Appello Shock dei bambini siriani “Non cercate i i Pokemon, cercate noi e salvateci”

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Appello dei bambini siriani Non cercate i i Pokemon, cercate noi e salvateci

Mentre tantissimi utenti in ogni parte del mondo vivono le proprie giornate alla ricerca dei Pokémon, tanti altri invece stanno tentando di sfruttare la popolarità del gioco per chiedere aiuto. E’ questo sostanzialmente il caso dei bambini siriani, i quali attraverso Twitter hanno lanciato un appello al mondo intero; sul noto social network Twitter, l’organo di comunicazione delle forze rivoluzionarie siriane ha postato delle fotografie raffiguranti bambini siriani con in mano i disegni dei Pokémon e sotto i vari scatti sono apparse delle scritte in arabo in cui i piccoli chiedono di essere catturati e salvati.

“Sono di Kfarzita, venite a salvarmi!” si legge nei cartelli, oppure “Io sono di Kfarnabbude, salvatemi”. Si tratta sicuramente di un’ azione sociale dal forte impatto emotivo, e sfruttando il gioco molto popolare ovvero Pokémon go, si è tentato di porre l’attenzione su una questione molto importante, ovvero quella della guerra civile che sta affliggendo ormai da parecchio tempo la Siria, dove combattono le forze leali al governo di Bashar al Assad ai ribelli e nel corso del quale in questi lunghi 5 anni hanno perso la vita 450000 persone molti di cui sono purtroppo bambini.

Tutti i media hanno parlato di questo piano d’aiuto partito dalla Siria, nella speranza di aver colpito la sensibilità di tante persone, ed in effetti le immagini dei bambini con in mano le foto dei Pokémon e sotto l’appello di salvezza hanno fatto il giro del mondo. “Questa settimana in Siria, più di 20 bambini sono stati uccisi in attacchi aerei a Manbij e un ragazzo di 12 anni è stato brutalmente assassinato ad Aleppo (come documentato da un video). Secondo i partner sul campo delle Nazioni Unite, le famiglie del villaggio di al-Tukhar, vicino Manbij, a 80 chilometri ad est di Aleppo, si preparavano a fuggire dal villaggio quando sono iniziati gli attacchi aerei”, ha così dichiarato Anast Singer ovvero in rappresentante Unicef in Siria. Purtroppo sono davvero migliaia i bambini siriani intrappolati nei loro paesi e soprattutto nella provincia di Aleppo, considerata roccaforte dell’Isis circondata dalle forze della coalizione guidata dei furbi che cercano di espugnarla con la copertura dei bombardamenti statunitensi. I luoghi indicati sotto le foto apparse su Twitter sono perlopiù siti nei pressi della città di Hama Idlib dove per anni si sono verificati pesanti combattimenti.

“Nell’ultimo mese e mezzo e con l’intensificarsi della violenza sono morte circa 2.300 persone”, ha spiegato una responsabile, Hana Singer, aggiungendo che “20 bambini sono morti negli ultimi sette giorni”.“Questi terribili episodi rendono ancora più chiare alle parti in conflitto le loro responsabilità condivise di rispettare le leggi internazionali umanitarie che proteggono i bambini in guerra. Deploriamo ogni forma di violenza e sollecitiamo tutte le parti in conflitto in Siria a fare ogni sforzo per evitare la perdita di civili. Non importa dove si trovano in Siria o sotto quale potere vivono. Assolutamente nulla giustifica gli attacchi sui bambini. Tutte le violenze – conclude il rappresentate – contro i bambini devono immediatamente terminare”, ha aggiunto Singer.

Approfittando del clamore suscitato in tutto il mondo dal fenomeno di Pokemon Go, i bambini siriani hanno lanciato un appello a tutta la comunità internazionale: invece delle creature immaginarie, chiedono di essere “catturati” e “salvati” loro, esseri umani in carne ed ossa.

Mentre il videogioco per smartphone Pokémon Go ha conquistato la rete, in Siria continua il conflitto che negli ultimi cinque anni ha provocato la morte di 470mila persone.

Le foto dei bambini siriani con in mano un foglio su cui è disegnato un Pokemon sono state pubblicate su Twitter dall’organo di comunicazione delle forze rivoluzionarie siriane che riuniscono le diverse opposizioni al governo di Bassar-al-Assad. «Sono di Kfarzita, venite a salvarmi!» si legge nei cartelli, oppure «Sono di Kfarnabbude, salvatemi». Si tratta di località della regione nord-occidentale di Idlib da mesi martellata giornalmente da bombardamenti aerei russi e governativi.

L’Unicef intanto ha lanciato un’allarme che riguarda proprio la Siria: nelle ultime ore  20 bambini sono morti e ce ne sono altri 35mila in pericolo. Qualche giorno fa, invece,  era stato diffuso il video in cui alcuni militanti di Harakat Nour al-Din al-Zenki, un gruppo salafita che combatte in Siria, decapitavano un bambino palestinese di soli 12 anni, accusato di essere una spia.

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