Banche, la Camera approva il decreto adesso tocca al Senato: ecco tutte le novità contenute nel dl

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E’ arrivato nella giornata di ieri l‘ok dell’Aula della Camera al decreto legge banche che contiene la riforma delle Bcc ed ancora la garanzia dello Stato sulle cartolarizzazioni dei crediti in sofferenza. Sono stati 274 i voti favorevoli contro i 114 contrari e così adesso il testo dovrà passare nelle mani del Senato.

Il via libera da parte della Camera era arrivato nella mattinata di ieri; posta senza tanti problemi la fiducia al decreto banche che contiene tra l’altro anche la riforma del credito cooperativo e la garanzia dello stato sulle sofferenze. Presenti in Aula ad esprimere le dichiarazioni di voto il Pd, l’Ap, scelta civica, svp, autonomie, gruppo democrazia solidale-centro democratico. Contrari invece il Movimento cinque stelle, la Sinistra Italiana, la Lega, FI, Cor e FDI.

Il decreto Bcc-Gacs smantella, di fatto, l’ultima fortezza del credito di territorio, del risparmio mutualistico e solidaristico. Il sistema delle banche di credito cooperativo (circa 360), infatti, sarà costretto a finire sotto il controllo di una holding unica SpA. La holding, di norma, dovrebbe essere controllata, a livello di capitale, dalle stesse Bcc vincolate ad essa da un ‘patto di coesione’.

Però, in caso di difficoltà patrimoniali o di sostenibilità finanziaria, il Mef potrà decidere di aprire liberamente la holding a capitali diversi da quelli mutualistici, anche a quelli speculativi del modello ‘Banca SpA’ che ha generato la grande crisi del 2008. In definitiva, l’ultimo bastione del credito mutualistico finisce così in mano ai soliti noti”, commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S).Tra le modifiche che interessano direttamente la riforma, c’è la norma che estende la garanzia sulle cartolarizzazioni delle sofferenze (Gacs) agli intermediari finanziari, iscritti all’albo della Banca d’Italia e dunque in questo modo il fondo istituito nello stato di previsione del Mef passa da 100 milioni di euro a 120 milioni.

Le modifiche apportate, dunque, prevedono che l’esercizio dell’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo sia consentito solo agli istituti appartenenti ad un gruppo bancario cooperativo; di conseguenza verranno innalzati i limiti al numero minimo di soci ed al valore nominale della partecipazione detenibile di ciascun socio in una Bcc. Tra le novità più importanti nel decreto troviamo la WAY out che consiste nella possibilità per le banche di credito cooperativo che non vorranno aderire alla holding con più di 200 milioni di patrimonio netto al 31 dicembre, di decidere entro 60 giorni dalla conversione definitiva del decreto di fare istanza a Bankitalia per conferire l’attività bancaria a una Spa. Ed ancora l’articolo 17 disciplina la procedura e le condizioni per la concessione diretta di crediti, a soggetti diversi da consumatori, da parte di fondi di investimento alternativi istituiti in Italia o in un altro Stato membro Ue. Sostanzialmente si tratta dei fondi speculativi dei fondi di private equity, di venture capital, immobiliari, di materie prime, infrastrutturali e altri tipi di fondi istituzionali.

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