Mistero ad Arezzo Vigilante sparisce col blindato e 4 milioni in lingotti

oro-lingottiNel video si vede il furgone Securpol che fa manovra sulla strada davanti alla Italiana Horo e se ne va. Il satellitare racconta poi che, successivamente, le portiere del mezzo blindato sono state aperte neanche un minuto e mezzo. In quel frangente, nella stradina sterrata a ridosso dell’A1, è avvenuto il trasbordo dei preziosi (verghe auro-argentfere) in un altro veicolo. Dalle telecamere di sorveglianza setacciate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Arezzo arriva la prima verità sul colpo del secolo: non c’è stato alcun agguato l’altro pomeriggio verso le 16.40 in via di Pescaiola a Badia al Pino. Tutto lascia pensare – fino a prova contraria – ad una iniziativa che vede parte attiva la guardia giurata Antonio Di Stazio, sessantenne dipendente di Securpol, capelli ormai imbiancati, uno dei tanti agenti della vigilanza privata aretina, un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti racconta chi lo conosce, con i suoi altalenanti trascorsi familiari, con le sue vicissitudini lavorative (licenziamento e reintegro disposto dal giudice), ma che nessuno mai e poi mai immagina capace di un’azione simile.

E se davvero è stato lui a mollare di punto in bianco il collega Amedeo Nanni e a compiere l’audace manovra, pare impossibile che abbia architettato da solo il blitz da 4 milioni di euro? Il furto è semplice, roba da ragazzi,ma la gestione successiva presuppone un disegno preciso, lucidità. E soprattutto qualcuno in grado di tramutare le verghe (oltre 50 chili) in metallo prezioso. Il carico all’interno del furgone Securpol non a caso era diretto verso Chimet, per l’affinazione: alcuni colli di circa dieci chili l’uno da sottoporre al processo di estrazione di oro e argento. Era l’ultima tappa, lì alla Italiana Horo, prima di consegnare tutto al caveau.Ma quando Amedeo Nanni, ritiratala merce, è tornato in strada, il collega non c’era più.Ripensandoci a posteriori, gli sembra che DiStazio fosse un po’ agitato. Ma va anche detto che il trasporto valori non era la sua mansione abituale: faceva servizi di vigilanza, ma per via delle ferie sostituiva altro personale. Originario di Napoli, da quindici anni in Securpol, aveva avuto in passato controversie conl’azienda.

I carabinieri guidati dal capitano Matteo Demartis che lo cercano ovunque su tutti i paesi Schengen, hanno visitato la sua ultima abitazione, in via Anconetana ad Arezzo, poco vissuta, e ritrovato parcheggiata sotto casa la sua Megane Scenic, che pare non fosse più assicurata. Segni di un disimpegno e di un’idea ambiziosa da concretizzare per una nuova vita? Chissà. Ultimamente, si dice tra chi lo conosce, aveva abitato una casa a Pieve al Toppo. Conosceva bene Badia al Pino per lavoro e per frequentazione. L’altra ipotesi, quella dell’assalto, del vigilante ostaggio o strumento, sotto la pressione e sotto la minaccia di banditi veri, sembra perdere quota. Se non fosse stato complice, ragionano gli investigatori, sarebbe stato già rilasciato. Dai tabulati telefonici potranno arrivare indicazioni importanti. I contatti e le frequentazioni degli ultimi tempi, i movimenti.

Un uomo semplice, pacifico, con la pancetta, un matrimonio con figli alle spalle,la lunga relazione con una straniera, ora single, il suo carattere un po’ così ma sempre abile e con regolare porto d’armi, uno dei 100 addetti aretini Securpol, azienda della vigilanza privata che ha sede a Roma e nella crisi generale vive una stagione di contrattazione sindacale. Oltre alle verghe da fondere c’erano anche oggetti d’oro lavorato nel furgone.Merce assicurata, certo. No, il video che nelle mani degli inquirenti non mostra scene da far west, che pure abbiamo avuto nel distretto orafo aretino. Mostra il portavalori che ingrana la marcia e se ne va. Una manovra da 4 milioni. Poi si vede uscire l’altro collega che rimane di sale, che lo chiama col cellulare senza ottenere risposta, che poi allerta la centrale. Il cronometro scorre. E in quel breve lasso di tempo, neanche 10 minuti, il furgone compie il tragitto di un paio di chilometri fino alla viuzza dietro all’area di servizio di Badia al Pino. Lì il travaso del tesoro.E il vigilante – vittima? basista? arsenio lupin solitario? – inghiottito dal mistero. Un giallo oro.

Antonio Di Stazio, 60 anni. Guardia giurata. Tutti i giorni in giro con il furgone blindato, insieme ad un collega, a guardare soldi, gioielli, lingotti d’oro che passano sotto i suoi occhi e finiscono nelle banche, nei negozi, oppure dai negozi, in banca, nelle tasche di ricconi sconosciuti. Stessa vita, per anni e anni. In quella Toscana bella, ad Arezzo, ma… vuoi mettere Napoli? Lui viene da laggiù, e quando uno è di Napoli-difficile stare in qualsiasi altra parte del mondo. Eppure tutto va avanti così, senza colpi di scena. Oddio, qualche colpo di scena, nella vita di Antonio, c’è stato: un matrimonio fallito, una convivenza finita, ora la solitudine.

Fino a due giorni fa, quando succede l’improbabile. Antonio guida il furgone, sta per finire il giro, sono arrivati, lui e il suo collega, nella zona di Badia al Pino. Sul furgone hanno già caricato oltre quattro milioni in lingotti d’oro. Un vero tesoro da AD Babà. Il collega scende, per fare l’ultima consegna per conto della Securpol Quando torna, del furgone, dell’oro e di Antonio più nessuna traccia. Ascoltati anche i dirigenti della Se- curpol. dove il 60enne lavora ormai da tempo. Una persona fino ad ora sempre «affidabile», hanno detto i dirigenti della società. Il suo cellulare, da
lunedì sera, è spento e non raggiungi bile. L’auto a lui intestata è stata ritrovata sotto la sua abitazione.

I carabinieri di Arezzo stanno cercando di ricostruire i movimenti degli ultimi mesi della guardia giurata anche se, al momento, nessuna pista è esclusa. Il mezzo è stato rintracciato grazie alle antenne satellitari: in pratica era davvero a poche centinaia di metri dal luogo della scomparsa. Una rotatoria, un tratto di strada asfaltata e poi una carrareccia in fondo alla quale ecco il furgone. A bordo niente: non una traccia dell’oro, nè di Di Stazio alla guida, nè tracce di effrazione o di qualunque tipo di scasso. È stata scelta quella zona deserta per trasportare il materiale prezioso dal furgone ad un altro mezzo? 0 l’ha sequestrato una banda di malviventi o i carabinieri non hanno in mano che l’ipotesi più clamorosa, come ai bei tempi delle grandi rapine «dei soliti ignoti»: una fuga con 4 milioni di lingotti tutti d’oro. Nessun spargimento di sangue, nessuna violenza. Una fuga ben progettata, forse lungamente ideata, il colpo di una vita. Il grande sogno, con la grande Diga. O almeno, è quel che in fondo tutti si augurano, se l’alternativa dovesse essere invece una brutta storia di rapimento o peggio, per Antonio. Meglio pensare, tutto sommato, che sia riuscito a scappare in qualche paradiso tropicale. In fondo, lo ha fatto proprio alle soglie della pensione, non è un giovinastro che ha voluto prendere scorciato ie nella vita. Sempre che di flirto si tratti. Altra annotazione tra il curioso e l’inquietante: tutto è successo tra Pieve al Toppo, Badia al Pino e l’area di servizio dell’Autosole, lato ovest, lo stesso dal quale il poliziotto Luigi Spaccarotella sparò il colpo fatale al tifoso della Lazio Gabriele Sandri.

One comment

  1. Dunque, 50 kg di lingotti d’oro per un valore di 4 milioni di euro fanno 80 €/grammo.
    Ma l’oro non è quotato meno di 40 €/grammo?

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