Banca MPS (-2,6%): cda, portavoce smentisce aumento

RENZI, CORRENTISTI AL SICURO. OGGI CDA MPS RISPONDE SU NPL

L’incognita che resta, però, è quella dell’aumento di capitale: tagliare i crediti deteriorati, come chiesto dalla Bce, imporrà inevitabilmente perdite in bilancio e, quindi, il bisogno di chiedere dai 3 ai 5 miliardi di euro. Atlante 2, secondo l’ipotesi di lavoro, potrebbe investire in una newco dove Mps trasferisce fino a 10 miliardi circa di npl e parte dei dipendenti: l’effetto leva consentirebbe di arrivare a questi livelli.

Il 29 luglio sono attesi i risultati degli stress test dell’EBA e della BCE e si teme che il comparto bancario italiano, sotto pressione ormai da mesi, sia nuovamente investito da un’ondata di vendite. Gli analisti di Icbpi sottolineano che il blocco delle vendite allo scoperto puo’ creare un ostacolo tecnico all’ulteriore discesa delle quotazioni, ma la banca e’ da tempo una public company e per rassicurare gli investitori e’ necessario che venga fatta al piu’ presto chiarezza sulla linea d’azione che verra’ seguita nelle prossime settimane, per migliorare la qualita’ dell’attivo e per ridurre il peso dei crediti deteriorati sul patrimonio contabile e regolamentare. E a rimetterci sarebbero proprio coloro che hanno comprato azioni e obbligazioni. Per questo motivo una banca con appena 330 filiali vale ora il 30% in più di un “colosso” con oltre 2 mila filiali. A temere di più sono i risparmiatori: “La paura di vivere una vicenda come quella di Banca Etruria c’è”, confessa una signora all’uscita dalla filiale.

E per le altre banche?

Ancora una volta il Governo pensa di fare da “badante” a Mps attraverso fondi come Atlante e altri creati ad hoc, che ripianino le conseguenze della disastrosa gestione dell’istituto di credito – spiega l’associazione – I soldi per garantire azionisti e obbligazionisti non li deve versare la collettività ma i manager che hanno sbagliato e le autorità di vigilanza come la Consob che hanno permesso si arrivasse ad una tale situazione di crisi.

Un deficit che veniva da lontano, frutto della resistenza della Fondazione Mps, dominata dagli enti locali a guida Pd, che per due anni, dal 2009 all’inizio del 2011, fecero melina nei confronti dei ripetuti inviti di Bankitalia ad aumentare il capitale, che non era insufficiente ma di bassa qualità a fronte di una regolamentazione che stava cambiando. La nuova diagnosi è arrivata in città nell’immediato dopo-Palio, in cui tutto a Siena si ferma per lasciar spazio ai festeggiamenti della Contrada vittoriosa. Senza profitti, la banca riduce i prestiti: ne soffrirebbe l’economia in generale. Laricapitalizzazione “precauzionale” sta trovando intoppi per applicarla.

Al contrario di Atlante, che al momento si è dedicato soltanto agli aumenti di capitale, Giasone avrebbe l’obiettivo di favorire lo smaltimento delle sofferenze. La partita si gioca su questa negoziazione perchè l’Unione europea lo permetta. Il Tesoro americano, invece di acquistare i mutui come oggi chiede l’Ad di Banca Intesa, Messina – il che poteva rappresentare un regalo ai banchieri a carico dei contribuenti – entrò direttamente nel capitale delle banche più grandi fissando alcune regole: il divieto di distribuire utili, la limitazione degli stipendi e la presenza di un rappresentante del del governo nei CDA.

La crisi economico- finanziaria, la pesante disoccupazione e l’ascesa dei movimenti euroscettici hanno convinto la Commissione europea e la Bce di Mario Draghi della necessità di flessibilità nel controllo dei vincoli Ue sui bilanci e nei salvataggi bancari. La Commissione di Jean-Claude Juncker, promotore del rigore finanziario quando guidava l’Eurogruppo in sintonia con la cancelliera tedesca Angela Merkel, si è limitata a constatare i pluriennali deficit eccessivi della Spagna e del Portogallo, rinviando al livello politico dell’Ecofin la eventuale richiesta delle previste sanzioni (multe fino allo 0,2% del Pil nazionale e sospensione dei fondi Ue).

«La situazione attuale, con nuovi cali delle azioni dopo Brexit, merita una profonda riflessione sull’opportunità di superare alcune imperfezioni del mercato con un po’ di sostegno pubblico, per migliorare decisamente la stabilità di alcuni settori bancari», è il segnale del vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, mentre tra Bruxelles e Roma si sta trattando su Mps.
Martedì scorso il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, aveva già aperto alle richieste italiane di flessibilità sugli aiuti pubblici nei salvataggi bancari.

Il presidente olandese dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, sostenitore del rigorismo tedesco, è intervenuto ammonendo Roma che «non si può tornare indietro», a quando «si potevano sostenere le banche con il denaro dei contribuenti», e accusandola perché allora «non l’ha fatto». Ma a Bruxelles, dietro questo richiamo, molti hanno visto solo un ammonimento al premier Matteo Renzi, che aveva accusato il sistema bancario tedesco di mettere a rischio l’Europa con le sue esposizioni su derivati, nonostante la Commissione abbia aperto alla flessibilità anche sul maxi debito italiano.

«Il Patto di stabilità va applicato con buon senso», ha commentato Dombrovskis annunciando le violazioni di Spagna e Portogallo. Il commissario francese Pierre Moscovici ha aggiunto che le regole europee di governance devono «incoraggiare» e «non essere sistematicamente punitive». La Commissione, che avrebbe il ruolo di guardiano indipendente dei Trattati Ue, ha rinviato all’Ecofin di martedì prossimo (anche se di fatto conta cosa deciderà il giorno prima l’Eurogruppo). «La palla ora è nel campo del Consiglio», ha detto Dombrovskis.

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, insieme a Dijsselbloem e ad altri alleati di Paesi del Nord, ha sempre chiesto il rigido rispetto dei vincoli Ue di bilancio. Ma, in genere, i governi ammorbidiscono le decisioni tecniche della Commissione (e non viceversa). L’Eurogruppo potrebbe sollecitare sanzioni simboliche a Spagna e Portogallo. «La multa verrà probabilmente ridotta a zero», ha ipotizzato Dombrovskis.

Milano La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è attesa per il 19 luglio e se sarà conforme alle conclusioni che l’avvocato generale Nils Wahl ha presentato il 18 febbraio scorso — tendenzialmente è sempre così — per i salvataggi bancari si apre un nuovo scenario che andrebbe a contemplare aiuti di Stato non più subordinati alla condivisione degli oneri tra azionisti, obbligazionisti e correntisti oltre i 100 mila euro. Al centro della causa finita sul tavolo della Corte c’è il salvataggio degli istituti di credito sloveni deciso nel 2013 da Lubiana: un’iniezione da 3 miliardi al sistema bancario e il sacrificio dei possessori di obbligazioni subordinate. Una mossa che ha evitato alla Slovenia di finire sotto un programma di assistenza finanziaria internazionale ma che ha scatenato la reazione dei piccoli azionisti che hanno fatto causa a Banca di Slovenia e agli istituti di credito in diversi tribunali del Paese, contestando la cancellazione del capitale di bond e azioni.

La Corte costituzionale slovena si è rivolta alla Corte di giustizia Ue, chiedendo indicazioni sulla validità e l’interpretazione delle disposizioni contenute nella comunicazione della Commissione Ue sul settore bancario, applicata dal primo agosto 2013. La causa di fatto riguarda le misure di «bail-in» che subordinano la possibilità di concedere aiuti di Stato al settore bancario all’obbligo di cancellazione del capitale, del capitale ibrido e degli strumenti di debito subordinato (insomma, l’azzeramento di titoli e obbligazioni).

Nelle conclusioni l’avvocato generale spiega che la comunicazione della Commissione relativa all’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria «non è vincolante per gli Stati membri». L’azzeramento dei titoli previsto dai punti 40 e 46 della comunicazione «sono compatibili con il principio di tutela del legittimo affidamento e con il diritto di proprietà» ma «spetta ai giudici nazionali verificare che, con l’esecuzione delle misure di aiuto adottate ai senso della comunicazione sul settore bancario, tali diritti non siano stati violati».

In particolare per Wahl la conversione o la riduzione del capitale ibrido e degli strumenti di debito subordinato «non è un prerequisito essenziale per la concessione degli aiuti di Stato e non è richiesta quando determinerebbe risultati sproporzionati; spetta ai giudici nazionali verificare che, con l’esecuzione delle misure di aiuto adottate conformemente alla comunicazione sul settore bancario, sia stato rispettato il principio di proporzionalità».

Già nel 2013, quando furono decise le regole sui salvataggi bancari, il presidente della Bce Mario Draghi sollevò alcuni dubbi sull’imposizione di perdite ai detentori di bond subordinati nel contesto di «ricapitalizzazioni precauzionali». In una lettera del 30 luglio 2013 al- l’allora commissario Ue alla Concorrenza Joaquin Almunia, Draghi scriveva che «indebolire strutturalmente il mercato del debito subordinato potrebbe portare a una fuga di investitori dal mercato bancario europeo, che potrebbe ulteriormente ostacolare il finanziamento degli istituti». Almunia gli rispondeva un mese dopo: «Credo che la risposta alle tue preoccupazioni sia nelle disposizioni già previste dalla nostra comunicazione sulle banche». E in ottobre un portavoce della Commissione spiegava che «le linnee guida riviste prevedono anche eccezioni, che potrebbero essere applicate per ragioni di stabilità finanziaria». In quei mesi la crisi del sistema bancario europeo aveva superato la fase acuta. Sembrava che il peggio fosse passato e la Brexit non era nemmeno immaginabile.

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