Arrestato Pelle, il boss super latitante: era nascosto a casa in un’intercapedine

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1475730039434_1475730076-jpg-antonio_pelle__il_boss_latitante_scovato____in_casaLo cercavano da cinque anni, da quando cioè, beffando tutti, era evaso dall’ospedale di Locri dove era ricoverato per anoressia. La seconda latitanza del boss Antonio Pelle, 54 anni, capo dell’omonima cosca protagonista della faida di San Luca culminata nella strage di Duisburg del Ferragosto 2007, detto «vanched- du» ma indicato dai suoi fedelissimi come la «mamma», è finita ieri mattina nell’appartamento di famiglia. Fedele alla tradizione dei boss che non si allontanano mai dal proprio territorio, si era fatto costruire un rifugio in una intercapedine realizzata tra i muri della camera da letto e del bagno nel suo appartamento in contrada Ricciolio di Benestare. Non è stato facile per gli agenti della Squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco di Roma, riuscire a trovare l’ingresso, ma alla fine Pelle è stato costretto a uscire dal suo rifugio – scivolando sopra l’armadio da dove si accedeva al piccolo vano – e si è fatto mettere le manette senza reagire, così come era successo nel 2008. «Questo dimostra ancora una volta – ha commentato il ministro dell’Interno Angelino Alfano – che nessuno può sfuggire per sempre alla giustizia».

Pelle deve scontare 20 anni e un mese di reclusione, con sentenza già passata in giudicato, per associazione mafiosa, traffico di armi e stupefacenti. La prima volta venne arrestato perché destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’inchiesta “Fehida” contro le cosche Pelle-Vottari e Nirta Strangio. E’ stato poi condannato per associazione mafiosa, ma non per fatti di sangue. In ogni caso è ritenuto dagli investigatori «il capo di quello schieramento che ha portato all’omicidio di Maria Strangio nel Natale del 2007 e che ha suscitato la reazione delle cosche opposte culminata con la strage di Duisburg», in cui morirono sei persone ritenute legate proprio al suo clan. Agli atti dell’inchiesta sulla strage di Due intercettazioni dalle quali gli investigatori si sono convinti che una delle vittime di Ferragosto, Marco Marmo, si era recato in Germania per procurare un furgone blindato ed un fucile di precisione che gli erano stati chiesti dalla «mamma». Il mezzo e le armi dovevano servire per uccidere Giovanni Luca Nirta, capo dell’omonima famiglia e marito e vero obiettivo dei sicari entrati in azione nel Natale 2006 quando fu uccisa la moglie, Maria Strangio. Un delitto che scatenò la reazione dei Nirta-Strangio con la strage tedesca.

In carcere, Pelle, però, ci era rimasto poco. Una continua perdita di peso aveva spinto i consulenti della Corte d’assise di Reggio Calabria a stabilire l’incompatibilità con il carcere per una grave forma di anoressia. Una malattia che altro non era che un escamotage per uscire dalla cella. Da alcune intercettazioni ambientali, infatti, gli investigatori erano riusciti a capire che nei mesi precedenti Pelle aveva abusato – forse con complicità all’interno del carcere – di farmaci dimagranti puntando «a scendere velocemente sotto i cinquanta chili», così da andare ai domiciliari. E così è stato. Ha poi approfittato del fatto di non essere piantonato in ospedale, ma di ricevere controlli durante la giornata da parte delle forze dell’ordine, per uscire con le sue gambe e darsi alla macchia.

Pelle era stato arrestato una prima volta il 16 ottobre del 2008 sempre della squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Operativo dopo un anno di latitanza. Anche in quella occasione, il boss fu sorpreso all’interno di un bunker super-tecnologico realizzato in un capannone in costruzione nelle campagne di Ardore Marina: un vero e proprio mini appartamento con tre stanze, una camera da letto, un bagno, una cucina. All’interno c’era anche un settore dove fu trovata una mini piantagione di canapa indiana.

Il boss era ricercato per un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione Fehida condotta contro gli affiliati alle cosche Pelle-Vottari e Nirta Strangio, protagoniste di una sanguinosa faida culminata nella strage di Duisburg del Ferragosto 2007 in cui furono uccise sei persone ritenute dagli inquirenti affiliate proprio ai Pelle-Vottari. Pelle, condannato per associazione mafiosa, è comunque ritenuto dagli investigatori «il capo di quello schieramento che ha portato all’omicidio di Maria Strangio nel Natale del 2007 e che ha suscitato la reazione delle cosche opposte culminata con la strage di Duisburg». Dagli atti dell’inchiesta sulla strage di Duisburg, infatti, è emerso che una delle vittime di Ferragosto, Marco Marmo, si era recato in Germania per procurare un furgone blindato ed un fucile di precisione che gli erano stati chiesti dalla «mamma», il nomignolo col quale gli affiliati indicavano Pelle. Il mezzo e le armi dovevano servire per uccidere Giovanni Luca Nirta, capo dell’omonima famiglia e marito di Maria Strangio, uccisa per errore nella strage di Natale a San Luca.

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