Austria Shock, profugo iracheno stupra bimbo di 10 anni e commenta: “Ero in astinenza”

Ha dell’incredibile e sta lasciando il mondo intero senza parole la storia che arriva direttamente da Vienna, capitale federale e considerato uno dei nove stati federati dell’Austria, e che vede protagonista un giovane iracheno di appena 20 anni e un bambino di soli dieci anni, vittima di violenza. Ma vediamo nello specifico quanto accaduto. Il giovane iracheno di 20 anni arrivato a Vienna nel mese di settembre dopo avere attraversato i balcani è stato denunciato e arrestato per avere violentato all’interno di una piscina della capitale austriaca un bambino di appena dieci anni e al momento dell’arresto il giovane non ha negato nulla ma al contrario ha ammesso il crimine commesso, che può essere definito un vero e proprio orrore.

Il ventenne iracheno, secondo quanto riportato dal quotidiano ‘The Telegraph’ online, sembrerebbe abbia abusato del piccolo, come sopra anticipato, all’interno di una piscina della capitale e subito dopo aver commesso l’orrore, avrebbe continuato a trascorrere il suo tempo come se nulla di orrendo fosse accaduto, divertendosi in piscina continuando dunque a svolgere nella totale tranquillità le sue attività mentre invece il piccolo di soli dieci anni vittima della violenza, ha mostrato il suo coraggio e ha deciso di non tacere denunciando quanto accaduto ad un bagnino che si trovava all’interno della struttura.

E proprio il bagnino è subito intervenuto lanciando l’allarme e chiamando sia l’ambulanza, per prestare subito soccorso al piccolo, sia le forze dell’ordine per fare arrestare colui che aveva commesso tale atrocità. Subito sul posto è arrivata l’ambulanza che ha soccorso il piccolo e le forze dell’ordine che hanno immediatamente tratto in arresto il 20enne iracheno il quale non ha provato in alcun modo a discolparsi affermando di essere innocente, come solitamente fanno in molti ma anzi, al contrario, ha ammesso di avere abusato del bambino di dieci anni affermando di sapere che queste cose non vanno fatte in nessuna parte del mondo ma allo stesso tempo il giovane ha anche espresso quelle che sono le sue giustificazioni e quindi i motivi che lo hanno spinto a fare ciò. L’uomo nello specifico avrebbe affermato di averlo fatto per “soddisfare quelle che sono le sue esigenze sessuali“, in quanto era da quattro mesi che non aveva rapporti e che quindi sentiva la necessità di soddisfare la sua “emergenza sessuale”.

Una storia incredibile questa che sta davvero lasciando senza parole il mondo intero e che spinge moltissime persone a chiedersi come si possa prima fare un gesto del genere e quindi come si possa abusare di un bambino e fornire successivamente delle giustificazioni come quelle fornite dal ventenne iracheno. Il ventenne accusato di avere abusato di un bambino di dieci anni avrebbe inoltre affermato di avere in Iraq una moglie ed una bambina.

Sembra che nulla possa scuoterli, che nessun orrore serva a modificare la loro percezione del mondo. Le élite globali (così le ha definite Martin Wolf sul Financial Times) che da sempre sostengono l’immigrazione di massa sono impermeabili: continuano a sostenere che degli stranieri c’è bisogno per far funzionare l’economica e per tenere in piedi il nostro sistema di welfare. In più, grazie all’immancabile supporto della cultura di sinistra, fanno passare l’idea che sia giusto, pietoso, accogliere i poveri disperati che scappano dalle guerre e dalle carestie.

Ma uguale pietà non c’è per le vittime collaterali, che sono sempre le più deboli. Perché le élite non sono minimamente sfiorate dai disastri causati dall’invasione migratoria, mentre le persone comuni lo sono eccome. Sono danneggiate le fasce sociali più basse, ma soprattutto sono attaccati i soggetti più vulnerabili: gli anziani, le donne, i bambini. Tanto in Germania quanto in Svezia la violenza è diventata diffusa, la popolazione sta sperimentando sulla propria pelle le conseguenze dell’accoglienza indiscriminata. Circolare per le strade è divenuto ancora più pericoloso: si rischia la molestia, quando non lo stupro. E se i cittadini fanno presenti i pericoli, viene loro risposto di «tenersi a distanza», di «evitare di provocare» gli immigrati.

Chi non si tiene a distanza, chi non tace di fronte alla sopraffazione, ne fa le spese. Si è visto a Monaco, dove in pieno giorno, in una vagone della metropolitana, un gruppo di afghani ha pestato due anziani pensionati. Motivo? I due signori avevano osato alzarsi in piedi per difendere una ragazza a cui uno degli afghani aveva messo le mani addosso. Poi, si è scoperto che questi «poveri migranti bisognosi d’accoglienza» non erano stati ritenuti meritevoli d’asilo politico. La loro domanda era stata respinta dalle autorità tedesche quattro anni prima, ma il sistema dei rimpatri non funziona, dunque sono rimasti in Europa liberi di delinquere.

È toccato alle donne, poi ai vecchi. Ora tocca ai bambini. A Vienna, alla fine del 2015, è accaduto un episodio orribile, i cui dettagli sono stati resi noti soltanto ieri dalla polizia austriaca. Si tratta di un caso rivoltante, di cui però bisogna dare notizia, perché ci si renda conto delle aberrazioni che questo sistema di libera circolazione sta producendo. Tutto è avvenuto il 2 dicembre scorso, nella piscina viennese Resienbad. Un bambino di dieci anni si è avvicinato a un bagnino. Piangeva come una fontana, disperato, si reggeva a malapena in piedi. Povero piccolo: era appena stato violentato con una brutalità inaudita da un uomo di origine irachena. Il bambino è stato aggredito in uno spogliatoio, stretto contro le pareti e stuprato con una violenza tale da dover essere ricoverato in ospedale per le ferite riportate.

Mentre il piccino, barcollante, si aggrappava in lacrime al bagnino, il suo stupratore se ne stava tranquillo a sguazzare in vasca. Continuava a tuffarsi al trampolino di tre metri della piscina, incurante di ciò che aveva appena fatto. Tanto che si è dimenticato di scappare, e infatti la polizia lo ha arrestato all’interno dello stabilimento. Ma la parte orrenda viene adesso. L’iracheno ha spiegato alla polizia di essere conscio che lo stupro è «proibito in ogni parte del mondo». Ma ha aggiunto di non essere riuscito a trattenersi perché aveva «energia sessuale in eccesso». Ha detto di avere una moglie e una figlia in Iraq, e di non essere un molestatore abituale. Però non ce l’ha fatta a fermarsi, da troppo tempo non faceva sesso, doveva sfogarsi. E l’ha fatto brutalizzando un bambino.

Questo violentatore è un profugo. Come scrive il Daily Mail, le autorità austriache lo hanno registrato il 5 settembre 2015. È giunto in Europa, come tanti, attraverso la rotta balcanica. È stato accolto, e a quanto pare ha persino trovato un impiego come tassista. L’Austria gli ha offerto un riparo sicuro, assistenza, un lavoro. Ma non era abbastanza: doveva garantirgli anche la soddisfazione delle pulsioni più bestiali. Ora attendiamo che i Profeti dell’accoglienza ci forniscano le spiegazioni politicamente corrette dell’accaduto. Che ci dicano – come fecero dopo le violenze di Colonia – che la colpa è della «mancata integrazione», del fatto che «non accogliamo veramente». Aspettiamo che ci dicano che la colpa è nostra se un migrante ha stuprato un bimbo di dieci anni.

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