Berlino, Orso d’oro all’Italia grazie al film Fuocoammare di Gianfranco Rosi sul dramma dei migranti

E’ stato premiato con un Orso d’oro al Festival di Berlino il film intitolato “Fuocommare”, di Gianfranco Rosi, incentrato su uno dei tempi più attuali quali la strage dei migranti nel Mar Mediterraneo. Il film-documentario è incentrato sulla storia di un ragazzino di Lampedusa che vive giorno per giorno a stretto contatto con la vita e la morte degli sbarchi. Dopo tanto tempo, dunque, il cinema italiano torna a vincere portando sotto i riflettori internazionali il nostro paese e soprattutto uno dei più grandi drammi degli ultimi anni, ovvero quello dei migranti di Lampedusa.

Chiamato sul palcoscenico Gianfranco Rosi, insieme a tutti i partecipanti che hanno lavorato alla realizzazione del film Fuocoammare, a partire dal medico Pietro Bartolo, ai produttori della pellicola e al dj Giuseppe Fragapane. A leggere il verdetto che ha decretato vincitore il film Fuocoammare, la presidente della giuria, ovvero Meryl Streep, la quale è stata fotografata al fianco del direttore Dieter Kosslick. “Film eccitante e originale, la giuria è stata travolta dalla compassione. Un film che mette insieme arte e politica e tante sfumature. È esattamente quel che significa arte nel modo in cui lo intende la Berlinale. Un libero racconto e immagini di verità che ci racconta quello che succede oggi. Un film urgente, visionario, necessario”, questo quanto letto dalla bellissima attrice Meryl Streep.

Gianfranco Rosi sale sul palco e comincia così il suo discorso: “Il mio pensiero più profondo va a tutti coloro che non sono mai arrivati a Lampedusa, a coloro che sono morti. Dedico questo lavoro ai lampedusani che mi hanno accolto e hanno accolto le persone che arrivavano. È un popolo di pescatori e i pescatori accolgono tutto ciò che arriva dal mare. Questa è una lezione che dobbiamo imparare“. Ed ancora Rosi continua: “Per la prima volta l’Europa sta discutendo seriamente alcune regole da fissare, io non sono contento di ciò che stanno decidendo. Le barriere non hanno mai funzionato, specialmente quelle mentali. Spero che questo film aiuti ad abbattere queste barriere”.

Dopo quattro anni, il premio torna in Italia, l’ultima volta fu il 2012 quando ad aggiudicarsi il premio furono i fratelli Paolo e Vittorio Taviani con il film intitolato “Cesare deve morire”. Ed ancora, il registra Gianfranco Rosi al termine del suo discorso ha voluto dedicare il premio agli abitanti di Lampedusa che purtroppo quotidianamente sono aperti ad accettare la gente che arriva.L‘Orso d’argento va al bosniaco Danis Tavonic per Morte a Sarajevo, un film ambientato il 28 giugno del 2014 quando all’Hotel Europa il migliore di Sarajevo si prepara per la commemorazione per i cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e contemporanemamnete sta per partire lo sciopero dei dipendenti del personale

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