mercoledì , 17 gennaio 2018

Morta Patricia Rizzo l’italiana scomparsa dopo l’atenntato di Bruxelles: i parenti danno la triste conferma

 

Dopo giorni di ricerche purtroppo nella giornata di ieri è arrivata la notizia che non volevamo assolutamente arrivasse. Purtroppo Patricia Rizzo è morta ed è una delle 32 vittime degli attentati di Bruxelles. La 48enne la cui famiglia è originaria della Sicilia e nello specifico di Calascibetta in provincia di Enna, dopo giorni di apprensione perchè dal 22 marzo risultava dispersa,purtroppo è stata ritrovata morta.”Non abbiamo ancora notizie di mia cugina Patricia Rizzo se avete informazioni diverse da quelle del call center e degli ospedali, tenetemi informato.

Ve ne sarei grato“, questo l’appello disperato del cugino di Patricia, Massimo che come la cugina abita a Bruxelles, lanciato nella giornata di martedì in seguito agli attentati. La notizia è stata diffusa proprio nella giornata di ieri da Massimo Leonora, ovvero il cugino di Patricia Rizzo, il quale su Facebook ha scritto un messaggio molto corto ma carico di dolore e significato.

“Purtroppo Patricia non è più con noi”, ha scritto Massimo Leonora su Facebook. Sono stati attimi di forte tensione quelli vissuti dalla famiglia di Patricia nella giornata di ieri visto che il corpo non era stato ancora identificato ed i genitori insieme al cugino Massimo Leonora che tra l’altro nei giorni scorsi avevano lanciato l’allarme dell’irreperibilità della parente si erano recati presso l’ospedale militare Neder-Over-Heembeek, sperando che si fosse un errore e che quel corpo non fosse proprio di Patricia.

Lo stesso Massimo Leonora,prima del riconoscimento del cadavere aveva scritto: “Cari amici, siamo effettivamente all’ospedale di Neder.Per ora la polizia federale ha preso le informazioni e la segnalazione su Patricia. Dobbiamo avere speranza.Grazie peri vostri messaggi di cordoglio. Vi terrà al corrente non appena ne sapremo di più.Pregate per lei”. Poi purtroppo il riconoscimento del cadavere e l’ufficialità arrivata proprio per bocca del cugino della vittima. Poi nel corso della serata un altro messaggio: «Carissimi amici grazie per il vostro sostegno e il vostro aiuto da paesi diversi. Sfortunatamente Patricia non è più tra noi. È dura ma almeno termina questa lunga corsa per ritrovarti. Pat mi manchi e ci manchi».

Patrizia, sposata con un bambino, lavorava a Bruxelles ed era una funzionaria dell’Unione europea e proprio martedì mattina si trovava nella metropolitana di Maelbeek attaccata dai terroristi. La notizia della sua morte è stata confermata dall’ambasciatore belga, il quale ha anche aggiunto che la salma si trova al momento in ospedale con i familiari. Purtroppo Patrizia è una delle 32 vittime degli attentati di Bruxelles e da quanto emerso sono circa 40 le nazionalità coinvolte tra morti e feriti. Tra le vittime anche Adelma Tapia Ruiz, una donna che si trovava all’aeroporto di Bruxelles martedì mattina insieme al marito ed alle due gemelline di quattro anni. La donna purtroppo è morta ma le figlie ed il marito sono rimasti vivi per miracolo.

Tre nuovi arresti ieri in Belgio sull’onda delle indagini seguite alle stragi islamiste di martedì. La giornata è stata segnata da tre raid della polizia in altrettanti quartieri di Bruxelles, gli ormai ben noti Schaerbeek, Forest e SaintGilles, su segnalazioni (a quanto pare) venute dalla Francia. Le fonti concordano sull’esistenza di un legame fra le azioni dei poliziotti belgi e l’arresto effettuato -nella serata di giovedì – dai colleghi francesi nel sobborgo parigino di Argenteuil, con le manette ai polsi del terrorista Reda Kriket, già condannato in contumacia proprio in Belgio. Nel frattempo, il bilancio delle vittime degli attentati è stabilizzato a 32 morti e 300 feriti di cui 61 gravi. Ieriè stato anche confermato il riconoscimento, in base al Dna, di una vittima italiana: Patricia Rizzo, siciliana di 48 anni,che lavorava per l’Agenzia europea della ricerca. Il blitz più spettacolare s’è svolto alla avenue Rogier a Schaerbeek, non lontano da place Meiser, dovela polizia ha fatto irruzione dopo mezzogiorno in un edifico mentre si udiva un’ esplosione, probabilmente – come riferito da alcuni testimoni – di granate assordanti in dotazione alle teste di cuoio. La polizia ha circondato la zona coi blindati, isolando le strade.

Poi ha serrato in una morsa il sospetto, di cui non è stata divulgata l’identità. Gli agenti hanno cercato di controllare se indossasse una cintura esplosiva. Tanta apprensione anche per un vistoso zaino che il sospetto portava con sè. Per questo, è stato schierato sul campo uno robot specializzati nell’opera da artificiere. Il sospetto era fuggito verso una fermata del tram,doveha cercato di prendere in ostaggio una donna e un bambino ma è stato bloccato con alcuni colpi d’arma da fuoco alle gambe.Una volta atterrato,ha mostrato ai poliziotti di non avere esplosivo, mentre lo zaino veniva controllato dal robot.Un testimone ha raccontato al giornale L’echo: «Ho avvertito due esplosioni, stavano sparando. Ho aperto la finestra e ho visto un uomo sdraiato vicino alla fermata del tram. La polizia gli ha ordinato di mostrare le mani, togliersi la giacca. Gli agenti hanno detto che se non avesse obbedito avrebbero usato le armi contro di lui. È stato poi caricato dagli agenti su un’ambulanza. Aveva una gamba sanguinante».

Le immagini del sospetto terrorista sdraiato e ferito a mentre i poliziotti lo catturano ha fatto il giro del mondo, simbolo di un probabile attentato sventato. Appena dopo l’arresto, si era diffusa la notizia che l’uomo fosse niente meno che il ricercato Mohammed Abrini, uno dei maggiori complici di Salah Abdeslam. Soprannominato «l’autista»,Abrini avrebbe collaborato non solo agli attacchi di martedì scorso, ma anche alle stragi di Parigi in novembre, trasportando Abdeslam dal Belgio alla Francia a bordo della sua autovettura. La procura belga ha poi smentito, nelle ore a seguire, che l’arrestato fosse Abrini. Frattanto a Saint Gilles, nella ruedeMerode,è stato arrestato un certo Salah A.,la cui posizione sarà vagliata dagli inquirenti. Più movimentato l’arresto nel quartiere Forest, dove invece un certo Tafwik A., che cercava di allontanarsi sparando,è stato parimenti ferito alla gamba e infine catturato dagli agenti speciali. La sera di giovedì erano stati arrestati dai belgi, a Jette, altri sei sospetti: tre di essi sono stati rilasciati ieri pomeriggio, restano sotto inchiesta tali Faycal C., Abou A e un terzo dal nome non divulgato. Verso sera, comunque, le forze dell’ordine hanno effettuato perquisizioni supplementari ancora a Schaerbeek, lungo la avenue des Cerisiers, senza però concludere nuovi arresti. Segno di una tensione che non cala.

Bruxelles La sirene riecheggiano in una Bruxelles semideserta per la Pasqua e per la paura. Arresti, tra i quali forse anche quello dell’uomo con il cappello di Zaventem, perquisizioni e i colpi delle armi automatiche dei poliziotti sconvolgono il centro di una città scioccata lasciando a terra due sospettati feriti alle gambe. Uno «è un pesce grosso» della rete Isis tra Belgio e Francia, quella che gli investigatori sembra stiano finalmente riuscendo a smantellare.

Oramai è un fatto che la cellula jihadista che ha ucciso oltre 30 persone (identificata anche l’italiana Patricia Rizzo) ferendone più di 300 all’aeroporto e alla metropolita di Bruxelles è la stessa delle stragi di novembre a Parigi. Najim Laachraoui, l’artificiere di Bruxelles e di Parigi che si è fatto saltare in aria all’aeroporto, a settembre era stato identificato mentre viaggiava verso l’Ungheria con Salah Abdeslam, il mancato kamikaze di Parigi arrestato la settimana scorsa. Il Dna di Laachraoui era nell’appartamento di Schaerbeek usato dai terroristi, su un pezzo di tessuto trovato al Ba- taclan e su uno dei congegni esplosivi dello Stade De France.

L’uomo era in contatto con Naim al Hamed, un siriano ricercato per gli attentati di Parigi, e con Reda Kriket, francese, latitante condannato a 10 anni in Belgio e arrestato giovedì ad Argenteuil (Francia) mentre organizzava un altro attentato.
Come in un tragico gioco dell’oca, le indagini su Kriket ieri hanno riportato la Polizia a Schaerbeek dove avenue Ro- gier finisce in place Meiser. Alla fermata del tram 25, i reparti speciali hanno sorpreso l’uomo che cercavano, ma quando
gli hanno ordinato di alzare le mani e posare a terra lo zainetto quello si è fatto scudo con una bambina e poi con una donna prima di essere neutralizzato con un colpo di fucile a una gamba e arrestato. Sarebbe lui il «pesce grosso» di cui parlano fonti investigative. Lo zainetto in cui si sospettava ci fosse dell’esplosivo è stato fatto saltare da un robot comandato a distanza. L’altro uomo è stato ferito allo stesso modo e arrestato a Forest durante una delle tante perquisizioni. Altre sei persone sono state arrestate giovedì sera (tre scarcerate). Tra loro, secondo il sito di Rt- bf, ci sarebbe anche il famoso uomo con il cappello scuro e la giacca bianca ripreso dalle telecamere dell’aeroporto con i due kamikaze che hanno seminato terrore. Potrebbe essere Fajgal C., un personaggio da mesi sotto osservazione da parte della Polizia perché sospettato di essere un reclutatore di foreign fighters.

Ma questa attività frenetica non spegne le critiche sulle indagini del passato. Il quotidiano Dh rivela che il 7 dicembre un poliziotto di Mechelen segnalò ai suoi superiori la presenza di individui sospetti all’indirizzo di Molenbeek dove poi è stato arrestato Abdeslam. Nessuno avrebbe inoltrato l’informazione all’Antiterrorismo.
Aperta un’inchiesta interna. Intanto Abdeslam continua ad attirare l’attenzione. Alcuni quotidiani scrivono che, interrogato dai magistrati di Bruxelles, avrebbe dichiarato che l’unico responsabile degli attacchi di Parigi è Abdelhamid Abaaoud, ucciso dalla Polizia nell’assalto al covo di Saint-Denis. «Lo so — dice — da mio fratello Brahim», il kamikaze che si è fatto esplodere al Comptoir Voltaire, aggiungendo di aver conosciuto Abaaoud alla vigilia della strage (ma è provato che si conoscevano da molto tempo) e di aver rinunciato a trasformasi in kamikaze «all’ultimo minuto». Altri due arresti in Germania di presunti complici degli attentatori: uno che ha ricevuto sms sospetti, l’altro, trovato con una falsa patente italiana, era forse nel covo di Salah.

Anche l’Ambasciata d’Italia a Bruxelles ha ricevuto conferma dalle autorità belghe dell’avvenuta identificazione della salma della connazionale Patricia Rizzo, deceduta a seguito dell’attentato alla stazione di Maelbeek del 22 marzo. Lo sottolinea la Farnesina che, afferma una nota, «si stringe attorno ai familiari ed esprime i più profondi sentimenti di cordoglio per queste tragiche perdite».

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