Apple, addio video e foto nei concerti: arriva il blocco iPhone

0

Bono Vox, leader of Irish rock band U2, performs at 'Pala Alpitour', Turin, during their European Tour first stage, 4 September 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Il selfie al concerto non è soltanto un’abitudine: è una disciplina per la quale, vista la difficoltà di scattare immagini di buona qualità in condizioni non ottimali, ci si scambia consigli su siti e forum dedicati. Ebbene, presto questa pratica potrebbe essere vietata. Apple avrebbe infatti depositato il brevetto per un sistema a infrarossi in grado di bloccare la fotocamera di iPhone e iPad durante gli show o in luoghi sensibili come scuole o aeroporti.

Sono lontani i tempi in cui, per creare atmosfera durante un evento, bisognava dotare gli spettatori di candele o braccialetti luminosi. Oggi quell’effetto di cielo stellato è garantito dalla presenza costante di smartphone e tablet puntati in direzione del palco. Ma c’è chi, fra gli artisti, non gradisce. In primis Adele, che durante un suo recente concerto all’Arena di Verona ha pubblicamente rimproverato dal palco una fan che la filmava: «Sono qui nella vita reale, si può godere tutto dal vivo e non attraverso una videocamera».

Anche altri, come Gianna Nannini e Kate Bush, hanno chiesto ai fan di rinunciare ai cellulari durante i loro show. Un’insofferenza condivisa anche dalle case discografiche, per le quali gli eventi dal vivo, da quando con le piattaforme streaming come Spotify e Apple Music le vendite dei cd hanno subito un crollo verticale, rappresentano una delle principali fonti di business.
Per questo il sistema brevetto da Apple, che risalirebbe al 2011 ma di cui si è avuta notizia solo negli ultimi giorni tramite il sito specializzato “9to5Mac”, potrebbe essere ben accolto dai professionisti del settore.

Non è ancora chiaro se l’azienda di Cupertino abbia davvero intenzione di utilizzarlo, ma nel caso si tratterebbe di una scelta destinata a far discutere, e parecchio. Anche perché Google a quel punto sarebbe quasi obbligata a seguirne l’esempio su Android.«La legge sul diritto d’autore vieta di fare foto e video ai concerti – spiega Saverio Occhipinti, avvocato esperto di privacy del Foro di Roma – ma è chiaro che è una legge vecchia, che non considera i nuovi mezzi tecnologici come smartphone e social network. Il diritto ha grossi problemi in tal senso, che sono peggiorati con l’arrivo di piattaforme come Periscope, che permettono di trasmettere video in diretta sui propri profili social. Oggi comunque sarebbe impossibile nella pratica impedire agli spettatori di un concerto di catturare immagini, sia perché non si può sequestrare un cellulare, sia perché dipende da cosa rientra nell’inquadratura: se gli artisti possono vietare di riprendere la loro performance, non possono impedire alle persone di scattare un selfie». Ecco perché l’idea di Apple «sarebbe a tutti gli effetti una limitazione della libertà personale: inibirebbe una funzione del cellulare di per sé assolutamente lecita».

Eppure c’è chi ha trovato una soluzione anche più invasiva: una startup americana, Yondr, ha inventato degli astucci in cui gli organizzatori del concerto fanno inserire i telefonini del pubblico per poi chiuderli e riaprirli solo all’uscita. E artisti come Alicia Keys, Guns ‘n’ Roses e Lumeneers li hanno utilizzati durante i propri show. «È impossibile vivere un’esperienza e contemporaneamente documentarla, o magari scrivere messaggi», ha spiegato al Guardian il fondatore dell’azienda, Graham Dugoni, mentre il cantante dei Lumineers, Wesley Schultz, ha detto al Washington Post che «una soluzione simile è sempre meglio che vietare i telefoni». Ammesso che ci sia una reale differenza tra le due cose, e che usare il telefono durante una performance artistica rovini un po’ la magia del momento, con quale autorità si può impedire a una persona di fare ciò che vuole (non arrecando disturbo), durante un evento per il quale ha pagato, per altro spesso fior di quattrini? «Nessuno – risponde Occhipinti – è una sorta di prepotenza, e lo spettatore può rifiutarsi. Può però anche accettare il compromesso, soprattutto se l’organizzazione del concerto ha provveduto a segnalarlo in anticipo».

Una cosa è certa: la musica cambia. Cambia e non ha mai smesso di cambiare parallelamente allo sviluppo dei supporti, dal grammofono all’mp3, passando da cd e vinili e arrivando allo streaming. Perciò era prevedibile che le più potenti aziende di hi-tech al mondo si sarebbero prima o poi affacciate sul mercato discografico, diventandone protagoniste. È notizia di pochi giorni fa: Apple è interessata ad acquisire Tidal, il servizio online del rapper Jay Z, per implementarlo nella piattaforma Apple Music. Il tutto mentre Spotify, che incoraggia i clienti ad abbonarsi sul proprio sito e non attraverso iOS per evitare di pagare ad Apple costose commissioni, accusa la Mela di aver bloccato l’aggiornamento della propria app su iPhone con il fine di limitare la concorrenza. Che quel brevetto sia perciò un altro modo da parte di Cupertino per “strizzare l’occhio” all’industria discografica? Lo vedremo presto. O meglio, lo sentiremo.

Rispondi o Commenta