Aveva anticipato omicidio nel suo romanzo, la Cassazione annulla la condanna: processo da rifare

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aveva-anticipato-omicidio-nel-suo-romanzo-la-cassazione-annulla-la-condanna-processo-da-rifareSta facendo molto discutere, nelle ultime ore, la vicenda che vede come protagonista Daniele Ughetto Piampaschet, l’aspirante romanziere della provincia di Torino accusato dell’omicidio di una giovane prostituta, sua amica. La vicenda risale nello specifico al mese di febbraio del 2012 quando, il corpo senza vita della giovane prostituta nigeriana Anthonia Egbouna è emerso sul greto del Po, ma ad incastrare l’uomo sarebbero state le parole scritte dallo stesso in un romanzo e che raccontavano una storia troppo simile alla tragica realtà che aveva come protagonista proprio la prostituta nigeriana. Nello specifico facciamo riferimento al romanzo intitolato “La rosa e il leone” scritto dal 37enne piemontese, che parla di una storia tra una prostituta nigeriana e un cliente italiano che alla fine si innamorava di lei e aveva intenzione di liberarla dalla condizione in cui si trovava. Nelle pagine scritte da Ughetto si parla però di un rifiuto davanti al quale l’uomo non riusciva a far finta di nulla motivo per il quale decideva di ucciderla.

L’unica differenza tra la donna del romanzo e la prostituta nigeriana trovata morta sul greto del Po, in avanzato stato di decomposizione, è che mentre la prima nel romanzo veniva uccisa a colpi di fucile, sul corpo della seconda e quindi della donna realmente uccisa, sarebbero state trovate “ferite da arma da punta o taglio inferte al capo, al collo e alle mani”. Ughetto, da parte sua ha sempre dichiarato di essere innocente e nonostante i due avessero intrecciato una relazione sentimentale successivamente finita per trasformarsi in amicizia, l’uomo ha dichiarato di averle voluto molto bene e di non avere avuto nessun motivo per farle del male sostenendo inoltre che sarebbe stato giusto indagare nel mondo della prostituzione nigeriana a cui la ragazza era legata. Lo scorso 30 giugno 2015, tramite una sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino, l’uomo era stato condannato a 25 anni e mezzo di carcere con l’accusa di omicidio volontario e alla base dell’accusa vi troviamo alcune frasi contenute nel testo sopra citato ovvero ‘La rosa e il leone’ che recitano così “La sua uccisione era l’unico modo per preservare intatta la purezza. In questo modo nessuno avrebbe saputo più nulla del mistero di bellezza della piccola Anthonia .. Poi l’avrebbe caricata in macchina e l’indomani sera seppellita. Così avvenne . L’uccise e la seppellì in un punto solitario in mezzo ai boschi di Giaveno”.

Adesso però arrivano nuove disposizioni dalla prima sezione penale della Cassazione che ha disposto l’annullamento con rinvio della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino ordinando inoltre che venga fatto un nuovo processo. Una notizia questa che ha colmato di gioia l’imputato scoppiato in un pianto liberatorio appena saputa la bella notizia. Sulla questione si è espresso il suo avvocato, Stefano Tizzani il quale ha nello specifico affermato “Siamo molto soddisfatti per l’accoglimento del ricorso e l’annullamento della sentenza, ora affronteremo il nuovo giudizio d’appello partendo però dalla sentenza di assoluzione in primo grado. Siamo sempre stati convinti dell’innocenza di Daniele, ripartiamo con rinnovata energia per affrontare il prossimo giudizio”.

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