio – è che risultati simili sono stati verificati in tutta Europa e dunque questi rischi non dipendono dalle abitudini prescrittive o da comportamenti esterni, ma sono direttamente riferibili ai farmaci». Tuttavia lo studio presenta dei limiti: non fornisce infatti dati sul rischio assoluto, quindi la possibilità che queste persone sviluppino l’insufficienza cardiaca senza l’uso dei Fans è sconosciuta.

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