Bambina nigeriana di 13 mesi morta in ospedale: dopo sei anni condannate sette infermiere

bambina-nigeriana-di-13-mesi-morta-in-ospedale-dopo-sei-anni-condannate-sette-infermiereSono trascorsi sei lunghi anni dal mese di marzo del 2010 quando, poco dopo la mezzanotte la piccola Rachel Odiase, una bimba nigeriana di soli 13 mesi, è stata trasportata con estrema urgenza in ambulanza presso il pronto soccorso dell’ospedale di Cernusco sul Naviglio, in Lombardia, il tutto a causa di una gastroenterite acuta. La piccola è stata sottoposta in un primo momento a delle visite ma il personale medico avrebbe sottovalutato le sue reali condizioni di salute al punto tale da negarle il ricovero presso il reparto di pediatria e dato che circa un ora dopo le condizioni della piccola sembravano aggravarsi sempre più il papà, operaio allora disoccupato da poche settimane, avrebbe chiesto al personale medico di sottoporre la piccola a delle nuove visite che però le sono state negate anche a causa di un problema burocratico ovvero, come denunciato dall’uomo, la tessera sanitaria della figlia era scaduta.

Il ricovero è arrivato nella notte, e precisamente intorno alle ore 2,00 grazie all’intervento dei carabinieri ma nonostante ciò per il resto della notte la piccola sarebbe stata ‘abbandonata’ dal personale medico, o almeno queste sarebbero le parole espresse dalla mamma della bambina nel racconto della terribile vicenda. E solamente alle otto del mattino del 4 marzo, e dunque la mattina successiva al ricovero un infermiere avrebbe effettuato un prelievo del sangue. Purtroppo però il cuoricino della piccola Rachel Odiase ha smesso di battere per sempre all’alba del 5 marzo e secondo quanto stabilito dalla Procura la piccola morì per mancanza di cure adeguate. Adesso, a distanza di sei lunghi anni dalla terribile vicenda ecco che è arrivata la condanna nei confronti delle sette infermiere dell’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio che sono state nello specifico condannate, dal giudice della quinta sezione del Tribunale di Milano Olindo Canali, a un anno di carcere, con pena sospesa e non menzione, in quanto riconosciute colpevoli di omicidio colposo ed inoltre proprio le infermiere e l’ospedale, in qualità di responsabile civile, sono stati condannare a risarcire in sede civile, i genitori della piccola Rachel Odiase.

A proposito della sentenza si sono espressi gli avvocati delle sette infermiere che hanno voluto sottolineare che questo rappresenta “un provvedimento eccessivamente grave” e per tale motivo hanno preannunciato ricorso dopo il deposito delle motivazioni, atteso entro 90 giorni. E’ opportuno precisare che due medici dell’ospedale, invece, sono già stati condannati in via definitiva per la vicenda e hanno versato alla famiglia della bambina ben 400mila euro. E proprio Tommy Odiase, papà della piccina che ha perso la vita, ha commentato la sentenza esprimendo parole di gioia perchè finalmente è stata fatta giustizia anche se nessuno potrà restituire a mamma e papà la loro bambina. L’uomo ha nello specifico dichiarato “Possiamo dire che è stata finalmente fatta giustizia. Nostra figlia non doveva morire. Ora sono state riconosciute le responsabilità di chi ha sbagliato. Nessuno ci ridarà indietro Rachel, ma speriamo che cos’è come quella successa noi non accadano mai più. Non devono più morire bambini, qualsiasi sia il colore della loro pelle, in un modo così assurdo”.

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