Bologna, Arrestato tossicodipendente di 36 anni che uccise la madre e scrive un biglietto: ‘La odio’, poi confessa l’omicidio

bologna-36enne-uccide-la-madre-e-scrive-un-biglietto-la-odio-poi-confessa-lomicidioSta lasciando senza parole moltissime persone quello che è accaduto nella città di Bologna e precisamente nel quartiere Savena dove un giovane uomo di soli 36 anni sembrerebbe avere ucciso la madre a coltellate spinto dalla disperazione di non riuscire più a sopportarla, o almeno queste sembrerebbero essere le parole espresse dallo stesso. Una storia davvero tragica che ha fatto si che la città di Bologna finisse al centro della cronaca nera, una vicenda che lascia senza parole non solo per il fatto che un figlio abbia deciso di uccidere la propria madre, la donna che gli ha donato la vita ma anche il fatto che abbia deciso di farlo con odio, un sentimento confermato anche in seguito alla tragedia. Secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sul caso un uomo di 36 anni di nome M.D.M avrebbe ucciso la madre colpendola con 20 coltellate sferrate ovunque e precisamente al torace, al petto e anche alla gola ed in seguito, sempre secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sembrerebbe avere scritto un bigliettino poggiato sul corpo della donna con scritto nello specifico “La odio”, brevi ma intense parole che lasciano intravedere il sentimento negativo che il figlio nutriva in primis per la madre.

In seguito però, pochissimo tempo dopo l’omicidio, l’uomo avrebbe chiamato le forze dell’ordine auto-denunciando l’orribile crimine precedentemente commesso ed immediatamente sul posto sono intervenuti gli uomini della Squadra mobile, delle volanti della polizia e il pm Michela Guidi i quali si sono trovati davanti una scena del tutto agghiacciante. Entrando nel dettaglio della vicenda sembra proprio che, una volta all’interno dell’appartamento i soccorritori abbiano trovato la donna, uccisa dal figlio seduta su una sedia nel soggiorno e intorno a lei tanto sangue.

Purtroppo però gli operatori sanitari arrivati sul posto non hanno potuto fare davvero nulla per salvarle la vita, la donna è morta vittima della ferocia del proprio figlio. Secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sul caso sembra proprio che il trentaseienne che ha trovato il coraggio di uccidere la propria madre facesse uso di cocaina, o almeno questo sarebbe quanto dichiarato dallo stesso, e proprio da poco tempo, dopo essere stato in carcere, era tornato a vivere con la madre e proprio in seguito alla convivenza tra i due erano nati nuovi problemi perchè la madre avrebbe voluto che il figlio fosse seguito dai psichiatri. Tali pressioni erano dunque diventate, ogni giorno sempre più pesanti e così l’uomo non ce l’ha fatta più e per questo motivo è arrivato a compiere un folle gesto decidendo poi, dopo pochissimo tempo, di confessare il tutto.Il trentaseienne finito sotto accusa è stato condotto nel carcere della Dozza Reggio e le accuse mosse nei suoi confronti sono di omicidio aggravato.

Non sopportava più la madre e l’ha uccisa. Con un atteggiamento definito «lucido» dagli investigatori, lo ha spiegato alla Polizia Mauro Di Martino, prima al telefono e poi nell’interrogatorio negli uffici della squadra mobile della Questura di Bologna. Il gesto estremo compiuto domenica sera in una casa popolare di via Caduti e Dispersi in guerra, nella periferia orientale della città, è arrivato all’apice della tensione di un rapporto che non funzionava più.

L’odio è il sentimento che lo qualificava da parte del figlio, come ha scritto lo stesso assassino nel biglietto lasciato sul corpo della donna appena massacrata con un coltello da cucina.
Di Martino, 36 anni, sostanzialmente nullafacente e con problemi di droga, ha ucciso la madre Patrizia Gallo, 52, anche lei disoccupata, l’altro ieri sera poco prima delle 21.30, l’orario in cui ha telefonato al 113 per confessare. Lo spettacolo che i poliziotti si sono trovati di fronte è stato quello della vittima seduta scomposta su una sedia nella sala da
pranzo del piccolo appartamento dove i due vivevano con un gatto. Una profonda ferita alla gola, oltre venti coltellate tra petto e torace e tagli anche ai polsi. Sul cadavere, il biglietto scritto d’impeto: «la odiavo, mi toglierò la vita in carcere», il senso dello scritto.

Il suicidio Di Martino l’aveva tentato ingerendo candeggina non molto tempo fa. Da circa otto mesi era uscito dal carcere dopo cinque anni scontati per un cumulo di pena, per reati contro il patrimonio. Uscito, era tornato a casa a vivere con la madre, ma i litigi e gli scontri si erano fatti sempre più frequenti, la relazione sempre più violenta e conflittuale. La donna, un ex marito e altri due figli, lo teneva sotto pressione, ha spiegato l’arrestato. Non le andava bene che assumesse droga, voleva che se ne andasse di casa. O quantomeno che si decidesse a farsi seguire dal punto di vista psichico. Secondo i vicini era lui a esasperarla, con continue richieste di denaro per poter comprare droga. Un’escalation di tensione, fino a domenica sera, quando il tutto è sfociato in un omicidio in qualche modo annunciato. Dai primi accertamenti sembra che l’uomo abbia colta la madre di sorpresa, tanto che non sembra i residenti abbiano sentito la vittima urlare e nemmeno i rumori di una qualche collutazione. Subito dopo la telefonata dell’assassino al 113, il racconto dei fatti alla Polizia e l’interrogatorio
di notte davanti al pubblico ministero di turno, Michela Guidi. Ora Di Martino è accusato di omicidio aggravato.

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