Boeri si scaglia contro il governo Renzi: Gelo con il governo

 

pensioni-quota-41-come-funziona-criteri-requisiti“Bisogna vedere se il governo avrà la forza per farlo” ha aggiunto. Dopo i lanci di agenzia arriva a stretto giro la precisazione. “Oggi mi sono espresso unicamente sul tema delle salvaguardie precisando che ci avevano detto che la settima sarebbe stata l’ultima invece ora c’è l’ottava e ho già il tam tam della nona”.

Secondo le stime dell’Inps “ciò che oggi è scritto nella legge di bilancio, gli interventi sulla quattordicesima, sui lavoratori precoci e la sperimentazione sull’Ape social, aumenta il debito pensionistico di circa 20 miliardi“. Conclusione? La mia riforma costava meno, il senso dell’intervista con cui titola il Corriere, nella quale il numero uno dell’Inps si dice disposto a lasciare il suo incarico se il premier glielo chiedesse. Così il presidente Inps, Tito Boeri, a un workshop sul welfare organizzato a Torino. “La nuova legge di bilancio – spiega – compie un’operazione importante sulle pensioni: elimina le ricongiunzioni onerose fra casse previdenziali diverse. E varie altre questioni aperte, che possono generare ulteriori spese”.

Poi ci sono i costi legati all’estensione della fascia di reddito non tassata per i pensionati, più i crediti d’imposta per chi chiede l’Ape di mercato (l’anticipo pensioni tramite prestito bancario). “Mi auguro – conclude – che questa situazione paradossale ed intollerabile si sblocchi il prima possibile affinche’ possano essere liquidate le mensilita’ alla signora Madera”. “Con operazioni di questi tipo c’è sempre il rischio di dare segnali di lassismo, non vorrei si indebolisse la campagna fatta per contrastare l’evasione”. “Dunque in totale un po’ più di due punti e mezzo di debito pensionistico in più, attorno ai 44 miliardi“. E’ che ci sono troppe pensioni (23 milioni su circa 55 milioni di abitanti neonati compresi) e per questo spesso ci sono troppo pochi soldi nelle pensioni perché, come diceva proverbio…dividi ricchezza in tantissime parti, diventa povertà. Questa misura non comporta riduzioni della pensione per chi si ritira prima. In questo caso, sarà avanzata la domanda all’Inps dell’indennità che consente di raggiungere la pensione finale (durata massima 3 anni e 7 mesi) e riconoscimento della prestazione assistenziale di importo pari alla futura pensione che, tuttavia, non potrà essere superiore ai 1.500 euro mensili, non potrà esser cumulata con altri ammortizzatori sociali con redditi da lavoro superiori a 8mila euro l’anno.

Con «l’azionista» di riferimento non è mai andato troppo d’accordo. Le frizioni, in effetti, si registrano da mesi. Al punto che se il premier Matteo Renzi decidesse di mandare a casa Tito Boeri nessuno considererebbe la rimozione un fulmine a del sereno.Fatto è che la presidenza dell’Inps non è più un posto sicuro per il fondatore della VoceJnfo. Ragion per cui, l’economista – nominato alla fine del 2014 dal governo per rimettere in sesto i conti della scassatissima previdenza italiana ora paria quasi da ex. Come se il benservito fosse già arrivato c avesse cominciato a togliersi i classici sassolini dalle scarpe.

Difficile, tuttavia, immaginare un avvicendamento prima del referendum costituzionale: si alzerebbe un polverone che potrebbe pregiudicare la campagna elettorale dell’inquilino di palazzo (‘.bigi. Il futuro del capo dell’Inps dipenderà dalle evoluzioni e da imprevedibili strappi da parte del primo ministro. Perora il governo incassa, senza reagire più di tanto.

Nel mirino di Boeri c’è il piano sulle pensioni inserito nel disegno di legge di bilancio. Ieri lo ha smontato prima in un’intervista al Corriere della sera e poi in un dibattito pubblico a Torino, safro ritrattare le dichiarazioni riportate, però, virgolettate nei lanci di agenzia. Osserva il presidente dell’Istituto di previdenza: «Secondo le nostre stime, ciò che è scritto nella legge di bilancio – gli interventi sulla quattordicesima, sui lavoratori precoci e la sperimentazione sull’Ape social – aumenta il debito pensionistico di circa 20 miliardi. Poi ci sono i costi legati all’estensione della lascia di reddito non tassata per i pensionati, più i crediti d’imposta per chi chiede l’Ape di mercato». Il professore della Bocconi ha fatto due conti arrivando a sostenere che 0 debito pensionistico, col pacchetto previdenziale di Renzi, salirebbe complessivamente di ben 44 miliardi: ai 20 miliardi per la sperimentazione dell’anticipo pensionistico, andrebbero aggiunti altri 24 miliardi necessari qualora la misura divenisse strutturale. «L non è detto che dopo il 2018 sarà facile interrompere il percorso, anzi la pressione ad allargare la platea di beneficiari sarà forte». Poi il confronto con le proposte di Boeri che «riducevano il debito pensionistico» con «riduzione parziale di certe pensioni». Occhi puntati sui cosiddetti assegni d’oro, magari per correggere un po’ gli aiutali squilibri: quasi quattro pensionati su IO (circa 6,4 milioni), stando ai dati del Casellario centrale diffusi ieri, possono contare su redditi da pensione inferiori a l .000 euro al mese. Boeri mirava a diminuire il «rosso» del 4% del pii, grosso modo 6-7 miliardi, su una spesa complessiva annua che ammonta a circa 280 miliardi (in crescita dell’1,2%). L anche se il debito Inps è distinto da queliti pubblico, la questione della spesa previdenziale che aumenta e non cala resta un’emergenza.

Il divario tra le proposte ha portato lo stesso economista ad affermare che la manovra economica del governo sposta il peso dell’intervento sulle generazioni future. Di qui l’idea che il piano di palazzo Chigi contenga «impegni poco credibili». Parole pesanti, pronunciate in mattinala a Torino, e smentite dal diretto interessato a distanza di qualche ora. Precisazione accolta con «soddisfazione» c forse con un po’ di freddezza dal ministro del Lavoro: «Prendo atto» ha detto Giuliano Poletti, protagonista pochi giorni fa di uno scontro proprio con l’economista. Il quale era stato critico con l’esecutivo, colpevole di aver dimenticato i «giovani» nella finanziaria. Accusa respinta dal ministro e archiviata nel corposo fascicolo «Boeri vs. governo» che racconta una guerra miti sopita.

Ma il cambio al vertice Inps, adesso, ostacolerebbe il piano di riorganizzazione dell’ente. I sindacati hanno già puntato i piedi perché pretendono di mettere ancora il becco nella gestione, come se non bastassero i danni cagionati negli ultimi decenni. Senza dimenticare che per far funzionare l’Ape, l’Istituto di previdenza è centrale: deve diventare lo snodo tra banche, assicurazioni, imprese e lavoratori. F. se lo snodo si inceppa, la promessa del premier si va a far benedire.

Loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.