Ballarò è polemica, Giannini sotto accusa per delle “offese al Ministro Boschi” lancia il tweet: “La Rai mi può licenziare, il Pd no”

E’ polemica su Massimo Giannini il presentatore di Ballarò il quale nella giornata di ieri poco prima della messa in onda della puntata ha postato su Twitter un messaggio nel quale si leggeva: “La Rai mi può licenziare. Il Pd con tutto il rispetto, proprio no”. In realtà Giannini ha poi affrontato il tema nel corso della puntata andata in onda ieri sera sostenendo di aver voluto postare quel messaggio in risposta alla polemica sollevata da alcuni esponenti del partito del Presidente del consiglio Matteo Renzi sulla scorsa puntata del talk show di Raitre. Nello specifico il conduttore risponde a delle specifiche accuse rivolte dall’esponente del pd Michele Anzaldi, segretario della commissione di vigilanza, per aver definito incestuoso proprio nel corso della precedente puntata di Ballarò, il rapporto del ministro Maria Elena Boschi e le vicende del padre e della Banca Etruria. Poi Giannini ha anche aggiunto: “Non so se ridere o piangere. La cosa mi indigna. Di cosa dovrei chiedere scusa? E’l’ennesimo attacco a chi cerca di fare informazione. Non spetta alla politica decidere ai palinsesti”.

Ed ancora Giannini aggiunge: “A leggere le dichiarazioni degli esponenti del Pd, innescate come spesso accade da Michele Anzaldi, non so se ridere o piangere. Anzaldi mi accusa di avere offeso il ministro Boschi, perché durante l’ultima puntata di ‘Ballarò’ ho usato la formula ‘rapporti incestuosi’ per definire il pasticcio che si è creato tra management, politica, massoneria e finanza, intorno alla Banca popolare dell’Etruria. Altri esponenti del Pd, più generosi mi offrono almeno una scappatoia: ‘Giannini chieda scusa’, dicono”.

In qualche modo ad accendere la miccia e mandare su tutte le furie Giannini ci ha pensato Michele Anzaldi, deputato e componente della commissione di vigilanza Rai, il quale aveva detto che se era stato licenziato il capostruttura responsabile del programma di capodanno, allora la stessa cosa o anche peggio sarebbe potuta capitare a Giannini per il comportamento tenuto nel corso della precedente puntata di Ballarò. Il presentatore è stato invitato più volte a chiedere scusa,cosa che ha mandato ancora i più fuori di testa il presentatore Giannini.

Anche Ernesto Carbone, l’ex giornalista aveva invitato qualche giorno fa Giannini a chiedere scusa. “Né scuse, né chiarimenti. Dispiace che Massimo Giannini continui a non voler dare spiegazioni delle sue parole dell’altra sera. Risponderà in diretta? Gli siamo grati se riuscirà a svolgere fino in fondo il suo lavoro, proponendo imparzialità e correttezza ai telespettatori, ma sorprende che voglia utilizzare una trasmissione del servizio pubblico come se fosse nella sua disponibilità personale”, aveva dichiarato qualche giorno fa il giornalista. Dal canto suo Giannini insiste invece col dire di non dover chiedere scusa proprio perchè come si direbbe in tribunale, il fatto non sussiste.

Sul caso Boschi-Banca Etruria «qualche rapporto incestuoso c’è». Per questa frase Massimo Giannini (foto LaPresse) è stato duramente criticato, in settimana, da alcuni esponenti del Partito democratico. E il conduttore di Ballarò ieri ha detto la sua in un editoriale: «È penoso che, per contestare un programma considerato “fuori linea”, si usi un argomento così strumentale. È l’ennesima torsione del concetto di “servizio pubblico”, utile se serve a chi governa, più che a chi guarda la tv. Non spetta alla politica decidere i palinsesti. La Rai mi può licenziare. Il Pd, con tutto il rispetto, proprio no».

La politica non può decidere i palinsesti”, Massimo Giannini mette a nudo le intenzioni – neanche occultate con scaltrezza – del Partito democratico, e dunque della maggioranza di governo.
A Ballarò, sette giorni dopo. Il giornalista replica a Michele Anzaldi, il deputato dem che sfodera la scimitarra per punire sui media chi non è allineato al renzismo corrente. Anzaldi ha invocato il licenziamento di Giannini per una frase (“rapporto incestuoso”) che riassume l’evidente conflitto di interessi fra il ministro Maria Elena Boschi, il buco di Banca Etruria, il papà Pier Luigi ex vicepresidente e un retrogusto di massoneria, speculazioni e risparmiatori truffati.

PER SEDARE la confusione che ha scatenato la condanna senza appello di Anzaldi, Giannini ha spiegato la vicenda. Il sottotesto: è ora che il pubblico sappia, prima che il governo possa spegnere i programmi e rimuovere i conduttori sgraditi. Giannini parte dall’inizio: “A leggere il profluvio di dichiarazioni dei parlamentari del Pd, innescati come spesso succede dal membro della Commissione di Vigilanza Michele Anzaldi, non so se ridere o piangere. Anzaldi mi accusa di aver ‘offeso’ il ministro Boschi, perché durante l’ultima puntata ho usato la formula ‘rapporti incestuosi’ per definire il pasticcio che si è creato, tra management, politica, massoneria e finanza, intorno a Banca Etruria. Per questo – dice Anzaldi – la Rai mi dovrebbe ‘licenziare’. Altri esponenti del Pd, generosi, mi offrono almeno una scappatoia:

‘Giannini chieda scusa’. (…) È penoso che, per contestare un programma evidentemente considerato ‘fuori linea’, si usi un argomento così strumentale”. Siccome niente di scandaloso è accaduto, perché Anzaldi ha sbraitato? Giannini elenca i motivi: “Quello che sussiste, viceversa, è l’ennesimo paradosso di un Palazzo che, di fronte ai tanti problemi in cui si dibatte l’Italia e ai tanti interrogativi che assillano il mondo, perde tempo a sollevare polveroni del genere. Ma quello che sussiste è anche l’ennesimo attacco a chi cerca di fare solo informazione. È l’ennesima torsione del concetto di ‘servizio pubblico’, utile se serve a chi governa, più che a chi guarda la tv. Io non mi ergo a paladino di niente, non voglio vestire i panni del martire che non sono, meno che mai per un episodio assurdo come quello che è appena accaduto.

Ma resto convinto di un fatto. Non spetta alla politica decidere i palinsesti. Non spetta ai partiti decidere chi può lavorare nella prima azienda culturale del Paese. A meno che non si debba dar ragione a Roberto Saviano, quando scrive ‘ciò che sotto Berlusconi era inaccettabile, adesso è grammatica del potere’. La Rai mi può licenziare. Il Pd, con tutto il rispetto, proprio no”. Ma l’agguato del Nazareno continua. Subito dopo l’intervento in diretta di Giannini, ecco le “censure” di Andrea Romano e Alessia Mora- ni: “Uso personale della tv”.

CHISSÀ cosa ne pensano in Viale Mazzini. Da una settimana proviene soltanto il silenzio. Qualche imbarazzo per la veemenza dei toni di Anzaldi. E basta. Appena domenica scorsa, anche se l’episodio ha una dimensione diversa, Riccardo Iacona si è lamentato per una intromissione nel suo lavoro di inchiesta. Ancora non s’è capito che volto ha la Rai di Antonio Campo D al l’Orto. Ma oggi sarà presentata in Cda la prima nomina che annuncia il ritorno in Italia di un professionista molto apprezzato in Viale Mazzini. Antonio Di Bella, ex direttore di Tg3 e Rai3 e ora corrispondente da Parigi, sarà il nuovo capo di RaiNe- ws24. I consiglieri di centrodestra strepitano perché non coinvolti. Abituati a trattare, ora dovranno decidere: prendere o lasciare? Prendono, prendono. Altrimenti tornano a casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.