Bitcoin, l’ideatore esce allo scoperto ma la moneta non decolla

135148066-21c26f97-4df8-47fe-9a8c-dbf1d7fd9e5dUna figura quasi leggendaria, un nome che per gli internauti e tutto il mondo virtuale appartiene all’ Olimpo della Rete. Un personaggio che era riuscito a rimanere nell’ombra e a rifugiarsi negli anfratti di internet, sfuggendo a ricerche e a inchieste. Poi ieri la notizia: quel personaggio, il giapponese Satoshi Sakamoto, l’inventore e fondatore della moneta digitale Bitcoin, non è mai esistito. “Satoshi Nakamoto sono io”. E di giapponese, a dire il vero, Craig Steven Wright, imprenditore 45enne australiano, ha poco o niente. Wright ha deciso di mettere da parte il suo pseudonimo e di uscire allo scoperto, prima con un lungo post pubblicato sul suo sito personale, e poi concordando l’uscita in contemporanea di tre diverse interviste rilasciate nei giorni scorsi a Bbc, GQ ed Eco- nomist, fornendo alle testate le prove necessarie a dimostrare la veridicità della sua dichiarazione.

La più importante di queste è un codice crittografato che l’australiano avrebbe presentato nell’incontro organizzato con i giornalisti, codice che corrisponderebbe alla prima transazione mai eseguita con i bitcoin, avvenuta sette anni fa. «Questi sono i blocchi usati per mandare 10 bitcoin a Hal Fin- ney nel gennaio del 2009» ha detto Wright. Finney, noto esperto di crittografia, aiutò Wright nel mettere a punto la sua idea, creando il protocollo Bitcoin. Anche Jon Matonis, economista e tra i fondatori della Bitcoin Foundation, ha partecipato alla dimostrazione di Wright e si è detto convinto della veridicità delle sue affermazioni: “Ho avuto modo di esaminare i suoi dati su tre linee d’indagine distinte: crittografica, sociale e tecnica. È mia ferma convinzione che Craig Wright soddisfi le condizioni di tutte e tre le categorie”. E Gavin Andresen, il principale sviluppatore della valuta virtuale e tra le persone a più stretto contatto – sempre virtuale – con Sato- shi Nakamoto, sarebbe convinto di quanto rivelato da Wright. Ma la domanda che molti si pongono è: perché mai Wright avrebbe deciso
di uscire allo scoperto?

Per sua stessa ammissione, l’ormai ex Nakamoto vorrebbe placare le speculazioni sul conto del suo alter ego, come ad esempio le lunghe inchieste che di anno in anno affermavano di aver scoperto il vero nome del creatore dei bitcoin o stilando interminabili liste di indiziati. Solo due riviste – Wired e Gizmodo  nel dicembre del 2015 erano riuscite ad avvicinarsi alla verità: avevano fatto il nome dell’imprenditore basandosi su documenti hackerati dal pc di Wright. In questi il suo nome veniva ripetuto più volte e vi figurava come uno dei creatori responsabili della moneta digitale.

Wright ha spiegato che dopo quegli articoli molti altri giornalisti si sono messi sulle sue tracce: «Ci sono tante storie in giro che sono state inventate e non mi piace che facciano male a delle persone a cui tengo», ha riferito durante l’intervista con la Bbc. “Non è stata una mia decisione. Hanno reso la vita difficile non solo a me, ma ai miei amici, alla mia famiglia e al mio staff”. Lo scoop lanciato dalle due riviste ha inciso sulla vita privata di Craig Wright: poco dopo la pubblicazione degli articoli, le autorità australiane hanno perquisito la sua casa e il fisco ha avviato un’indagine. “Avrei preferito non uscire allo scoperto  ha proseguito  voglio lavorare, voglio continuare a fare quel che mi va. Non voglio denaro, non voglio la fama, non voglio essere adorato. Voglio solo essere lasciato in pace”.

Se, però, le rivelazioni di Wright dovessero risultare veritiere, difficilmente potrà rimanere in pace. Si tratterebbe, infatti, di uno dei primi Paperon de Paperoni della moneta digitale, con un patrimonio che ammonta a un milione di bitcoin, pari a circa 400 milioni di euro. Inoltre, negli ultimi tempi, la comunità bitcoin si è divisa: da una parte c’è chi vorrebbe modificare alcune funzioni della moneta, rendendo il sistema adatto a eseguire transizioni più consistenti (al momento sono limitate) e chi, invece, vuole mantenere le cose allo stato attuale. Wright si dice favorevole al cambiamento e se è vero che lui e Nakamoto sono la stessa persona, il suo parere dovrà essere ascoltato, acquisendo un peso non indifferente all’interno di una comunità che vale sette miliardi di dollari. La sua.

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